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Arcimboldi
Il fantasioso pittore delle “teste composte”.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età rinascimentale: il Cinquecento – Data: Maggio 29, 2020 2 commenti 3 minuti
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Nel corso del Cinquecento, molti pittori italiani furono contesi tra le ricche e colte corti d’Europa. Tra questi, anche il milanese Giuseppe Arcimboldo (1527-1593), detto l’Arcimboldi, pittore ufficiale a Vienna e in seguito a Praga. Pittore, scenografo, costumista, coreografo di indiscusso talento, si formò a Milano, dove trascorse la prima parte della sua vita. Nel 1562 si trasferì a Vienna, su invito del principe e futuro imperatore Massimiliano II d’Asburgo. Alla morte di Massimiliano, Arcimboldi passò al servizio del successore Rodolfo II e nel 1583 lo seguì a Praga, quando il sovrano vi trasferì la capitale dell’impero.

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Nella ‘città magica’ Arcimboldi visse fino al 1587, guadagnando con il suo lavoro fama, ricchezza e il titolo onorifico di Conte Palatino. Rodolfo II d’Asburgo fu senza dubbio una delle figure reali più affascinanti del Rinascimento europeo. Uomo eccentrico ma straordinariamente generoso e amante delle arti, trasformò la sua residenza praghese in un vero museo e la sua corte venne frequentata dai più celebri pittori, scultori e miniaturisti del Cinquecento.

Le “teste composte” di Arcimboldi

Nella capitale austriaca, Arcimboldi raggiunse una grande fama con l’invenzione delle cosiddette “teste composte”, ossia ritratti e busti allegorici le cui figure sono ottenute attraverso composizioni di oggetti, animali, fiori, frutta e verdura combinati con funzione illusionistica. Un’idea per certi versi elementare, che Arcimboldi però risolse in termini qualitativi elevatissimi, facendone un esempio d’arte ricco di significati concettuali e formali, un vero e proprio manifesto della cultura del suo tempo. Il contributo più originale del periodo viennese di Arcimboldi è costituito dai due cicli dei Quattro Elementi (Aria, Fuoco, Terra, Acqua) e delle Quattro Stagioni, entrambi destinati alla residenza imperiale.

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Gli otto dipinti furono concepiti probabilmente nell’ambito di un solo grandioso progetto, come allegoria celebrativa dell’universale, benefico dominio dei potenti sulla terra. Le Quattro Stagioni sono volti mostrati di profilo e composti da fiori, nel caso della Primavera, frutti e ortaggi, nell’Estate e nell’Autunno e da un vecchio tronco d’albero nell’Inverno. Copie e varianti delle ammiratissime allegorie furono donate da Massimiliano II a diversi regnanti europei: una copia della Primavera, per esempio, fu inviata in Spagna.

Giuseppe Arcimboldi, Primavera, 1563. Olio su tavola, 67 x 51 cm. Vienna, Kunsthistorisches Museum.
Giuseppe Arcimboldi, Estate, 1563. Olio su tavola, 67 x 51 cm. Vienna, Kunsthistorisches Museum.
Giuseppe Arcimboldi, Autunno, 1573. Olio su tavola, 67 x 51 cm. Parigi, Musée du Louvre.

Giuseppe Arcimboldi, Inverno, 1563. Olio su tavola, 67 x 51 cm. Vienna, Kunsthistorisches Museum.

Rodolfo II in veste di Vertumno

Dell’imperatore Rodolfo II, Arcimboldi ci ha lasciato suo bizzarro ritratto, Rodolfo II in veste di Vertumno. Vertumno era il dio delle mutazioni stagionali e difatti le fattezze del sovrano sono rese componendo fiori e frutti delle varie stagioni. Attraverso questa bizzarra raffigurazione allegorica, Rodolfo è dunque celebrato dal suo pittore preferito come sintesi dell’intero creato.

Giuseppe Arcimboldi, Ritratto di Rodolfo II in veste di Vertumno, 1591. Olio su tavola, 66 x 50 cm. Stoccolma, Castello di Skoklosters.


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