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L’Adorazione dei Magi di Masaccio
Nel Rinascimento, la nuova borghesia conquista la società (e gli altari).
By Giuseppe Nifosì Posted in L’età rinascimentale: il Quattrocento on 7 Gennaio, 2020 One Comment 3 min read
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L’Adorazione dei Magi di Masaccio (1401-1428), grande maestro della pittura Rinascimentale, è un quadretto nato come predella del Polittico di Pisa, dipinto nel 1426 dal medesimo autore. Questo piccolo dipinto si caratterizza per una sobria raffinatezza e per una tecnica esecutiva da miniaturista. Tale sobrietà è chiaramente polemica nei confronti della contemporanea pittura tardogotica di Gentile da Fabriano, artista molto noto e di successo, ancora legato alla celebrazione della vita di corte, con i suoi riti e i suoi fasti.

Masaccio, Adorazione dei Magi, 1426. Tempera su tavola, 21 x 61 cm. Dalla predella del Polittico di Pisa, Berlino, Gemaldegalerie.
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Contro uno sfondo naturalistico nudo ed essenziale, si allineano i Magi, giunti a rendere omaggio al Redentore con i servi del seguito. Nella tavola, non compaiono fiori né preziosi ornamenti; il divino non appare attraverso le meraviglie della natura ma piuttosto in relazione agli uomini, con i quali rinsalda un rapporto privilegiato.

Masaccio, Adorazione dei Magi, 1426. Particolare.

Spiccano, al centro, le figure di due enigmatici personaggi: sono i donatori, due borghesi vestiti con semplici e moderni costumi alla moda, ossia gli austeri lucchi scuri del tempo. È, questa, una presenza molto indicativa, che si giustifica considerando come, all’esordio del Rinascimento, accanto ai committenti istituzionali di opere d’arte (pontefici, sovrani, principi, signori), anche i nuovi borghesi avessero assunto un ruolo rilevante nel mercato dell’arte.

Masaccio, Adorazione dei Magi, 1426. Particolare.

Avendo accumulato ingenti ricchezze, grazie a felici speculazioni finanziarie e commerciali, i borghesi sempre più frequentemente investirono in quadri, sculture, architetture. Come ha spiegato lo storico inglese Michael Baxandall, «il piacere del possesso, un’attiva devozione, un certo tipo di coscienza civica, il desiderio di lasciare un ricordo di sé e forse anche di farsi pubblicità» spinsero il nuovo ricco a «trovare una forma di riparazione che gli desse insieme merito e piacere, un gusto per i dipinti». In quanto committenti, anche i borghesi pretesero di diventare protagonisti delle opere d’arte, come già i pontefici e i sovrani, comparendo all’interno delle scene in modo storicamente anacronistico.

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Masaccio, Adorazione dei Magi, 1426. Particolare.

Il dipinto di Masaccio, insomma, è una preziosa testimonianza storica sul ruolo, economico, sociale e culturale, che la nuova borghesia stava assumendo in seno al contesto del primo Quattrocento. In particolare, esso esalta la fondamentale figura del mercante-banchiere, il quale, proprio in virtù del suo potere economico, stava legando la sua azione alla politica giungendo, in alcuni casi, ad assumere apertamente la guida politica dello Stato. Dalla maturazione di questo nuovo “spirito borghese”, d’altro canto, dipese lo sviluppo di una nuova cultura, legata a quel peculiare modo di vivere e di pensare proprio della borghesia mercantile, improntato a esigenze di chiarezza, razionalità, concretezza, efficienza, laicità, e di cui l’Umanesimo e il Rinascimento sono, almeno in parte, una chiara espressione.

Masaccio, Polittico di Pisa, 1426. Tempera su tavola. Ricostruzione con le parti che non sono andate disperse, oggi conservate in musei diversi. In basso al centro, nella predella, si trovava l’Adorazione dei Magi.


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