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Tutte le arti celebrano l’amore con un bacio
Dammi mille baci, poi cento.
By Giuseppe Nifosì Posted in Arte, letteratura, canzone on Febbraio 15, 2019 0 Comments 10 min read
Il Ritratto dei coniugi Arnolfini di Jan Van Eyck Previous Il bacio di Klimt Next

Nella storia dell’arte, sin dall’antichità, pittori, scultori, fotografi, registi cinematografici hanno spesso dedicato all’amore opere intense e cariche di sentimento. In gran parte dei loro lavori, il trasporto di due innamorati ha sempre trovato il suo apice espressivo nella rappresentazione del bacio.

Dammi mille baci, poi cento,
poi ancora mille, poi di nuovo cento,
poi senza smettere altri mille, poi cento;
poi, quando ce ne saremo dati molte migliaia,
li confonderemo anzi no, per non sapere (il loro numero)
e perché nessun malvagio ci possa guardare male,
sapendo che ci siamo dati tanti baci.

Così cantava, nel I sec. a.C., il poeta latino Catullo, con i suoi versi intramontabili. Il bacio, apostrofo rosa fra le parole “t’amo”, secondo il poeta e drammaturgo francese Edmond Rostand (1868-1918), è il primo e più importante sigillo dell’amore. Innumerevoli gli esempi proponibili, ma qui partiremo dal bacio artistico per eccellenza: Il bacio di Hayez, che non è solo il dipinto più importante e forse più celebre del Romanticismo italiano, ma uno dei simboli più riconosciuti e celebrati dell’amore romantico. Di questo capolavoro abbiamo già parlato in un precedente articolo. Qui vogliamo ricordare la sua fortuna popolare, riscontrabile praticamente fino ai nostri giorni.

Francesco Hayez, Il bacio, 1859. Olio su tela, 112 x 88 cm. Milano, Pinacoteca di Brera.
Dal Bacio ai Baci

Il bacio di Hayez ebbe, infatti, una straordinaria fortuna iconografica sin dal XIX secolo. Quella coppia di amanti appassionati divenne così famosa che, ancora nel Novecento, grafici pubblicitari e grandi registi decisero di prenderla a modello. Negli anni Venti, per esempio, il direttore artistico della Perugina, Federico Seneca (1891-1976), creò il manifesto pubblicitario e la celebre scatola blu dei cioccolatini Baci Perugina proprio con l’immagine di due innamorati ispirati a quest’opera. A lui si deve anche l’idea dei “cartigli”, ossia dei bigliettini con le frasi d’amore che ancora oggi avvolgono, con l’incarto, ogni cioccolatino della confezione.

Federico Seneca, manifesto pubblicitario dei Baci Perugina, 1922. Cromolitografia su carta, 100 x 140 cm. Treviso, Museo Nazionale, Collezione Salce.

Nel 1954, il grande regista cinematografico, teatrale e lirico Luchino Visconti (1906-1976), coltissimo e indiscusso maestro del cinema storico e neorealista, citò fedelmente i due amanti di Hayez in una memorabile scena del suo capolavoro cinematografico Senso, uno dei film di ambientazione risorgimentale tra i più importanti della storia del cinema. Visconti amava particolarmente l’arte ottocentesca; i suoi film, tra cui anche Il Gattopardo del 1963, hanno così tanti riferimenti alla pittura romantica e dei Macchiaioli (per le pose, i costumi, le ambientazioni) che meriterebbero di essere analizzati sequenza dopo sequenza per scoprirne le fonti iconografiche.

