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L’arte nel Neolitico e nell’età dei metalli
La nascita del linguaggio artistico stilizzato.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Le antiche civiltà – Data: Settembre 19, 2021 0 commenti 13 minuti
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La preistoria è quel periodo lungo circa 2,5 milioni di anni che iniziò con la comparsa dell’uomo sulla Terra e che precedette l’epoca della “storia” propriamente detta, la quale, a sua volta, esordì con l’invenzione della scrittura. La preistoria è stata tradizionalmente suddivisa in tre periodi: Paleolitico, Mesolitico, Neolitico, che insieme costituiscono la cosiddetta età della pietra, secondo uno schema che fa riferimento proprio all’evolversi delle tecniche di lavorazione della pietra, il primo materiale usato dall’uomo per fabbricare armi e utensili. L’arte nel Neolitico e nell’età dei metalli.

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I periodi della preistoria: il Paleolitico

Durante il Paleolitico (dal greco palaiòs lìthos, ‘antica pietra’, esteso da 2,5 milioni di anni fa fino al 10.000 a.C.) l’uomo primitivo si organizzò in tribù nomadi che vivevano di caccia, pesca e raccolta di vegetali, servendosi passivamente delle risorse offerte dalla natura. Siccome era continuamente alla ricerca di selvaggina, egli fu costretto a spostarsi da un territorio all’altro e a rifugiarsi in ripari di fortuna, come grotte o capanne.

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Usava armi rudimentali e utensili costituiti da pietre variamente lavorate e da ciottoli scheggiati. Da circa 500.000 anni fa, sapeva anche utilizzare il fuoco. Con il tempo, la progressiva evoluzione delle tecniche rese possibile la lavorazione dell’osso e del corno e la caccia di grandi animali. Verso la fine del Paleolitico fece la sua prima comparsa la specie umana odierna (Homo sapiens, 200.000 anni fa) che sostituì gradualmente quelle più primitive.

Ricostruzione del villaggio neolitico di Tel Hreiz, in Israele, risalente a circa 7000 anni fa.

Dal Mesolitico al Neolitico

Il Mesolitico (da mèsos lìthos, ‘pietra di mezzo’), compreso grosso modo fra il 10.000 e l’8000 a.C., è considerato un’età di transizione, caratterizzata da grandi cambiamenti climatici legati alla fine dell’ultima glaciazione. L’uomo, in questo periodo, cominciò a modificare e adattare la sua vita in relazione alle risorse disponibili sul territorio. Durante il Neolitico (da nèos lìthos, ‘nuova pietra’), esteso dall’8000 a.C. al 3000 a.C. circa, l’uomo imparò a intervenire sull’ambiente in modo attivo: iniziò coltivare la terra e addomesticò i primi animali; inventò nuovi utensili, iniziò a lavorare l’argilla per produrre contenitori e stoviglie, cominciò a tessere la lana e il lino.

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Sappiamo che amò ornarsi con monili di vario genere. Le migliori condizioni di vita favorirono una notevole crescita demografica. L’agricoltura e l’allevamento consentirono all’uomo di divenire stanziale, cioè di vivere sempre nello stesso luogo. Si costruirono i primi villaggi, soprattutto in prossimità di laghi e fiumi. E fu proprio durante il Neolitico che nel Vicino Oriente si crearono le basi per lo sviluppo delle prime civiltà urbane.

Ricostruzione (2010) del villaggio neolitico di Travo (Sant’Andrea), presso le sponde del fiume Trebbia, nella provincia piacentina, risalente a circa 6.000 anni fa. Travo (Piacenza), Parco Archeologico Villaggio Neolitico Sant’Andrea.

L’Età dei metalli

Con la scoperta dei metalli terminò la cosiddetta età della pietra e seguirono le età del rame, del bronzo e del ferro. Durante l’età del rame, dal 4000 al 3000 a.C. ca., si iniziò a sperimentare la lavorazione dei nuovi materiali e di seguito, nell’età del bronzo, si scoprì la tecnica di fusione della lega di rame e stagno, che per la sua facilità di lavorazione e per la resistenza portò a una svolta decisiva nella produzione di manufatti e armi. La preistoria si chiude con l’età del ferro, caratterizzata dall’impiego di questo metallo.

Ricostruzione dell’interno di una casa neolitica, 2010. Travo (Piacenza), Parco Archeologico Villaggio Neolitico Sant’Andrea.

Una difficile periodizzazione

La comune e convenzionale datazione delle diverse ere preistoriche è stata ricavata dallo studio dei reperti archeologici ritrovati in Europa e in Medio Oriente. Tale schema è stato esteso a tutte le zone della terra, ma è bene ricordare che lo sviluppo di ciascuna fase ha seguito tempi diversi da regione a regione. In Asia occidentale, ad esempio, gli inizi del Neolitico oscillano, a seconda delle zone, tra il 12.000 e il 9000 a.C.; in Europa, invece, esso iniziò solo intorno al 4000 a.C. Notevoli divergenze si hanno anche riguardo all’epoca del passaggio dalla preistoria alla Storia: quest’ultima iniziò in Egitto e Mesopotamia nel 3000 a.C., in Italia dopo il 700 a.C. e nell’Europa settentrionale addirittura fra il 600 e 900 d.C.

