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L’arte minoica
La testimonianza di una splendida civiltà.
By Giuseppe Nifosì Posted in Le antiche civiltà on 10 Febbraio, 2020 0 Comments 5 min read
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L’isola di Creta, nel cuore del Mar Egeo, è la più grande isola della Grecia. Su questo lembo di terra, a partire dal 2600 a.C., si affermò per 1200 anni una delle più importanti e affascinanti civiltà del mondo antico: la civiltà cretese, detta anche minoica dal nome del suo leggendario re Minosse. Fu verso il 2000 a.C. che sull’isola fiorirono importanti centri abitati, tra cui Cnosso, Festo e Mallia. Si trattava di città-Stato, organizzate come potenze autonome e caratterizzate dalla presenza di un grande palazzo reale. I reperti archeologici figurativi e architettonici raccontano di una popolazione con un alto livello di qualità della vita: le classi agiate vivevano nel benessere, abitavano in case confortevoli, vestivano con grande eleganza, si dedicavano allo sport, alla musica, alla danza e al teatro. Le donne godevano di una libertà e di una considerazione del tutto ignote alle altre civiltà antiche, che ritroveremo solo presso gli Etruschi. Arte minoica

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Tra il 1600 e il 1450 a.C., Creta affermò la propria supremazia sul Mediterraneo: la sua raffinata civiltà, nella quale confluivano elementi culturali che provenivano dall’area mesopotamica e dall’Egitto, ebbe un rilievo culturale enorme e lasciò tracce profonde di sé sia nelle culture parallele, come quella micenea, sia in quelle che seguirono, come quella greca.

Palazzo di Cnosso, XVI-XV sec. a.C. Creta. Una loggia porticata.

I palazzi dell’isola, grandiosi nell’impianto e ricchi nelle decorazioni, sono la testimonianza più significativa dell’architettura minoica, poco incline a esprimersi attraverso la grandiosità dei templi e delle tombe monumentali. Gli scavi archeologici hanno rivelato che tutti i palazzi cretesi avevano un grande cortile rettangolare porticato, attorno al quale si disponevano molte sale. Arte minoica

Palazzo di Cnosso, XVI-XV sec. a.C., cortile interno. Creta.

Le facciate esterne dei palazzi non erano progettate secondo un disegno unitario e potevano apparire piuttosto disorganiche: logge e portici, le cui colonne sono rastremate verso il basso e con grandi capitelli, avevano il compito di appianare i profili irregolari e dissimulare le rientranze. Colonne e pilastri, talvolta disposti in alternanza, erano presenti anche nei portici dei cortili interni, così come nelle sale ipostile, dove sostenevano la copertura.

Palazzo di Cnosso, XVI-XV sec. a.C., Sala del trono. Creta.
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Palazzo di Cnosso, XVI-XV sec. a.C., Sala del trono. Creta. Ricostruzione.

Le grandi sale, i corridoi e i portici, le colonne e i capitelli, persino i soffitti erano interamente dipinti con colori chiari e luminosi, come il giallo, il rosso, l’azzurro, il verde, il bianco. Le pareti degli ambienti più importanti, in particolare, erano decorate con ricchissime pitture murali, i cui soggetti, ispirati al mondo della natura, alla vita quotidiana, agli sport o agli spettacoli più amati dai Cretesi erano resi con attento spirito naturalistico; non mancavano, ovviamente, i temi più ufficiali, come cerimonie religiose e riti solenni. Arte minoica

Palazzo di Cnosso, XVI-XV sec. a.C., Stanza della regina. Creta.
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Palazzo di Cnosso, XVI-XV sec. a.C., Sala delle scimmie azzurre.

Dell’arte minoica non ci sono pervenute grandi statue di culto o sculture monumentali; sono state ritrovate, invece, alcune statuette votive dallo spiccato realismo espressivo, che testimoniano il tentativo, tutto cretese, di associare il sentimento religioso a un vivo senso del vissuto quotidiano. Queste piccole sculture, realizzate in terracotta smaltata, bronzo o avorio, raffigurano frequentemente giovani donne, sacerdotesse o dee, ispirate al culto cretese della Dea Madre e del Serpente, simboli di fertilità e di legame con la tradizione contadina. La più nota fra le statuette votive è la cosiddetta Dea dei serpenti. Realizzata in ceramica smaltata, essa raffi gura una donna dai seni rigogliosi, simboli di fecondità, rivestita del tipico abito cretese, con una lunga gonna a falde ricadenti, stretta in corrispondenza della vita, e un corpetto a mezze maniche, anch’esso stretto in vita e aperto sui seni. Essa inoltre ha la fronte cinta da un alto e vistoso copricapo con un gatto e regge nelle mani due serpenti, simboli di creazione-rigenerazione. Arte minoica

La dea dei serpenti, 1700-1600 a.C. Ceramica smaltata, altezza 34,5 cm. Iraklion (Creta), Museo Archeologico.

Per quanto riguarda, invece, la ceramica cretese, sono stati individuati due stili principali di pittura vascolare: il primo, fortemente geometrico, è quello che caratterizza i cosiddetti vasi di Kamares, dove spirali, cerchi e motivi ondulati dai colori brillanti (rosso, giallo e bianco su sfondo scuro) si sviluppano sull’intera superficie dei vasi, seguendone la forma in un succedersi ininterrotto di segni. Il secondo stile, detto di Gurnià, privilegia soggetti di tipo più naturalistico. Esso vide, in un primo momento, il prevalere dell’elemento floreale; successivamente, si affermarono i soggetti marini, con conchiglie, pesci e polpi. Arte minoica

Brocca in stile Kamares, 1800-1700 a.C. Ceramica dipinta, altezza 26 cm. Iraklion (Creta), Museo Archeologico.

Brocchetta di Gurnià, 1500 a.C. Altezza 19,5 cm. Iraklion (Creta), Museo Archeologico.


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