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Luchino Visconti, Senso, 1954. Fotogramma del bacio fra gli attori Alida Valli e Farley Granger.
Un bacio digitale

Qualcuno con Il bacio di Hayez ha anche voluto giocare, come spesso capita con i capolavori divenuti iconici. Il giovane artista digitale Daniele Urgo, per esempio, si è divertito a “crackare” il quadro, immaginando i due celebri amanti disturbati da un venditore ambulante di rose. L’opera, oggettivamente divertente e scanzonata, è diventata subito virale e oggi è immagine profilo di migliaia di persone sulle pagine social. «La mia intenzione – racconta l’artista – era quella di rivisitare in chiave contemporanea dei classici della storia dell’arte, un po’ per scherzo, un po’ per accendere un interesse nello spettatore nel riammirare le opere originali. Molte persone si sono riviste in quell’immagine e in molti si sono fermati a quello, altri invece sono andati oltre, altri ancora hanno rifiutato l’immagine per principio, escludendone un valore artistico; comunque sia, ha dato un’emozione e quello era il mio obiettivo. Vorrei inoltre sottolineare che il mio scopo non era creare un’immagine virale, come molti possono credere. Dietro c’è un’attenzione particolare nella costruzione del remake, dai particolari visibili (come il venditore di rose) a quelli meno visibili (le scritte cancellate sui muri, non sono lì a caso); oltre alla complessità di un’elaborazione digitale tecnica, c’è anche una riflessione estetica sul senso dell’operazione».

Daniele Urgo, Il bacio e il venditore di rose, 2011. Immagine fotografica ritoccata.
Un bacio americano

Ci sono fotografie che hanno il potere di incantare, quanto e più di un quadro o di una scultura, e che non a caso diventano famosissime e non temono il trascorrere del tempo. È il caso di due baci fotografici, tra i più celebri del Novecento, che forse più di ogni racconto seppero comunicare il sentimento della gioia per la guerra conclusa e delle aspettative per una vita pacifica che riprendeva normalmente il suo corso.

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Il primo “bacio” è opera di Alfred Eisenstaedt (1898-­1995), fotoreporter tedesco naturalizzato statunitense. Si tratta di una fotografia, scattata il 14 agosto 1945, a Time Square, in cui si vede un marinaio americano che bacia una giovane donna. La foto, scattata per strada, è nota con vari titoli, tra cui V-J day in Time Square o più semplicemente V-Day. Pubblicata su «Life» divenne subito iconica. Lei, vestita di bianco, è leggermente piegata all’indietro; lui, mentre la bacia appassionatamente, le stringe la vita. Intorno, la gente si volta e assiste divertita. È una immagine travolgente, nella sua naturalezza, nella sua spontaneità, e comunica un senso di felicità, di speranza e di fiducia. Lo scatto fu estemporaneo ma la somiglianza fra questa immagine e il capolavoro di Hayez risulta davvero impressionante.

Alfred Eisenstaedt, V-Day. Time Square, New York, 15 agosto 1945. Fotografia.

Racconta l’autore: «C’erano migliaia di persone che vagavano in giro, nelle strade secondarie e in ogni angolo. Tutti si baciavano… e c’era un marinaio che correva, abbracciando chiunque e baciando tutti. Io lo precedevo di corsa […], poi il marinaio afferrò qualcosa di bianco. Allora mi fermai e loro si baciarono. E io scattai cinque foto». Molto tempo dopo, il protagonista della scena, identificato, confermò la storia: «Ero appena uscito dal metrò, quando una ragazza mi disse che la guerra era finita. Io corsi in strada urlando di gioia. Vidi un’infermiera che sorrideva e mi sono buttato su di lei». Gli chiesero se fosse nata una storia fra loro ma lui rispose: «Non abbiamo neanche mai parlato».

Un bacio francese

L’altro famosissimo bacio, Le baiser de l’Hôtel de la Ville, o Bacio davanti all’Hotel de la Ville, ha una storia diversa, perché a differenza del primo fu “recitato” da due modelli occasionali. Si tratta della foto forse più famosa di Robert Doisneau (1912-­1994), fotografo francese specializzato nella rappresentazione di momenti di vita, rubati in strada, nei negozi, nelle case e che vedono protagonisti soprattutto i bambini e i loro giochi. Con le sue foto, Doisneau è considerato uno degli interpreti più sensibili del clima che si respirava nella Parigi dell’immediato dopoguerra.

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Robert Doisneau, Bacio davanti all’Hotel de la Ville. Parigi, 1950. Fotografia.