Stele di Bagnolo, da Monte Mignone a Ceresolo-Bagnolo, comune di Malengo (Brescia).

Importanti trasformazioni

Il passaggio dal Paleolitico al Neolitico comportò una vera e propria rivoluzione in campo sociale, tecnologico e anche artistico. L’uomo, non dovendosi più sostenere esclusivamente di caccia e raccolta, divenne stanziale. L’agricoltura e l’allevamento gli garantivano la sussistenza in ogni periodo dell’anno. I vecchi santuari preistorici, dalle pareti ricoperte di animali in corsa, le cui immagini naturalistiche, grazie agli opportuni riti propiziatori, avrebbero dovuto favorire il successo delle battute di caccia, vennero abbandonati. L’arte nel Neolitico e nell’età dei metalli.

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Gli sciamani persero la loro antica funzione, inclusa quella di realizzare le immagini magiche. L’antica arte animalista decadde. Nuove opere con nuovi soggetti iniziarono a comparire, in altri luoghi, con altri scopi e realizzate con nuove tecniche.

Animali e armi, 3200-2500 a.C. Graffito rupestre. Masso di Cemmo in Val Camonica, Lombardia, Brescia.

La stilizzazione e i graffiti

Gli artisti, stavolta non più “professionisti” ma per lo più improvvisati, iniziarono a creare immagini sulle pareti rocciose lungo sentieri di frequente percorrenza: quindi all’esterno e non più all’interno. Siccome il colore si sarebbe sciolto sotto la pioggia, tali immagini vennero realizzate a graffito, ossia attraverso l’incisione ottenuta con una punta molto dura. Questo rendeva le immagini indelebili. I soggetti erano ancora animali, ovviamente, ma anche figure umane, oggetti, come armi o strumenti agricoli, mezzi di trasporto, abitazioni.

Guerriero a cavallo, 3200-2500 a.C. Graffito rupestre. Masso di Cemmo in Val Camonica, Lombardia, Brescia.

L’arte aveva un nuovo compito, in assenza di scrittura: quello di raccontare, descrivere, in altri termini comunicare. Per questo motivo, il naturalismo paleolitico, necessario per “catturare” correttamente l’immagine dell’animale da cacciare, non aveva più senso né era opportuno.

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Gli artisti iniziarono ad adottare un linguaggio marcatamente stilizzato, ridotto a uno schema essenziale di linee e colori, già presente durante il Paleolitico (si pensi alle Veneri preistoriche e ai più antichi graffiti), che per la sua natura più cerebrale e concettuale non offre una visione organica dell’oggetto da rappresentare ma una sua sintesi: può combinare anche visioni differenti delle diverse parti di cui si compone l’oggetto stesso, alterandone le proporzioni o deformando le membra dei corpi, esagerandone le dimensioni al fine di evidenziarne l’importanza. L’arte nel Neolitico e nell’età dei metalli.

Gli artisti Neolitici, insomma, si ispirarono ancora alla realtà ma seppero interpretarla: in altre parole, attraverso le immagini raffigurate intesero sempre più rendere solo l’idea delle cose, non il loro aspetto.

Cervi, 3200-2500 a.C. Graffito rupestre. Masso di Cemmo in Val Camonica, Lombardia, Brescia. Particolare.

I graffiti della Val Camonica

Un esempio tra i più importanti di arte neolitica in Italia è costituito dai graffiti realizzati in Val Camonica, in Lombardia, durante un arco cronologico assai ampio, che va dal VI millennio alla metà del I millennio a.C. Le pareti rocciose di quest’area archeologica sono ricche di figurazioni molto schematiche, eseguite con punteruoli e scalpelli secondo la tecnica detta “della martellina”, ossia prima delineando i contorni e poi scalpellando l’interno.

È stato anche accertato l’uso integrativo del colore, di cui però non è rimasta alcuna traccia, o quasi. Furono realizzate soprattutto figure isolate e stilizzate di uomini, armi e strumenti; in seguito, comparvero animali, scene di guerra e scorci di vita agricola. In queste immagini, le figure umane sono rese in modo filiforme e risultano composte da pochissimi elementi riconoscibili: testa, busto, braccia, gambe e genitali.

Figure umane danzanti (oppure oranti), 3200-2500 a.C. Graffito rupestre. Grande Roccia in Val Camonica, Lombardia, Brescia.

Anche gli oggetti sono raffigurati sinteticamente e non in base a una visione realistica. Non sappiamo bene quale fosse la funzione delle incisioni della Val Camonica. Tuttavia, in molte figure emerge un gusto spiccatamente narrativo che sembra voler fissare i momenti essenziali della vita quotidiana, per ricordarli e forse trasmetterli alle generazioni da venire. L’arte nel Neolitico e nell’età dei metalli.

Abitazioni, 3200-2500 a.C. Graffiti rupestri. Val Camonica, Lombardia, Brescia.

