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L’arte greca classica
La straordinaria stagione che ha celebrato il bello.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in La civiltà greca – Data: Febbraio 17, 2020 1 commento 6 minuti
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La questione delle origini dell’arte greca è piuttosto complessa, in quanto l’arte micenea, che la precedette nel territorio greco, condivide i suoi tratti più caratteristici con quella cretese. È per convenzione, pertanto, che si riconduce l’inizio dell’arte greca alla fine dell’età micenea, cioè intorno al 1200 a.C., per inaugurare un percorso artistico che si snoda lungo dodici secoli di storia. Questi milleduecento anni sono stati suddivisi dagli storici dell’arte in quattro periodi: Periodo geometrico (1200-700 a.C.), Periodo arcaico (700-480 a.C.), Periodo classico (480-323 a.C.) e Periodo ellenistico (323-30 a.C.). L’arte greca classica

L’arte greca classica

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Il Periodo geometrico è quello della nascita e della formazione della civiltà figurativa greca. Durante l’Arcaismo si definirono i grandi temi della figurazione greca e comparve in Grecia la statuaria monumentale. L’età classica costituì la fase di massimo splendore della produzione artistica greca e si caratterizzò per una costante ricerca di bellezza, perfezione e armonia delle forme. L’età ellenistica, durante la quale l’arte greca si indirizzò verso un più marcato realismo, vide l’affermazione della cultura artistica ellenica in tutto il Mediterraneo e la sua contaminazione con temi figurativi e schemi compositivi di altre civiltà, inclusa la romana. L’arte greca classica

L’arte greca classica

Sotade, Auriga di Delfi, 475 a.C. Bronzo, altezza 1,80 m. Delfi, Museo Archeologico.

L’arte classica

Tutta l’arte che si sviluppò nei secoli V e IV a.C. è detta classica. Quella dell’arte classica è, tuttavia, una realtà piuttosto complessa: sarà bene, allora, distinguere tra una prima classicità (V secolo a.C.) e una seconda classicità (IV secolo a.C.). La parola “classico” deriva dall’aggettivo latino classicus, a sua volta derivato dal vocabolo classis, usato a Roma per indicare le classi sociali dei contribuenti che godevano del diritto di cittadinanza. Classicus era infatti il cittadino romano influente e, come tale, dotato di un certo prestigio. Con il significato di ‘importante’, ‘scelto’, in epoca imperiale il termine fu usato anche per indicare i testi più autorevoli di una biblioteca e quelli utilizzati nelle scuole. L’arte greca classica

L’arte greca classica

Agelada, Tideo (Guerriero di Riace, Bronzo A), 455 a.C. ca. Bronzo, altezza 1,98 m. Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale. – – – Alcamene, Anfiarao (Guerriero di Riace, Bronzo B), 455 a.C. ca. Bronzo, altezza 1,98 m. Reggio Calabria, Museo Archeologico Nazionale.

Oggi l’arte greca del V e IV secolo a.C. si definisce classica perché ha saputo sviluppare caratteristiche di eccellenza e superiorità formale e ha saputo raggiungere, e mantenere, un supremo e unico equilibrio tra bello naturale e bello ideale; classica, ancora, perché fu concepita per stimolare il pubblico all’esercizio della virtù. Non a caso, dall’età romana sino ai nostri giorni, l’arte di questo periodo è stata considerata da pubblico e artisti come un esempio assoluto di perfezione, come tale intramontabile e degna di essere eletta a modello perpetuo per le generazioni future.

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Mirone, Discobolo, copia antica (detta Discobolo Lancellotti) da un originale in bronzo del 455-450 a.C. ca. Marmo, altezza 1,56 m. Roma, Museo Nazionale delle Terme.
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Senza dubbio, gli artisti della Grecia classica compirono una delle più grandi rivoluzioni culturali della storia dell’umanità. Hanno infatti elaborato un’idea di arte e un concetto di bellezza che sono divenuti parte del comune sentire occidentale. Ancora oggi, tendiamo a reputare bello ciò che i Greci ci hanno insegnato a giudicare come bello. Dai Greci abbiamo imparato che è bello tutto ciò che soddisfa il nostro gusto estetico, in quanto gradevole, armonioso, proporzionato, equilibrato; tutto ciò che suscita in noi sensazioni piacevoli, che ci rasserena. E infatti, come i Greci, ancora oggi giudichiamo istintivamente brutto quanto ci appare disarmonico e sproporzionato.

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Policleto, Doriforo, copia antica da un originale in bronzo del 450-445 a.C. Marmo, altezza 2,12 m. Napoli, Museo Archeologico Nazionale.

La seconda classicità

La storiografia tradizionale ha mantenuto la definizione di “classico” anche in relazione ai capolavori del IV secolo a.C., definendo tardoclassica la produzione artistica di questo periodo, ormai lontana dallo spirito razionale dell’opera degli artisti del secolo precedente. Nel mutato clima culturale del IV secolo, i valori in cui la società greca aveva tenacemente creduto, e che aveva strenuamente difeso dal pericolo dell’aggressione straniera, crollarono. Anche l’arte iniziò a trasformarsi e a manifestare nuove inquietudini, ricercando soggetti d’ispirazione originali, velandosi di malinconia, fino a esplodere in composizioni drammatiche. L’esaltazione dell’eroismo fu abbandonata a vantaggio della rappresentazione dell’uomo comune. L’arte iniziò a rappresentare anche i bambini, soggetto fino ad allora pressoché ignorato dalla classicità.

Prassitele, Apollo Sauròktonos, copia antica da un originale del 360 a.C. Marmo. Roma, Musei Vaticani.

La figura sociale dell’artista nel mondo greco

L’arte greca è quindi, e da sempre, considerata “l’arte per eccellenza” e gli artisti di cui si conoscono nomi e opere, tra cui Mirone, Policleto, Fidia, Prassitele e Lisippo, sono ricordati come i più grandi di tutti i tempi, sempre portati ad esempio e suggeriti come modelli di riferimento. Ma la realtà quotidiana di questi artisti non fu sempre facile. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che per secoli quella dell’artista fu, nella sostanza, prima di tutto una professione e che la sua posizione sociale non sempre si rivelò particolarmente gratificante. Nel Vicino Oriente (Egitto, Mesopotamia) l’arte ebbe il compito di rendere visibile un potere che si considerava perpetuo; per questo motivo dovette configurarsi come immutabile ed eterna, e seguire delle regole che per quasi tre millenni si mantennero sempre rigidissime.

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Il margine di libertà espressiva di un artista fu insomma quasi nullo. Le cose andarono solo un po’ meglio nella democratica Grecia, a partire dal V secolo a.C. Qui l’artista lavorò per la gloria della pòlis, ossia della città e della comunità che l’abitava, e per questo motivo godette di una maggiore libertà di azione. Non solo, egli fu ben consapevole del proprio ruolo (talvolta firmava le proprie opere) e seppe di poter raggiungere la gloria e la fama. Tuttavia, sebbene amasse ostentare il prestigio e la ricchezza conquistati, anche l’artista più famoso non poté mai ambire, in Grecia, alla posizione sociale di un contemporaneo poeta o di un drammaturgo.

Bronzo L’età classica Marmo Musei Vaticani Museo Archeologico di Delfi Museo Archeologico di Napoli Museo Archeologico di Reggio Calabria Museo Nazionale delle Terme


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  1. Grazie, sono una storica dell’arte, queste cose le conosco ma è sempre un grande piacere rivederle.

    La bellezza non stanca mai !!!!

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