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A passo d’arte di Giuseppe Nifosì
Una recensione di Maurizio Nastasi.
Autore: Maurizio Nastasi Pubblicato in Lo studio dell'arte – Data: Marzo 24, 2020 0 commenti 7 minuti
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Di Giuseppe Nifosì, storico dell’arte, si parla fin dalla sua prima comparsa nell’intricato panorama editoriale con la pubblicazione di un’incomparabile Storia dell’Arte risalente all’anno 2010 (Arte in Primo Piano) ed accolta favorevolmente, non solo in ambito scolastico, tanto da essere appellata come “il nuovo Gombrich” da Fabrizio Biferali. Di Nifosì si è poi continuato a parlare, in qualità di professore, per le numerose conferenze tenute, in lungo e in largo, in tutta Italia, anche presso le Istituzioni Scolastiche ospitanti, nonché per il confluire della precedente fatica editoriale nella mirabile ed “accresciuta” esperienza relativa all’anno 2015 (Arte in Opera). A passo d’arte

(L’acquisto del libro è disponibile nella sezione “Pubblicazioni“)

In entrambe, il “racconto” proposto da Nifosì è fortemente inteso sia come rigorosa informazione propriamente “storica” dei fatti artistici sia come trasversale apprendimento di contenuti “culturali”, “interculturali” e “pluridisciplinari” relativi ad epoche, stili, autori e opere dalla Preistoria alla Post-storia.

Di Nifosì si continuerà a parlare per molto tempo ancora perché, se è vero ciò che affermava Simone Adolphine Weil ossia che “Cultura è formazione all’attenzione”, nel suo nuovo testo in 5 volumi, A passo d’Arte, pubblicato nel Gennaio 2020 sempre per i tipi di Laterza, le “attenzioni” riservateci non mancano di certo, anzi.  Questo libro, inserendosi in maniera encomiabile nella fortunata tradizione divulgativa d’Autore ne prosegue in itinere gli intenti pregressi mirando, però, alla varietà dei fenomeni “socio-culturali” inerenti il complesso “Sistema dell’arte”.

Ciò avviene contemplando, sapientemente ed in aggiunta, anche gli aspetti propri sia della comunicazione visiva sia del linguaggio visuale dei mass media. Entro questo “universale” quadro di riferimento nel quale è incardinata l’opera d’arte, Nifosì pone l’accento sul fatto che l’attività artistica non è un fenomeno puramente individuale, ma sono le “relazioni sociali” coinvolte nella relativa produzione a determinarne gli esiti, il valore ed i “valori” anche etici.

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<< Ogni opera d’arte è una creatura del suo tempo, spesso è madre dei nostri sentimenti >> (V. Kandinskij, Lo spirituale nell’arte, 1912).

Sia la figura dell’artista sia l’opera d’arte, in qualità d’oggetto, sono dunque da intendersi come “soggetti storici” da esaminarsi nelle rispettive posizioni e proporzioni assunte nel sociale.

Per quanto concerne l’esaustiva trattazione dei tanti protagonisti di riferimento (come da prassi dell’Autore e già di per sé un unicum rispetto ad analoghi prodotti editoriali in commercio), sfogliando il libro, “a colpo d’occhio” appare fin da subito a dir poco “esemplare” quella riservata, in questo nuovo testo, a grandi nomi come Botticelli, Leonardo da Vinci, Michelangelo, Caravaggio, Van Gogh, fino ai più recenti, tra cui una Marina Abramović certo non facilmente riconducibile entro i consueti e rassicuranti schemi “scolastici”  di assimilazione. A passo d’arte

La scelta di fondo è dunque quella di restituire una visione quanto più completa ed unitaria dei processi, anche materiali, della storia artistica in esame. Ed invitando all’acquisizione di conoscenze di tipo “visivo-strutturale”, “tecnico-strutturale” e “iconico-rappresentativo”, l’Autore propone un carattere metodologico atto a promuovere nello studente capacità graduali e sistemiche di “lettura dell’opera, in totale autonomia. Infatti, il “testo visivo”, comunemente oggetto d’analisi nelle più recenti prassi scolastiche, è da considerarsi come un “insieme variegato” in cui sono intessuti diversi fili e per il quale il lettore riveste un ruolo attivo dovendo mettere in relazione, gli uni con gli altri, gli elementi di cui si compone il “manufatto artistico”.

<< Bisogna considerare l’opera come una specie di teatro all’italiana: si apre il sipario, e noi guardiamo, riceviamo, capiamo; quando la scena è finita, l’opera scomparsa, ricordiamo. Qualcosa è avvenuto in noi: come nel teatro antico, siamo stati iniziati >> (R. Barthes, L’ovvio e l’ottuso, 1982).