Il carro della Val Camonica

Una delle incisioni più famose della Val Camonica, Il carro, fu realizzata nella cosiddetta Roccia 23 di Naquane, una superficie levigata sulla quale prendono posto numerose altre immagini. È la rappresentazione di un semplice veicolo a quattro ruote trainato da animali, molto adatto agli stretti sentieri di montagna, e che ancora oggi è comunemente utilizzato in Val Camonica. I due animali, in particolare, sono cavalli e non buoi, a differenza di altre raffigurazioni di questo tipo.

Sono mostrati di profilo, aggiogati e legati al veicolo con una lunga asta; hanno entrambi il muso rivolto verso il basso, le zampe oblique e una folta coda. Per evitare di mostrare un solo animale (la corretta visione laterale avrebbe infatti nascosto il secondo cavallo dietro il primo), l’artista li raffigura uno sopra l’altro. Il telaio, di forma rettangolare allungata, è presentato secondo una visione dall’alto ma le ruote sono mostrate in piano, cioè sono viste di lato, e risultano chiaramente dotate di raggi.

Il carro, 3200- 2500 a.C. Graffito rupestre. Roccia di Naquane in Val Camonica, Lombardia, Brescia.

Un nuovo modo di rappresentare

La stilizzazione estrema di questa figura può apparire a prima vista rozza e infantile ma invece è il risultato di una scelta meditata: è solo un sistema di rappresentazione diverso da quello cui siamo abituati oggi. Infatti, l’autore di questo graffito voleva rappresentare nel modo più dettagliato possibile tutti gli elementi costitutivi della scena, indipendentemente dal punto di vista: voleva cioè fornire all’osservatore ogni elemento utile per capire come era fatto il carro e quanti animali lo trainavano. Una visione solo dall’alto o solo di profilo avrebbe nascosto o reso irriconoscibili alcune parti dell’oggetto. La visione simultanea di ogni elemento del carro, presentata dal punto di vista più conveniente, ha invece permesso al nostro artista preistorico di raggiungere il suo vero obiettivo: descrivere il carro nell’interezza delle sue parti e non limitarsi a rappresentarlo così come avrebbe potuto vederlo standogli di lato o di fronte.

Il carro, 3200- 2500 a.C. Graffito rupestre. Roccia di Naquane in Val Camonica, Lombardia, Brescia. Elaborazione grafica.

La fortuna della stilizzazione

Opere come questa sono fondamentali per la storia dell’arte. È infatti nel Neolitico che si afferma definitivamente un nuovo modo di concepire l’immagine, priva di verosimiglianza e rielaborata secondo un processo mentale. Da questo momento, e per millenni, l’arte si sarebbe mantenuta così. È infatti stilizzata, secondo questi criteri, sia l’arte egizia, sia quella mesopotamica e ancora quella cretese, micenea e della Grecia arcaica.

Il grande giardino di Sennefer, 1410 a.C. Tempera su intonaco di stucco. Tebe, Tomba di Sennefer.

Bisognerà aspettare l’Età classica, nel V secolo a.C., perché ricompaia il naturalismo. Ed è bene ricordare che la concezione naturalistica dell’arte, di stampo greco-romano, cui noi occidentali siamo stati legati per millenni, praticamente fino alla fine dell’Ottocento, non ha interessato la gran parte delle restanti aree geografiche e dei continenti, dall’Africa alle Americhe precolombiane all’Oceania, che per millenni hanno continuato a produrre solo immagini stilizzate. Insomma, se noi europei dobbiamo aspettare Cézanne e poi il Cubismo di Picasso per ritrovare immagini simili a questa del carro neolitico, nel resto del mondo un’arte così concepita è stata sempre la norma.

Paul Cézanne, Barattolo di zenzero e frutta (Ginger Jar), 1895 ca. Olio su tela, 73.3 x 60.3 cm. Philadelphia, Barnes Foundation.
Pablo Picasso, Les demoiselles d’Avignon, 1906-1907. Olio su tela, 2,43 x 2,34 m. New York, Museum of Modern Art.

Le steli antropomorfe

Tra le opere neolitiche sono da annoverare anche certe steli antropomorfe ritrovate in Francia e in Italia. Si tratta di lastre di pietra, la cui altezza varia tra 1 e 4,5 metri, che rappresentano uomini o donne, attraverso l’uso di pochissimi segni. Due punti alludono agli occhi, due piccoli tratti rappresentano il naso e la bocca, altri appena più lunghi ricordano le armi o il bastone ricurvo del guerriero e del pastore. Nelle figure femminili, due piccole convessità simboleggiano i seni. Cronologicamente, le steli antropomorfe appartengono al Neolitico tardo. Non è sempre del tutto chiaro lo scopo per cui furono realizzate. Potrebbero essere steli funerarie oppure immagini di enigmatici personaggi (o divinità) poste a difesa dei campi e dei pascoli.

Stele di guerriero armato, VI-V sec. a.C. Da Filetto, Massa Carrara. Massa Carrara, Collezione privata.
Stele con figura femminile, IV-III millennio a.C. Rodez, Francia, Musée Fenaille.


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