menu Menu
L’arte della preistoria: dipinti e graffiti rupestri del Paleolitico
Alle origini della pittura.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Le antiche civiltà – Data: Gennaio 13, 2021 1 commento 20 minuti
Elogio dell’imperfezione. Quando il brutto è anche bello Articolo precedente Le mamme di Millet e di Van Gogh Prossimo articolo

Versione audio:

Quando è nata l’arte? Non possiamo dirlo. Sicuramente presto, praticamente assieme all’uomo. Quando l’uomo non era ancora uomo come lo intendiamo oggi, quando ancora non sapeva esprimersi in un linguaggio compiuto e abitava nelle caverne o in ripari naturali, e non aveva ancora inventato la ruota, ebbene: l’arte già c’era. E questo ci appare francamente incredibile. L’arte della preistoria: dipinti e graffiti rupestri del Paleolitico.

Leggi anche:  Le Veneri preistoriche

Ma proprio grazie all’arte noi sappiamo che l’uomo da sempre ha sviluppato un radicato bisogno di comunicare e un profondo sentimento del sacro, oltre che una irresistibile attrazione per la bellezza. Proprio attraverso il linguaggio dell’arte l’uomo ha potuto testimoniare la sua presenza e quindi affermare il proprio io in un contesto ambientale durissimo; ha potuto raccontare della propria vita e trasmettere informazioni, in assenza di scrittura; ha potuto dare volto e corpo a quella realtà, percepita come soprannaturale, che gli risultava misteriosa e oscura; ha potuto celebrare una bellezza che riconosceva in tutto quanto lo circondava.

Impronte di mani, 30.000-10.000 a.C. ca. Pittura rupestre. Dalla Grotta delle Mani Dipinte, Rio Pinturas, Chubut, Patagonia (Argentina).

Cos’è la preistoria

La parola “preistoria” (nel senso di ‘prima della Storia’) indica il lunghissimo periodo di sviluppo della civiltà umana precedente l’epoca della Storia propriamente detta, che convenzionalmente si fa iniziare con l’invenzione della scrittura. La preistoria abbraccia un periodo di circa 2,5 milioni di anni a partire dalla comparsa dell’uomo sulla Terra ed è stata tradizionalmente suddivisa in tre periodi (Paleolitico, Mesolitico, Neolitico) secondo uno schema che fa riferimento all’evolversi delle tecniche di lavorazione della pietra, il primo materiale usato dall’uomo per fabbricare armi e utensili.

Leggi anche:  La Caccia agli uccelli sul Nilo

Durante il Paleolitico (dal greco palaiòs lìthos, ‘antica pietra’) l’uomo primitivo viveva di caccia, pesca e raccolta di vegetali, servendosi passivamente delle risorse offerte dalla natura. Circa 500.000 anni fa egli sapeva già utilizzare il fuoco, era organizzato in tribù nomadi che si spostavano alla ricerca della selvaggina e si rifugiava in ripari di fortuna, come grotte o capanne. Usava armi rudimentali e utensili costituiti da pietre variamente lavorate e da ciottoli scheggiati. Con il tempo la progressiva evoluzione delle tecniche rese possibile la lavorazione dell’osso e del corno e la caccia di grandi animali.

Verso la fine del Paleolitico fece la sua prima comparsa la specie umana odierna (Homo sapiens, 200.000 anni fa) che sostituì gradualmente quelle più primitive. Al Paleolitico seguì il Mesolitico (da mèsos lìthos, ‘pietra di mezzo’), compreso fra il 10.000 e l’8000 a.C. e a questo il Neolitico (da nèos lìthos, ‘nuova pietra’), esteso dall’8000 a.C. al 4000 a.C. ca., in cui l’uomo imparò a coltivare la terra e addomesticò i primi animali.

Impronte di mani, dalla Grotta delle Mani Dipinte, Argentina.

Impronte di mani

Noi non sappiamo come sia nata l’arte. Sappiamo però che 36.000 anni fa, durante la fase finale del Paleolitico, gli uomini ben conoscevano il valore delle immagini e delle figurazioni. Lo dimostrano antichissime testimonianze di pittura “rupestre”, così chiamata perché realizzata sulle pareti rocciose di alcune grotte.

