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L’arte del Romanico in Italia
Scultori, bronzisti e pittori italiani tra il 1000 e il 1200.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età romanica – Data: Marzo 29, 2021 0 commenti 5 minuti
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L’arte romanica in Italia ha visto protagonisti alcuni grandi artisti, di cui le fonti ci hanno tramandato i nomi e solo poche altre informazioni.

Wiligelmo

Protagonista dell’arte romanica italiana fu, per esempio, lo scultore Wiligelmo, considerato il caposcuola della scultura romanica emiliana. La sua scultura mostra uno stile sintetico, vigoroso e possente, composizioni essenziali e forme caratterizzate da una solida struttura e da una grande concretezza. Le figure di Wiligelmo sono lontane dal naturalismo di stampo classico, ma ci mostrano il risveglio della forma: hanno la forza e la credibilità dei corpi vivi, sono rese con forte rilievo e presentano un’espressività contenuta ma intensamente umana e drammatica.

Nelle quattro lastre con le Storie della Genesi, inserite nella facciata del Duomo di Modena, lo scultore presenta gli episodi biblici in modo che il fedele non trovi alcuna occasione di distrazione e si possa concentrare sul loro più intimo significato. L’artista non ha ricercato proporzioni naturali per le figure: Adamo ed Eva presentano gambe tozze, braccia lunghe, busto corto, e appaiono del tutto privi di grazia. Ma la loro fisicità non viene negata. Anche Dio Padre è dotato di massa corporea e non presenta grandi differenze nella rappresentazione rispetto ad Adamo.

Wiligelmo, Storie della Genesi, 1099-1106. Marmo, 1 x 2,82 m. Prima lastra. Facciata del Duomo di Modena.
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Niccolò, Barisano, Bonanno

Allievo di Wiligelmo fu lo scultore Niccolò, autore di alcune belle decorazioni nell’Italia settentrionale, fra cui i rilievi del portale di San Zeno a Verona, nei quali dimostra di saper rielaborare il linguaggio del maestro in una più sciolta vivacità.

Niccolò, Storie della Genesi, rilievi del Portale della Basilica di San Zeno, 1138. Marmo. Verona.

Oltre al bassorilievo su pietra, in epoca romanica ritornò in auge la tecnica della fusione del bronzo, grazie alla quale furono realizzate le decorazioni per i portali. Le grandi porte bronzee delle cattedrali erano formate da pannelli decorati con figure in forte rilievo che narrano episodi biblici molto conosciuti.

Nel portale del Duomo di Trani (1175- 79), capolavoro di Barisano, le formelle presentano uno stile sintetico, di straordinaria immediatezza comunicativa.

Barisano da Trani, Porta bronzea del Duomo di Trani, 1185 ca.

Anche il maestro Bonanno Pisano seppe elaborare nelle sue porte bronzee, come la Porta di San Ranieri del Duomo di Pisa, un linguaggio composito, dove si fondono elementi classicheggianti ed elementi bizantini e germanici.

Bonanno Pisano, Porta di San Ranieri, fine XII sec. Bronzo, 4,70 x 3,02 m. Duomo di Pisa.

Antelami

Il più importante scultore italiano, fra quelli operanti a cavallo fra il XII e il XIII sec., fu Benedetto Antelami, il maestro che realizzò la Deposizione attualmente murata nel transetto della Cattedrale di Parma. L’opera si distingue per la sapienza della composizione, costruita attraverso assi verticali e orizzontali: le due direzioni sono fornite dalla croce. I personaggi sono tutti allineati in primo piano, per far prevalere il significato della scena, ma presentano un’ampia casistica di gesti e atteggiamenti che il pubblico medievale poteva facilmente identificare.

Benedetto Antelami, Deposizione, 1178. Breccia rosa di Verona, 1,1 x 2,3 m. Cattedrale di Parma.
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La pittura romanica

Oltre alla scultura, in età romanica anche la pittura murale ebbe ampia diffusione sia al Nord della nostra Penisola, che al Centro-sud; purtroppo, però, della ricchissima produzione pittorica romanica, che adornava le pareti interne ed esterne delle chiese e le vele delle volte a crociera, oggi non restano che pochi esempi isolati. Tra questi vanno ricordati gli affreschi della Chiesa di San Michele Arcangelo a Sant’Angelo in Formis, presso Capua.

Le figure ritratte in questi affreschi sono immobili e rigide, frontali e fortemente schematiche, espressione di un’arte non naturalistica: i personaggi sono privi di peso e di volume, i panneggi delle vesti si riducono a puri segni grafici con valore decorativo; anche i chiaroscuri non sono sfumati ma sono rielaborati in macchie di colore livide e compatte, che trasformano i volti in maschere.

Abbazia di San Michele Arcangelo, XI sec., interno. Sant’Angelo in Formis, Capua (Caserta).
Abbazia di San Michele Arcangelo, XI sec., affreschi dell’abside.
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Il mosaico romanico

In molte zone della nostra Penisola, dove l’esempio di Costantinopoli mantenne inalterata la sua antica autorevolezza, l’arte bizantina continuò a ispirare stile e tecniche, soprattutto quella del mosaico. Tra i capolavori d’arte musiva romanica, ricordiamo il mosaico con il Trionfo della Croce, realizzato a Roma nella Basilica Superiore di San Clemente.

Trionfo della croce, mosaico absidale, 1099-1118. Roma, Basilica Superiore di San Clemente.

Uno dei più suggestivi cicli musivi realizzati in epoca romanica, è quello di Venezia, realizzato per decorare gli interni della Basilica di San Marco, con Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento.

Basilica di San Marco, XI-XIV sec. Interno.

Splendidi anche i mosaici che ornano le absidi, le pareti e le cupole di alcune chiese siciliane, come il Duomo di Cefalù e il Duomo di Monreale, che presentano all’interno del catino absidale la grandiosa figura del Cristo Pantocràtore, ‘Signore di ogni cosa’, l’immagine del Cristo benedicente, re del mondo, emblema di maestà, potenza e sacralità.

Cristo Pantocràtore, 1180-90. Mosaico absidale. Duomo di Monreale (Palermo).
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