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L’importanza dei gesti nell'arte
L’arte si serve di un efficace linguaggio non verbale.
By Giuseppe Nifosì Posted in L’età gotica on Ottobre 23, 2018 0 Comments 2 min read
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L’arte si serve di un efficace linguaggio non verbale, spesso immediatamente comunicativo, i cui codici si sono sviluppati nel tempo e che impiega particolari strumenti per rendere manifesto il significato delle immagini rappresentate. I personaggi che animano dipinti e sculture sono ovviamente muti, ma si rivolgono ugualmente all’osservatore “parlando” attraverso il linguaggio del corpo. Le parole non pronunciate sono efficacemente sostituite da gesti, pose, espressioni.

La casistica dei gesti è molto ampia: vi sono gesti ancora oggi immediatamente comprensibili e comunicativi, altri che invece risultavano tali al pubblico cui le opere erano rivolte un tempo, e che a noi contemporanei possono invece apparire misteriosi o addirittura curiosi o buffi. Eppure, riconoscerne il vero significato è essenziale per una corretta e completa comprensione di un’opera. Nell’arte si individuano due grandi categorie di gesti: quelli descrittivi, che hanno un carattere prevalentemente illustrativo e indicano un’azione o dichiarano il ruolo sociale di un personaggio, e quelli espressivi, che rivelano sentimenti, emozioni, stati d’animo. Questi ultimi, codificati da una lunga tradizione iconografica, coinvolgono soprattutto braccia, mani e gambe.

Per esempio, il gesto delle braccia spalancate, verso l’alto o all’indietro, equivale a un urlo straziante, l’espressione più alta del dolore e della disperazione. Nelle Crocifissioni, nei Compianti e nelle Deposizioni è un’incontrollabile esplosione di angoscia, piuttosto tipica delle figure femminili e in particolare della Maddalena, e si contrappone al dolore muto ma lacerante della Madonna.

Masaccio, Crocifissione, 1426. Tempera su tavola, 83 x 63 cm. Cimàsa del Polìttico di Pisa. Napoli, Museo di Capodimonte.

Al contrario, il gesto del braccio destro piegato e appoggiato al corpo, con il palmo della mano rivolto all’esterno, simboleggia la sottomissione al volere superiore di Dio e indica l’accettazione di una dolorosa realtà. Le braccia conserte, invece, simboleggiano uno stato di inattività, proprio di chi assiste alla manifestazione di un’azione in qualità di testimone, senza parteciparvi in maniera attiva. Quando si trovano in questa postura gli angeli che circondano la Madonna, il gesto denota uno stato d’animo adorante e contemplativo. Il gesto più comune della storia dell’arte è tuttavia quello di portare una mano al volto, tipica dei dolenti, espressione di un dolore profondo ma controllato con dignità. Non è un gesto di disperazione, non è sintomatico di una passione forte ma transitoria; indica, al contrario, una sofferenza durevole, che non si può alleviare con il tempo. È tipico della Madonna e di Giovanni Evangelista che assistono impotenti alla crocifissione di Cristo.

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Cimabue, Crocifisso di San Domenico, 1270 ca. Particolare di Maria dolente. Tempera su tavola. Arezzo, Chiesa di San Domenico.
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