Le immagini furono inizialmente molto semplici, perfino elementari o astratte, come segni, cerchi, spirali o impronte. Proprio le impronte di mani umane, risalenti già a 41.000 anni fa, sono le più antiche espressioni figurative mai rinvenute al mondo. Ma è difficile stabilire se tali specifiche testimonianze siano da considerarsi come vere e proprie forme d’arte. Sono, piuttosto, una sorta di firma e ricordano un po’ certe scritte che si trovano in alcuni ambienti pubblici. L’arte della preistoria: dipinti e graffiti rupestri del Paleolitico.

Leggi anche:  Il Gioco sul toro di Cnosso

Una dichiarazione di presenza, insomma. Costituiscono, peraltro, un documento interessante. Sono quasi tutte impronte al negativo di mani sinistre, realizzate spruzzando il colore con la destra. Quindi questi uomini erano destrorsi. Inoltre, le impronte, piccoline, ci rivelano qual era la corporatura media di questi nostri progenitori: equivalente a quella di un ragazzo di 12-13 anni.

Impronte di mani, dalla Grotta delle Mani Dipinte, Argentina.

Impronte di mani si trovano, per esempio, nella celebre Cueva de las Manos (che in spagnolo significa Caverna delle Mani), situata in Argentina, nella provincia di Santa Cruz in Patagonia, e risalgono a 13.000 anni fa.

Impronte di mani, dalla Grotta delle Mani Dipinte, Argentina.
Impronte di mani, dalla Grotta delle Mani Dipinte, Argentina.

I dipinti rupestri

Fu il mondo animale il primo, vero soggetto pittorico affrontato dagli artisti. I cacciatori paleolitici dipinsero sulle pareti rocciose delle caverne riproducendo bisonti, bovini, cavalli e cervi, perfino rinoceronti, a testimonianza del fatto che questi animali africani erano diffusi, a quei tempi, anche nell’Europa meridionale. Tali raffigurazioni di animali e scene di caccia sono state rinvenute in un territorio assai vasto, che comprende l’attuale Europa sud-occidentale, parte dell’Asia e l’Africa. Nel solo continente europeo sono stati scoperti 200 siti archeologici, tra grotte e ripari dipinti, di cui 120 in Francia e 55 in Spagna; mentre altri sono in Italia, in Portogallo, in Romania e in Russia.

Uri, 38.000-34.000 a.C. Dipinti rupestri. Grotta Chauvet, Francia, Regione Rodano-Alpi.

Tecniche primitive

Gli artisti preistorici non erano improvvisati, non erano, cioè, persone che dipingevano occasionalmente. Possiamo considerarli, in qualche modo, dei professionisti, che acquisivano il mestiere esercitandosi e probabilmente imparando da un maestro. D’altro canto, la qualità artistica di queste immagini è molto alta, considerando le condizioni in cui i pittori dovevano lavorare e gli strumenti rudimentali a loro disposizione. L’arte della preistoria: dipinti e graffiti rupestri del Paleolitico.

Essi poterono facilmente procurarsi i pigmenti necessari a dipingere, ricavandoli da materiali reperibili nel territorio. Le più antiche testimonianze certe di uso consapevole di pigmenti risalgono a circa 300.000 anni fa. I pigmenti più comuni erano quelli rossi, più o meno ricchi di ossidi di ferro; tra questi, le ocre, varietà di terre le cui tonalità possono variare dal rosso al giallo oro al marrone chiaro. Gli artisti preistorici usavano come leganti varie sostanze oleose o grasse che avevano funzione agglomerante, come l’albume dell’uovo, il grasso animale e persino il sangue.

I colori ottenuti presentavano una forma semiliquida o pastosa e potevano essere applicati o spruzzati (per mezzo di canne oppure ossa cave) o stesi con le dita. L’uso di rudimentali tamponi (realizzati con fibre vegetali o vesciche di animali) consentiva di ottenere grandi macchie colorate. In questo modo, con sequenze di grossi punti molto ravvicinati, si poteva riprodurre il profilo delle figure e poi, eventualmente, riempire la sagoma ottenuta con il colore. Pennelli grossolani potevano essere costruiti con legnetti, cui si applicavano piume o ciuffi di peli tagliati dalle code degli animali.

Grotta Chauvet, 38.000-34.000 a.C. Dipinti rupestri. Francia, Regione Rodano-Alpi.