Nelle rubriche “I Capolavori” e “Analisi d’Opera”, ad esempio, dai singoli elementi individuati si arriva alla piena conoscenza dell’insieme, mentre, inversamente, l’insieme getta una propria luce sui diversi elementi, di volta in volta esaminati. L’intertestualità intrapresa indica il presupposto propedeutico atto ad evidenziare come un “testo visivo” sia “intessuto” con altri testi e come “forma”, “funzione” e “significato” siano determinati anche grazie a queste relazioni. A passo d’arte

A riguardo, nelle schede “Arte Ieri Oggi”, dove l’arte del passato viene messa a confronto con quella del presente, si indaga l’evolversi dell’immaginario collettivo in rapporto alla società di massa ed entro cui le opere d’arte sono presentate in qualità di “paradigma” per la definizione di nuovi generi iconografici ed aspetti comunicativi inediti per il cinema, la fotografia d’autore, la grafica, la pubblicità, il fumetto.

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<< Il problema non è di considerare le opere (…) in rapporto al proprio tempo, ma di rendere evidente, nel tempo che le ha viste nascere, il tempo che le conosce (…) il nostro >> (W. Benjamin, Angelus Novus, 1995).

Si attua così un processo metacognitivo di costruzione del sapere che favorisce un continuum di analisi e di sintesi per lo sviluppo di solide Conoscenze (Sapere), Abilità (Saper Fare) e Competenze (Saper Essere) e, non ultimo né meno importante, per incentivare auspicabili processi emozionali nell’apprendimento.

Ma è evidente come, nel redigere la presente opera, l’Autore riesca ancora una volta a superare felicemente il consueto e anacronistico confine della manualistica scolastica. Egli supporta tutta la trattazione del “racconto” intrapreso con l’intuizione particolarmente felice secondo cui la lezione tipo di Storia dell’Arte non è esclusivamente costruita con le immagini ma “per le immagini”, dovendo oltretutto affiancare le stesse in posizione relazionale al contesto d’apprendimento e superando qualsiasi frattura o distonia. A passo d’arte

<< Contano due cose: l’occhio e la mente. Ed entrambi devono aiutarsi fra loro. Bisogna lavorare al loro reciproco sviluppo; all’occhio per l’osservazione (…) alla mente per la logica delle sensazioni organizzate >> (P. Cézanne, Dialoghi, 1900).

E va ben “Oltre l’Immagine” proponendoci proprio una raccolta d’approfondimenti interdisciplinari cosi intitolata, ove si indaga il rapporto e il serrato dialogo dell’arte e degli artisti sia con i contesti culturali “altri” (letteratura, storia, filosofia, estetica, scienze) sia con le personalità notevoli (filosofi, da Marsilio Ficino a Spinosa, da Kant e Schopenhauer fino a Bergson, Heidegger e Foucault; poeti e scrittori, da Poliziano a Marino e Goldoni, da Foscolo e Leopardi a Montale e Ungaretti), arrivando a suggerire “intrecci” culturali che, seppur coevi, risultano per lo più inaspettati.

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Ma, soprattutto, il fiore all’occhiello di questo ennesimo ed egregio sforzo editoriale si configura come una vera e propria “rivoluzione” socio-culturale che è bene non passi inosservata anche la di fuori dell’Istituzione Scolastica cui si rivolge: l’inserimento sincronico, entro il racconto dell’Arte, dell’apporto profuso dalle donne artiste (molte assai note, come Artemisia Gentileschi o Frida Kahlo o Marina Abramović, altre, forse, meno conosciute, come Elisabeth Le Brun e Angelika Kauffmann fino alle esponenti delle Avanguardie novecentesche), operato per la prima volta in maniera sistematica e non occasionale, come è doveroso e dignitosamente giusto che sia. A passo d’arte

Perfettamente aderente, dunque, a quella che dovrebbe essere l’ormai consolidata “Didattica per Competenze”, nonché alla recente compilazione dell’Agenda 2030 ed alle Indicazioni Ministeriali inerenti l’insegnamento trasversale dell’Educazione Civica, ma soprattutto alla “certosina” preparazione dei Discenti alla Prova Orale dal carattere “interdisciplinare” per il nuovo Esame di Stato, A passo d’arte risulta in sostanza equamente “calibrato” al reale lavoro da svolgersi nelle classi e che ormai va bel oltre l’assetto più consueto d’esclusiva “trasmissione” del sapere disciplinare fine a se stesso. Per una crescita culturale del tutto “personale” se ne consiglia vivamente l’attenta lettura e altresì, ai Sig.ri Colleghi se ne suggerisce la consultazione ai fini dell’adozione come libro di testo, nel “comune” interesse per la Scuola ed amore per l’Arte.

Maurizio Nastasi

Il Prof. Maurizio Nastasi è Docente di Storia dell’Arte. Insegna a Torino, presso un Liceo Scientifico.


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