Questo celebre scatto è del 1950. Fu lo stesso fotografo a raccontare di aver chiesto a quei due fidanzati di baciarsi, guidandoli come avrebbe fatto un regista cinematografico. La fotografia certe volte testimonia la realtà, altre volte evoca delle storie. Quindi, la (presunta) mancanza di spontaneità nulla toglie alla valenza artistica di questa celebre immagine. «Quello che io cercavo di mostrare – spiegò Doisneau – era un mondo dove mi sarei sentito bene, dove le persone sarebbero state gentili, dove avrei trovato la tenerezza che speravo di ricevere. Le mie foto erano come una prova che questo mondo può esistere».

Un bacio interrotto

Il tema del bacio in arte, dell’amore tanto appassionato quanto sfortunato, è ancora di stringente, drammatica attualità. A Parigi, il 13 novembre 2015, un gruppo di terroristi legati allo Stato Islamico si è reso responsabile di una serie di attentati il cui tragico bilancio è stato di 132 morti e 350 feriti. In particolare, al Bataclan, storico locale parigino, tre uomini hanno sparato sulla folla durante un concerto uccidendo 89 persone. Nei giorni successivi è comparso sulle strade di Parigi un manifesto, opera di uno street artist rimasto anonimo, che ripropone il celebre soggetto di Doisneau. Qui, i due amanti sono però colpiti a morte e un rivolo di vernice rossa ricorda il sangue versato. Sul manifesto campeggia la scritta Même pas mal (‘Non mi hai fatto niente’), come a dire che l’odio e la violenza, comunque, nulla possono contro la vita, che continua e che dunque vince.

Même pas mal (Non mi hai fatto niente), street art manifesto (da Le baiser de l’Hôtel de Ville, 1950, di R. Doisneau) affisso sui muri di Parigi dopo la strage del Bataclan (13 novembre 2015).
Baci sullo schermo

Vogliamo concludere questa breve rassegna di baci d’arte con una carrellata di famosissimi baci cinematografici (li conoscete tutti? quali avreste aggiunto?), stavolta senza commento, lasciando finire in dissolvenza…

Rodolfo Valentino e Nita Naldi in Sangue e Arena di Fred Niblo, 1922.
Biancaneve di Walt Disney, 1937.
Clark Gable e Vivien Leigh in Via col vento di Victor Fleming, 1939.
Cary Grant e Ingrid Bergman in Notorius di Alfred Hitchcock, 1946.
Cenerentola di Walt Disney, 1950.
Marilyn Monroe e Joseph Cotten in Niagara di Henry Hathaway, 1953.
Lilli e il Vagabondo di Walt Disney, 1955.
La bella addormentata nel bosco di Walt Disney, 1959.
Marcello Mastroianni e Anita Ekberg in La dolce vita di Federico Fellini, 1960.
Audrey Hepburn e George Peppard in Colazione da Tiffany di Blake Edwards, 1961.
Alain Delon e Claudia Cardinale in Il Gattopardo di Luchino Visconti, 1963.
Sidney Poitier e Katharine Houghton in Indovina chi viene a cena? di Stanley Kramer, 1967.
Ryan O’Neal e Ali MacGraw in Love Story di Arthur Hiller, 1970.
Richard Gere e Debra Winger in Ufficiale e gentiluomo di Taylor Hackford, 1982.
Julia-Roberts e Richard Gere in Pretty woman di Garry Marshall, 1990.
Patrick Swayze e Demi Moore in Ghost di Jerry Zucker, 1990.
Leonardo DiCaprio e Kate Winslet in Titanic di James Cameron, 1997.
Stefano Accorsi e Martina Stella in L’ultimo bacio di Gabriele Muccino, 2001.
Tobey Maguire e Kirsten Dunst in Spider-man di Sam Raimi, 2002.
Jake Gyllenhaal e Heath Ledger in Brokeback Mountain di Ang Lee, 2005.
Kristen Stewart e Robert Pattinson in Twilight di Catherine Hardwicke, 2008.
Timothée Chalamet e Armie Hammer in Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino, 2017.


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