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Campo di grano con volo di corvi di Van Gogh
Un ultimo, disperato appello alla vita.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Postimpressionismo e Simbolismo – Data: Maggio 27, 2020 1 commento 4 minuti
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Campo di grano con volo di corvi è giustamente considerato come il testamento spirituale di Vincent Van Gogh (1853-1890). Lo dipinse subito prima di morire. Secondo alcuni critici si tratterebbe dell’ultimo quadro dell’artista, che lo avrebbe realizzato come preannuncio del suo suicidio o come ideale lettera di addio. Studi recenti e molto approfonditi delle ultime lettere di Vincent a Theo, propongono tuttavia una datazione compresa tra il 7 e il 10 luglio, due settimane prima della morte. La tela non è, quindi, il “biglietto del suicida”. È comunque la più efficace rappresentazione del dramma interiore che lacerava il pittore in quei giorni, quando più che mai si sentiva solo e sfinito. Van Gogh la dipinse riversandovi tutta la disperazione, la rabbia e persino il rancore che lo tormentavano.

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Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, luglio 1890. Olio su tela, 50,5 x 103 cm. Amsterdam, Van Gogh Museum.

Il campo, i corvi, la tempesta

Un campo di grano giallissimo, tagliato da tre viottoli che vanno in direzioni diverse, appare scosso dal vento, come un mare agitato; uno stormo di corvi neri, resi con semplici linee nere zigzaganti, si leva in un basso volo scomposto, come di avvoltoi che planano verso un cadavere. Una tempesta, quasi presaga di lutto, incombe su questo paesaggio, anticipata da nubi nere e minacciose.

Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, luglio 1890. Particolare del grano con i corvi.

Tutta la scena, realizzata con un autentico furore creativo, è composta da pennellate rabbiose, che seguono le direzioni dei piani prospettici o si accavallano. Vincent aveva scritto al fratello Theo, a proposito dei suoi ultimi quadri: «il mio pennello scorre fra le mie dita come se fosse un archetto di violino. […] I colpi di pennello vanno come una macchina, vengono e si succedono concatenati». In effetti, aveva realizzato settanta dipinti in poco più di due mesi.

Vincent Van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, luglio 1890. Particolare di un sentiero.

Un’arte d’espressione

Per Van Gogh, la rappresentazione del mondo fu sempre e solo un pretesto per parlare della sua personale visione del mondo, della vita e dell’amore. In ogni sua opera, e soprattutto nei paesaggi, egli affidò al colore il valore di una metafora, riconoscendovi una capacità di persuasione autonoma. Ed elaborò una tecnica essenziale al raggiungimento del suo scopo. Le pennellate di Van Gogh sono infatti dense, larghe, corpose, perfettamente identificabili. Sembrano avere valore in sé. È quasi possibile riconoscervi la gestualità con cui Van Gogh le stese sulla superficie del quadro. Sappiamo bene che Vincent, in un totale coinvolgimento emotivo, spesso rifiutava il filtro del pennello: spremeva direttamente il colore sulla tela, usava le dita. Ed è tutto questo a fare della sua pittura un’arte non d’impressione ma d’espressione.

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Il significato dell’opera

Ne consegue che non si può considerare Campo di grano con volo di corvi come un semplice paesaggio. Questo capolavoro è la consapevole trasposizione simbolica di uno stato d’animo e di una situazione esistenziale. È una metafora dell’anima. Il grano, nelle varie opere di Van Gogh, ha sempre rappresentato la vita: e non sfugge che, in Campo di grano con volo di corvi, i tre sentieri vuoti, che vanno verso l’ignoto, non portano da nessuna parte, sembrano invece ferire quella distesa dorata, squarciarla come a forbiciate violente. Il cielo, che sarebbe per sé stesso di un blu rassicurante, passa a tonalità cromatiche sempre più scure a causa della tempesta che incombe. In questa immagine si colgono, insomma, violenti contrasti e palesi contraddizioni.

D’altro canto, lo stesso Van Gogh scriveva, in quei giorni, frasi discordanti: a volte affermava che i suoi ultimi dipinti esprimevano «tristezza e solitudine estrema», altre volte che manifestavano «salute e forze rigeneratrici». In realtà, Campo di grano con volo di corvi ci permette di cogliere entrambi questi aspetti, perché non si tratta in sé di una scena cupa ma di una scena dal cupo significato. Il cielo azzurro e luminoso e il grano d’oro lucente sono, in quanto tali, un trionfo di vitalità; però stanno per soccombere, vinti dal colore scuro che li copre. Come l’artista che li dipinge, in un ultimo disperato appello alla vita.

Vincent Van Gogh, Autoritratto senza barba, 1890. Olio su tela, 40 x 31 cm. Collezione privata. Ultimo autoritratto dell’artista, venduto all’asta nel 1998 per 71.5 milioni di dollari.


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  1. Mi pare che questo quadro di Van Gogh (Campo di grano con volo di corvi), considerato come il suo testamento spirituale, renda perfettamente a chi ha occhi per vedere e pensiero per pensare la situazione sociale e politica attuale dell’Italia.

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