Chauvet

I dipinti e i graffiti della grotta Chauvet costituiscono il più antico esempio di arte preistorica nel mondo. La grotta, che prende il nome dal suo scopritore, lo speleologo e fotografo Jean-Marie Chauvet, si trova nella Francia sud-orientale, nella regione Rodano-Alpi. L’arte della preistoria: dipinti e graffiti rupestri del Paleolitico.

Rinoceronti, 38.000-34.000 a.C. Dipinti rupestri. Grotta Chauvet, Francia, Regione Rodano-Alpi.

La sua scoperta è relativamente recente, risalendo al 1994. Le sue pareti vennero coperte di figure 32.000-36.000 anni fa, quando la regione era abitata dall’uomo di Cro-Magnon ed era simile ad una tundra, fredda e desolata. Gli animali rappresentati sono bisonti, mammut, rinoceronti, uri (ossia tori preistorici), cervi, cavalli, renne. Si trovano anche immagini di predatori, come leoni, orsi, iene, lupi e altri felini poco riconoscibili, forse leopardi.

Teste di cavalli, 38.000-34.000 a.C. Dipinti rupestri. Grotta Chauvet, Francia, Regione Rodano-Alpi.
Orso, 38.000-34.000 a.C. Dipinti rupestri. Grotta Chauvet, Francia, Regione Rodano-Alpi.

Le figure sono incise e dipinte in modo piuttosto elementare, sempre di profilo, e alcune non sono nemmeno finite. Si tratta più che altro di disegni chiaroscurati, tuttavia efficacissimi, con forme e proporzioni rese con decisa maestria. Alcuni animali presentano molte zampe sovrapposte, come a voler rendere l’effetto del loro movimento. Se così fosse, gli artisti preistorici avrebbero clamorosamente anticipato, di svariate decine di migliaia di anni, le avanguardie europee del Novecento. Però, è anche possibile che, molto banalmente, chi disegnò gli animali fece solo diversi tentativi prima di trovare la soluzione che più lo soddisfaceva. L’arte della preistoria: dipinti e graffiti rupestri del Paleolitico.

Felini, 38.000-34.000 a.C. Dipinti rupestri. Grotta Chauvet, Francia, Regione Rodano-Alpi.

Poiché la grotta Chauvet non è mai stata visitabile, nel 2015 è stata aperta al pubblico, nel comune di Vallon-Pont-d’Arc, una sua replica fedelissima, con le stalagmiti, le stalattiti, le formazioni rocciose, le pitture e le incisioni rupestri riproposte in scala 1:1. Tale riproduzione è il risultato del lavoro, durato 30 mesi, di 30 scultori e 20 pittori che dell’originale hanno voluto riproporre perfino l’odore è il tasso di umidità.

Riproduzione della Grotta Chauvet, Vallon-Pont-d’Arc, Francia.

Scuole artistiche della preistoria

Gli studiosi sono riusciti a individuare alcune vere e proprie tendenze artistiche, come quella perigordiana (30.000-15.000 a.C.), così chiamata dalla località francese del Périgord dove sono stati condotti importanti scavi archeologici, e quella maddaleniana (15.000-8300 a.C.), dal nome del giacimento di La Madeleine, in Dordogna (Francia). Dopo il 15.000 a.C., gli artisti preistorici ricercarono sistematicamente anche vivaci effetti di movimento. I pittori maddaleniani raggiunsero un buon livello tecnico nel disegno; i profili degli animali erano corretti e le posizioni molto verosimili, i dettagli precisi, i colori (rosso, nero e ocra) stesi in modo tale da ricordare il modellato dei corpi.

La Sala dei tori, 15.000 a.C. ca. Dipinti rupestri. Grotta di Lascaux, Francia.

Lascaux

A Lascaux, una località presso il villaggio di Montignac (in Dordogna, Francia), si trovano alcune grotte comunicanti ricche di importanti pitture e incisioni rupestri, con figure di animali risalenti al tardo perigordiano (15.000 a.C.). Vi troviamo immagini di uri dalle proporzioni monumentali, che raggiungono i 5 m di lunghezza, accanto a bisonti, cavalli e cervi di 50-60 cm. L’arte della preistoria: dipinti e graffiti rupestri del Paleolitico.

Grotta di Lascaux, 15.000 a.C. ca. Périgord, Francia. Pianta e indicazione delle pitture.

Le grotte furono scoperte casualmente nel 1940, da quattro ragazzi che inseguivano il loro cane smarrito, e furono aperte al pubblico già dopo la fine della Seconda guerra mondiale. Purtroppo, il calore e l’anidride carbonica, prodotti dal fiato dei tantissimi visitatori, iniziarono presto a deteriorare i dipinti, al punto che nel 1963 si decise di chiudere l’intero complesso. Ancora oggi non è possibile entrare nelle Grotte di Lascaux; in compenso, dal 1983 si può visitare un museo, chiamato Lascaux II, che ripropone fedelmente, e a grandezza naturale, alcune parti di queste caverne, mentre altre riproduzioni dei dipinti sono esposte in un parco a pochi chilometri da Montignac.

La Sala dei tori, 15.000 a.C. ca. Dipinti rupestri. Grotta di Lascaux, Francia.

Addentrarsi in questa grotta rappresenta, per i pochissimi che possono farlo, un’esperienza veramente straordinaria; i grandi animali di Lascaux sono autentici capolavori dell’arte naturalistica. Il taglio naturale della caverna suggerì certamente la loro disposizione: ora sono serrati negli stretti corridoi, ora distribuiti con ritmo più largo nelle caverne di maggiori dimensioni. Le figure non presentano le consuete posizioni statiche delle raffigurazioni precedenti: sembrano finalmente scoprire il movimento; si mostrano di scorcio o in torsione e i loro occhi sono vivacemente espressivi.

Uro, 15.000 a.C. ca. Dipinti rupestri. Grotta di Lascaux, Francia.

Gli artisti perigordiani seppero sfruttare le irregolarità della roccia per conferire un maggior senso di rilievo agli animali dipinti e scelsero di stendere i colori in modo non uniforme, lasciando i toni di fondo della pietra per rendere più luminose certe parti. Svilupparono i primi temi animalistici con estrema sicurezza, anche se i loro soggetti sono di norma rappresentati di profilo e attraverso contorni piuttosto rigidi e poco definiti. Le zampe sono sovrapposte (in pratica ne vediamo solo due) e appaiono incompiute e prive di zoccolo. L’arte della preistoria: dipinti e graffiti rupestri del Paleolitico.

Cavalli, 15.000 a.C. ca. Dipinti rupestri. Grotta di Lascaux, Francia.

Altamira

Ad Altamira, una località sita nei pressi di Santillana del Mar (in Cantabria, Spagna), sono state scoperte grotte ricche di raffigurazioni databili al maddaleniano finale (12.000-10.000 a.C.). Si tratta di graffiti, ossia di disegni ottenuti nella roccia tramite incisioni, e di pitture di animali, alcune delle quali a grandezza quasi naturale (100-140 cm). Lungo 200 m di roccia si sviluppano gallerie, strettoie, cunicoli e grandi sale ricoperte da queste figure, realizzate con una tecnica artistica di livello assai alto. Il profilo degli animali era dapprima inciso con una punta; in seguito, era riempito di colore, steso con le dita, con rudimentali pennelli oppure soffiato direttamente sulla parete per mezzo di una cannuccia.

Il grande bisonte, 12.000-10.000 a.C. Dipinti rupestri. Grotta di Altamira, Spagna.

Se a Lascaux gli animali sono rappresentati privilegiando la linea piuttosto che la massa, ad Altamira il colore e il volume dominano la concezione figurativa. Gli artisti hanno saputo sfruttare le affascinanti potenzialità di ogni gobba naturale, accoglierne ogni suggerimento con intuito virtuosistico; così, le numerose asperità della roccia diventano dettagli di animali o animali interi: rannicchiati, scalcianti, al galoppo. I soggetti più comuni sono i bisonti, tra i quali troviamo, di tanto in tanto, alcuni cavalli e cervi. Alla luce delle rudimentali lanterne, con le mutevoli ombre proiettate dalle sporgenze naturali, questo branco di animali in corsa doveva certamente apparire di un realismo inquietante, persino terrorizzante.

La grande cerva, 12.000-10.000 a.C. Dipinti rupestri. Grotta di Altamira, Spagna.

I riti propiziatori

Ancora oggi è difficile comprendere a fondo il significato di questi dipinti rupestri, la cui straordinaria qualità ha inizialmente lasciato increduli gli stessi scopritori, restii a datarla a tempi così remoti. Alcuni studiosi ritengono che tali splendide scene figurate servissero a spiegare come avveniva la caccia. Altri sono convinti che l’uomo preistorico dipingesse con l’intento di capire l’ordine, le forme, i ritmi, le forze della realtà che lo circondava, per conoscere più a fondo il mondo in cui viveva. L’immagine sarebbe stata, dunque, un mezzo per comprendere meglio l’ambiente.

Tuttavia, l’ipotesi per noi più plausibile è quella secondo cui quest’arte fu legata alle fasi misteriche dei riti propiziatori. I dipinti rupestri, infatti, si trovano quasi sempre all’interno di ambienti naturali davvero insoliti, eppure frequentati da molte generazioni di cacciatori, e sono stati realizzati da uomini obbligati a dipingere in posizioni assai scomode e alla luce di torce rudimentali. Chi affrontava così tante difficoltà per decorare le pareti di grotte dove nessuno viveva abitualmente, riteneva quei dipinti davvero importanti, forse addirittura vitali per la comunità primitiva. L’arte della preistoria: dipinti e graffiti rupestri del Paleolitico.

È verosimile che tali ambienti fossero dei veri e propri santuari, in cui si svolgevano rituali molto particolari. Forse il cacciatore paleolitico credeva che rappresentare l’animale equivalesse a possederlo, cioè che disegnarlo fosse come catturarlo. Colpire l’animale dipinto era come uccidere quello vero: facendo accadere in anticipo l’evento auspicato, sia pure attraverso un’immagine, lo si sottraeva all’incertezza del caso. In tal modo si potrebbe anche spiegare la forte esigenza di naturalismo, ossia di verosimiglianza, che ha guidato la più antica pittura preistorica: l’animale dipinto o graffito non poteva in alcun modo differire dall’originale, perché aveva il compito di sostituirlo.

Bisonte, 12.000-10.000 a.C. Dipinti rupestri. Grotta di Altamira, Spagna.

Le parole di Gombrich

Lo spiega, magistralmente, Ernst Gombrich, uno dei più importanti storici dell’arte del Novecento:

«Immaginiamo di ritagliare dal giornale di oggi la fotografia della nostra diva o del nostro giocatore preferiti. Ci farebbe piacere prendere un ago e trapassar loro gli occhi? Sarebbe per noi altrettanto indifferente che bucare un qualunque altro punto del giornale? Credo di no. Benché a mente lucida mi renda benissimo conto che un simile gesto contro il ritratto non può fare il minimo male al mio amico o al mio eroe, tuttavia, all’idea di compierlo, avverto una vaga ripugnanza.

Sopravvive, chissà dove, l’assurda sensazione che ciò che viene fatto al ritratto viene fatto alla persona che esso rappresenta. Ora, se a questo punto non mi sbaglio e se questa bizzarra e irrazionale impressione sopravvive perfino tra noi, in piena era atomica, è forse meno sorprendente che essa sia esistita quasi ovunque tra i cosiddetti popoli primitivi.

In ogni parte del mondo mediconi o streghe hanno tentato di praticare la magia press’a poco così: fatto un rozzo fantoccio a somiglianza del nemico, nella speranza che il danno ricadesse su di lui, gli trapassavano il cuore o lo bruciavano. […] I primitivi sono ancora più esitanti quando devono distinguere tra l’oggetto vero e la sua raffigurazione. Una volta, a un artista europeo che aveva fatto uno schizzo del loro gregge, gli indigeni domandarono con angoscia: “Se ti porti via le bestie, di che cosa vivremo?”».

Uro, 15.000 a.C. ca. Dipinti rupestri. Grotta di Lascaux, Francia.

Pittori-sciamani

Riprodurre e quindi “catturare” le vere sembianze dell’animale anticipava e garantiva, grazie al rito magico, anche la cattura materiale della selvaggina, durante le successive battute di caccia. L’artista era dunque, quasi certamente, lo stregone cui gli altri cacciatori attribuivano poteri magici. È probabile che per esercitarsi nella pratica del disegno egli fosse esonerato dagli obblighi della caccia. D’altro canto, il pittore-sciamano era ugualmente utile alla comunità se la sua capacità artistica, unita alle doti magiche, agevolava il lavoro dei compagni o addirittura era indispensabile per garantire l’abbattimento della preda.

L’arte del Paleolitico in Italia

La Penisola italiana è stata popolata fin da tempi antichissimi: le testimonianze più remote risalgono a 730.000 anni fa. Nel nostro paese l’uomo cominciò a produrre manufatti artistici a partire dal 18.000 a.C. Sono stati ritrovati dipinti rupestri a soggetto animalistico non dissimili da quelli realizzati in Francia. Tuttavia, il territorio italiano si distingue per il gran numero di graffiti, che raffigurano sia animali, disegnati con mano ferma e attenta, sia figure umane, ottenute attraverso pochi rapidi tratti, e dunque appena “schizzate”. I siti archeologici più interessanti, in tal senso, sono la Grotta del Romito, in Calabria, e la Grotta dell’Addaura, in Sicilia.

La prima, che si trova nel comune di Papasidero, presso Cosenza, risale al Paleolitico superiore. Contiene tracce di antiche sepolture (risalenti a 10.500 anni fa) ma soprattutto alcune antichissime incisioni (20-18.000 a.C.) che gli studiosi considerano tra le più importanti testimonianze di arte preistorica in Europa. Il Toro mostra, per esempio, un bovide (Bos primigenius) di profilo: il tratto che disegna la figura è molto preciso e rende l’animale perfettamente riconoscibile, nelle sue corrette proporzioni. Questa ricerca di verosimiglianza, attraverso un disegno lineare che rinuncia all’uso del chiaroscuro, richiedeva all’artista grande talento e soprattutto una maestria che gli proveniva da un lungo esercizio.

Toro, 20.000-18.000 a.C. Graffito rupestre. Riparo del Romito, Papasidero, Cosenza.

I graffiti dell’Addaura

Sul Monte Pellegrino, presso Palermo, sono state scoperte alcune grotte, dette Grotte dell’Addaura, che ospitano un vasto e ricco complesso di incisioni risalenti al tardo Paleolitico superiore (18.000 a.C., ma forse anche 15.000 a.C.). In una moltitudine di bovidi e cavalli, spicca una scena con figure umane dall’impianto piuttosto complesso, dove si contano più di dieci personaggi maschili, gran parte dei quali disposti in tondo, a circondare due figure centrali sdraiate. Le loro immagini, soprattutto se confrontate con i graffiti del Romito, ci appaiono molto elementari.

Questi uomini sono cacciatori, evidentemente, ma non compaiono animali accanto a loro. Notiamo che alcuni hanno le braccia levate in alto, altri sembrano sospesi in aria o si appoggiano l’uno all’altro come a prendere lo slancio per effettuare un salto. L’artista paleolitico è riuscito a rendere con grande efficacia il senso del loro movimento, risolvendo con sicurezza anche il problema dello scorcio. Certo, la semplicità di questi graffiti è il frutto di una consapevole opera di stilizzazione: l’arte stilizzata è frutto della ragione e non dei sensi, punta al significato delle cose e non al loro aspetto, mostrando ciò che l’uomo ha imparato a conoscere, non ciò che l’uomo vede. L’autore di questi graffiti voleva evidenziare il significato dell’evento e non riprodurre fedelmente la scena, che al contrario doveva risultare essenziale, immediatamente comunicativa.

Figure umane, 18.000 a.C. ca. Dalla Grotta dell’Addaura. Graffito rupestre. Palermo, Museo Archeologico Nazionale.

Una brutale esecuzione?

Benché siano state formulate molte ipotesi sul significato di questa scena, la conclusione più plausibile è che si tratti della rappresentazione di un rito, il quale coniugava danza e spettacolari momenti acrobatici: si intuisce che alcuni di questi uomini indossano copricapi a forma di testa di uccello. Lo scopo di tale rito è tuttavia oscuro: potrebbe trattarsi di un ballo propiziatorio per la caccia, di una danza che celebra una vittoria oppure, come è stato recentemente ipotizzato, di un crudele sacrificio umano. In effetti, i due personaggi centrali sembrano “incaprettati”, con le gambe rivolte all’indietro e tenute in tensione da una corda che passa intorno al collo: un innaturale e doloroso inarcamento che li avrebbe portati alla morte per autostrangolamento.

Figure umane, 18.000 a.C. ca. Dalla Grotta dell’Addaura. Particolare.


Articolo precedente Prossimo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Annulla Invia commento

keyboard_arrow_up