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Caravaggio
L’arte straordinaria di un “pittore maledetto”.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Il Seicento – Data: Maggio 29, 2021 0 commenti 8 minuti
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Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio (1571-1610), è stato uno dei pittori più controversi della storia dell’arte occidentale. Preceduto e seguito da una fama sinistra, per secoli è stato identificato con la trasgressione stessa, con l’idea per antonomasia del genio abbinato alla sregolatezza. Soprattutto, è stato ricordato nei secoli per la sua pervicace volontà di annullare tutte le gloriose conquiste del classicismo, con un’arte spietatamente e a volte rozzamente realista.

Ottavio Leoni, Ritratto di Caravaggio, 1621 ca. Carboncino nero e pastelli su carta, 23,4 x 16,3 cm. Firenze, Biblioteca Marucelliana.

Un’arte a lungo incompresa

Tutto questo è vero solo in parte. Caravaggio elaborò un nuovo linguaggio figurativo che entusiasmò chi si intendeva di pittura e lasciò sconcertati tutti gli altri. Però, oggi possiamo affermare che egli fu anche vittima di un clamoroso caso di diffamazione ad opera del suo primo biografo, il pittore Giovanni Baglione, suo acerrimo rivale. Caravaggio, è vero, alimentò quella sua fama indecorosa con un carattere al tempo stesso schietto, gradasso e rissoso e una vita molto sregolata. Ma nonostante la sua indole così turbolenta, volle farsi anche interprete di una parte ristretta dell’ambiente culturale cattolico, che sollecitava per la Chiesa un recupero della semplicità delle origini.

Il problema è che operò ignorando platealmente le drastiche prescrizioni del Concilio di Trento in materia d’arte. Popolò le sue tele di santi dall’aspetto umile e dimesso, spettinati e con i piedi sporchi, giudicati poco dignitosi; inoltre, dipinse sante e Madonne con il volto, e soprattutto il corpo, di certe famose e formose prostitute di Roma, da lui assunte come modelle.

È quindi comprensibile la reazione del clero e dei fedeli, che si ritrovarono quelle “donnacce” sugli altari. Sebbene adorato dai collezionisti più illuminati, i quali ben compresero la portata del suo messaggio culturale, Caravaggio finì con irritare le più alte gerarchie ecclesiastiche, che reputarono a dir poco pericolosa la scarsa ortodossia delle sue immagini. La storia, però, alla fine gli ha dato ragione: oggi è celebrato come uno fra gli artisti più grandi di tutti i tempi ed è giustamente adorato dal pubblico. L’umanità che trasuda dalle sue tele lo rende incredibilmente attuale, quindi universale.

Caravaggio, Ragazzo con canestro di frutta, 1595. Olio su tela, 70 x 67 cm. Roma, Galleria Borghese.

I dipinti giovanili

Formatosi a Milano, Caravaggio si trasferì a Roma nel 1595. Nei suoi primi dipinti, affrontò soggetti allegorici e mitologici, realizzando una serie di capolavori che dimostrarono subito la sua eccezionale virtù: tra questi il Ragazzo con canestro di frutta, che potrebbe essere un’allegoria di Gesù, e il Ragazzo morso da un ramarro.

Caravaggio, Ragazzo morso da un ramarro, 1595-96. Olio su tela, 66 x 52 cm. Firenze, Fondazione Longhi.
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Nel 1597, Caravaggio dipinse un Bacco. Nelle vesti del dio, egli presentò un normale ragazzo di strada, appoggiato a un vecchio materasso. Questi, coperto parzialmente da un lenzuolo, offre allo spettatore un largo calice di vetro colmo di vino rosso, tenendolo fra le dita sporche. Sulla mensa del dio si può ammirare una composizione di frutta mezza marcia. Anche il Bacco potrebbe alludere alla figura di Cristo.

Caravaggio, Bacco, 1597. Olio su tela, 95 x 85 cm. Firenze, Uffizi.
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Caravaggio sostenne che tutti i generi pittorici avevano pari dignità. Nella sua carriera, eseguì anche alcune nature morte, tuttavia la critica è riuscita ad attribuirgli con certezza solo la Canestra di frutta dell’Ambrosiana. Quest’opera, realizzata nel 1599, spicca come capolavoro ineguagliabile e ha il significato allegorico del memento mori.

Caravaggio, Canestra di frutta, 1599. Olio su tela, 47 x 62 cm. Milano, Pinacoteca Ambrosiana.
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Le prime opere sacre

Nei dipinti d’altare, Caravaggio iniziò a confrontarsi con soggetti nuovi, e in particolare con la pittura “di storia”. La pittura di storia, e soprattutto di storia sacra, capace di elevare gli animi e di suscitare sentimenti patetici, era infatti il genere più richiesto in quel periodo. Pur concedendosi alle richieste del proprio tempo, Caravaggio non cedette al gusto dominante né si adagiò sui moduli espressivi già conosciuti. La sua pittura sacra è infatti la semplice presentazione di un dramma che ha come protagonisti gli umili. I primi quadri a soggetto sacro furono dipinti verso la fine degli anni Novanta del Cinquecento. Nel Riposo furante la fuga in Egitto, Maria dorme con il bambino in braccio, Giuseppe veglia mentre un angelo suona il violino.

Caravaggio, Riposo durante la fuga in Egitto, 1597. Olio su tela, 1,3 x 1,6 m. Roma, Galleria Doria Pamphili.
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La sua Maddalena è una vera prostituta, piangente e accasciata su una sedia. La sua Decapitazione di Oloferne rappresenta l’episodio biblico come un brutale assassinio.

Caravaggio, Maddalena, 1597. Olio su tela, 106 x 97 cm. Roma, Galleria Doria Pamphili.
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Le cappelle Contarelli e Cerasi

Tra le commissioni più rilevanti, si ricordano le tele realizzate per la Cappella Contarelli (la Vocazione di San Matteo, il Martirio di San Matteo, San Matteo e l’angelo), e i dipinti per la Cappella Cerasi (la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo), dipinte a Roma tra il 1599 e il 1602. Nella Cappella Contarelli, Caravaggio immagina la Vocazione di San Matteo all’interno di un ambiente seicentesco, per rendere universalmente valido l’evento biblico.

Caravaggio, Vocazione di san Matteo, 1599-1600. Olio su tela, 3,22 x 3,40 m. