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L’Anfora funeraria e il Cratere funerario del Dipylon
Un sintetico ma efficacissimo racconto del dolore.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in La civiltà greca – Data: Novembre 29, 2020 2 commenti 11 minuti
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Alla fine del XIII secolo a.C., la civiltà micenea scomparve improvvisamente, forse in seguito a un radicale mutamento climatico che provocò lunghe siccità e conseguenti carestie. Alla carestia seguì l’invasione dei Dori, un popolo di stirpe indoeuropea. Durante questo lungo periodo di regresso, che gli storici hanno chiamato Medioevo ellenico, la civiltà e l’economia regredirono. L’Anfora funeraria e il Cratere funerario del Dipylon.

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Si interruppero anche i commerci marittimi, il cui controllo passò dai popoli dell’Egeo ai Fenici, si impoverirono i manufatti e scomparve persino la scrittura. Il Peloponneso tornò a un’economia di sussistenza che abbassò il livello di ogni forma di civiltà. La cultura decadde e non si hanno testimonianze di grandi palazzi o monumenti. L’attività artistica si concentrò quasi esclusivamente sulla produzione di piccoli oggetti, in particolare di ceramiche dipinte.

Tipologie di vasi greci.

I vasi greci

Nell’antica Grecia si fece sempre un uso eccezionale di vasi; questi particolari oggetti, infatti, costituivano il corredo di una cucina, di una sala da pranzo ma anche di un magazzino. Alcuni erano semplici, altri eleganti e riccamente decorati. Forme, dimensioni e, talvolta, decorazioni dei vasi erano strettamente legate alla loro funzione. In un vaso funerario troveremo dunque dipinta una scena di compianto; il vaso destinato alla premiazione di una competizione sportiva veniva ornato con scene di palestra o rappresentazioni di gare; per i vasi a destinazione domestica erano frequenti scene conviviali oppure mitologiche.

Tipici motivi decorativi della pittura vascolare greca.

Il cratere e l’anfora

Due tipologie di vasi assunsero particolare importanza per la storia dell’arte greca: si tratta del cratere e dell’anfora. Il cratere era un grande vaso a forma di bicchiere, dalla bocca molto larga, usato durante i simposi per mescolare l’acqua con il vino. Se ne conoscono numerose varianti; la più comune, detta “a calice”, aveva due grandi anse, basse e quasi verticali, comode per trasportare il pesante contenitore. Spesso, il cratere era adottato per scopi funerari e veniva parzialmente interrato nelle tombe degli uomini.

Cratere, Medio geometrico. New York, Metropolitan Museum.

L’anfora era invece un vaso-contenitore da trasporto, destinato a conservare liquidi. Poteva avere molte forme ma due erano le principali: quella detta “a profilo continuo”, con il corpo ovale allungato, il collo corto e due grandi anse collocate in alto; e quella “a collo distinto”, che presentava un corpo più globulare, un collo alto e due piccole anse verticali poste al centro del ventre. Esistevano, come i crateri, anche le tipologie delle “anfore funerarie”, destinate alle tombe delle donne.

Anfora in Stile geometrico, X sec. a.C.

Lo Stile geometrico

In un primo momento, tra il XIII e il IX secolo a.C., le ceramiche furono decorate semplicemente con triangoli, rombi, quadrati, cerchi, semicirconferenze, linee rette e ondulate: alle scene naturalistiche dei vasi cretesi e micenei si sostituirono, insomma, motivi unicamente geometrici ed è per questo che la stagione artistica di questi secoli (1200-700 a.C.) è chiamata Periodo geometrico e che tutta l’arte del Medioevo ellenico è definita di Stile geometrico.

Oinochoe con corpo striato e cervo pascente sul collo, 750 a.C. ca. Monaco, Staatliche Antikensammlungen.
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Brocca attica, Medio geometrico. Parigi, Musée du Louvre.
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Brocca attica, 740 a.C. Monaco, Staatliche Antikensammlungen.

Tra il IX e l’VIII secolo a.C., la decorazione pittorica divenne più elaborata e iniziò a distribuirsi uniformemente sull’intera superficie dei vasi, che furono ricoperti da motivi fittissimi, in un gioco serrato e quasi matematico di linee, scacchi e fregi, al quale si aggiunsero minute figure, molto stilizzate, di uomini e di animali, soprattutto cavalli, o addirittura piccole scene.

Due grandi ceramografi

In tale contesto, emersero le figure di due anonimi artisti ceramografi. Il primo è il cosiddetto Maestro del Dipylon, che sappiamo attivo ad Atene fra il 760 e il 735 a.C., dunque verso la fine del Periodo geometrico. Egli fu un grande artista e un innovatore nel campo della pittura su vaso. Probabilmente, fu uno dei primi ad avviare quel processo creativo che portò a inserire la figura umana nell’ambito della decorazione geometrica.

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Gli studiosi hanno attribuito a lui e ai suoi collaboratori almeno 50 opere e soprattutto alcuni dei più grandi vasi funerari prodotti per la Necropoli del Dipylon, così chiamata perché situata presso la cosiddetta “Doppia Porta” (dis, ‘due volte’, e pyle, ‘porta’), e alla quale egli deve il suo nome convenzionale. Tra questi capolavori, spicca l’Anfora funeraria del Dipylon, datata al 760-750 a.C., la quale gli è concordemente attribuita, così come un frammento di Cratere funerario oggi conservato al Louvre.

Maestro del Dipylon, frammento un Cratere funerario, 750 a.C. ca. Dal Dipylon di Atene. Parigi, Musée du Louvre.
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Maestro del Dipylon, frammento del Cratere funerario del Louvre. Particolare con la scena di próthesis e compianto funebre.

Con il nome convenzionale di Pittore di Hirschfeld si è soliti identificare un altro vasaio e ceramografo greco, più giovane del Maestro del Dipylon e attivo tra il 750 e il 725 a.C. circa. Il suo stile è fortemente debitore di quello del Maestro del Dipylon, anche se gli studiosi gli riconoscono l’inclinazione a rendere le scene di compianto più vivaci e dinamiche. A lui è certamente attribuito un Cratere funerario del Museo archeologico nazionale di Atene.

Pittore di Hirschfeld, Cratere funerario di Atene. Tardo geometrico, h 123 cm. Atene, Museo Archeologico Nazionale.
Pittore di Hirschfeld, Cratere funerario di Atene. Particolare.

L’Anfora funeraria del Dipylon

L’Anfora funeraria del Dipylon, capolavoro del Maestro del Dipylon, fu certamente commissionata da una famiglia molto importante, date le sue esagerate dimensioni. Infatti, è talmente alta (oltre un metro e mezzo) che il vasaio dovette plasmare e cuocere separatamente le sue varie parti, per poi riunirle in un secondo momento. La struttura dell’anfora segue un preciso schema proporzionale: l’altezza è infatti doppia rispetto alla larghezza e il collo è pari alla metà dell’altezza del corpo.

Il vaso è ornato da 65 fasce di altezza differente: quelle poste in prossimità del collo e delle anse sono più ampie, mentre quelle vicine alla bocca e al piede sono più sottili. Le decorazioni alternano motivi decorativi complessi a semplici figure geometriche. Sul collo, due fasce ospitano file di cervi e capre al pascolo.

Maestro del Dipylon, Anfora funeraria del Dipylon, 760- 750 a.C. Ceramica dipinta, altezza 1,55 m. Atene, Museo Archeologico Nazionale.

La scena di compianto funebre

Nel riquadro all’altezza delle anse è raffigurata la scena più importante dell’intera decorazione: il compianto funebre della defunta. Su un catafalco è deposto il corpo di una donna, vestita con un lungo abito: il cadavere è mostrato sdraiato su un fianco, in modo da potersi vedere integralmente. Ai due lati del catafalco si trovano quattordici figure maschili in piedi e in basso altre quattro: due uomini seduti e due donne inginocchiate.

Proprio accanto al catafalco, una figura, più piccola, forse un bambino (ma rappresentato come un adulto in miniatura), tocca con la mano destra il letto, quasi un ultimo saluto alla defunta, forse sua madre. Tutti i personaggi sono mostrati nell’atto rituale di strapparsi i capelli o battersi la testa per la disperazione. Le teste tonde sono apparentemente calve e hanno una protuberanza al posto del mento. Il lenzuolo funebre a scacchi, destinato a coprire il cadavere della nobildonna, è rappresentato in verticale sopra di lei, come se fosse una tenda tesa, e il bordo inferiore di questo telo segue la linea del corpo in modo da non nasconderlo.

Tra un dolente e l’altro sono infine presenti alcuni piccoli motivi decorativi, come colonnine di “M” sovrapposte, che legano le figure umane alla complessa trama astratta che le circonda.

Maestro del Dipylon, Anfora funeraria del Dipylon, 760- 750 a.C. Particolare con la scena di próthesis e compianto funebre.

I corpi a clessidra

L’elaborazione del corpo umano in chiave geometrica proposta dal Maestro del Dipylon è sicuramente raffinata e interessante. Le sue figure presentano un profilo molto particolare detto “a clessidra”, perché busto e bacino sono presentati come triangoli congiunti per il vertice. Ad esempio, la salma ha il petto mostrato frontalmente e ridotto a un semplice triangolo, dal quale partono le linee secche delle braccia.

Triangolari sono anche i busti delle altre figure, che proseguono questo motivo geometrico con il gesto di portare le mani al capo. I corpi non hanno né volume né peso, non si sovrappongono, non agiscono in uno spazio e sono tutti posti sullo stesso piano. I dolenti si trovano a fianco del letto funebre ma, in realtà, dovrebbero circondarlo; le figure che risultano essere sotto il feretro dovrebbero invece trovarsi di fronte ad esso. Si tratta di un sistema di rappresentazione che solo in apparenza può risultare rozzo o grossolano.

Esso, al contrario, è molto raffinato. L’artista concepì e realizzò tutto il compianto trattandolo come un fregio ornamentale. La scena non ha infatti il compito di narrare ma vuole solo decorare ed essere funzionale alla destinazione funebre dell’anfora.

Maestro del Dipylon, Anfora funeraria del Dipylon, 760- 750 a.C. Particolare.

Il Cratere funerario del Dipylon

Il bellissimo Cratere funerario del Dipylon di New York, che alcuni studiosi attribuiscono al Maestro del Dipylon e altri al Pittore di Hirschfeld, è un vaso monumentale che supera il metro di altezza. Fu utilizzato come insegna funeraria e posto in superficie, proprio in corrispondenza dell’urna interrata con le ceneri del defunto. È considerato uno dei più alti capolavori del tardo Periodo geometrico.

Maestro del Dipylon o Pittore di Hirschfeld, Cratere funerario del Dipylon, 750- 735 a.C. ca. Ceramica dipinta, altezza 108,3 x 72,4 cm. New York, Metropolitan Museum.

Presenta due scene, distribuite su altrettanti registri sovrapposti. In quello superiore si assiste al compianto funebre di un uomo, posto sopra un catafalco, circondato da uomini, bambini e animali; nel registro inferiore, invece, un corteo funebre, con carri trainati da cavalli e guerrieri muniti di grandi scudi, accompagna la salma alla cremazione. Le decorazioni rigorose e razionali di questo vaso, dove i motivi geometrici si intrecciano a uomini e animali elegantemente stilizzati e dipinti a silhouette, sono la creazione originale di uno spirito artistico nuovo e pienamente evoluto.

Maestro del Dipylon o Pittore di Hirschfeld, Cratere funerario del Dipylon, 750- 735 a.C. ca. Particolare.

«Nell’adeguarsi al linguaggio geometrico, le figure umane del cratere non risultano semplificate, sommarie, spente, ma potentemente espressive. Il tratto stilizzato è funzionale ad aggiungere il senso del movimento e dell’azione: i triangoli del busto e delle braccia, le gambe, rese con una linea spezzata, il mento sporgente e appuntito drammatizzano la posa del dolore» (V.Polito).

L’autore di questo vaso racconta, «in uno stile unico e solo apparentemente semplice, la morte di un uomo. Il dolore è percepibile. Lo si può quasi ascoltare, nella disperazione dei parenti ritratti in gesti esasperati, quasi attori di un film muto. La “vignetta” si fa spazio nell’elegante, equilibrato e fittissimo motivo geometrico che riveste l’intera superficie del cratere, come un tessuto o un tappeto orientale. […] Come in un graffito moderno di street art, l’elemento figurato, ossia l’elemento che narra qualcosa, si inserisce rispettando il linguaggio geometrico dell’insieme, integrandosi con esso, ma in un equilibrio visivo tale da riuscire anche a distaccarsi, a distinguersi e quindi a catturare l’attenzione» (V.Polito).


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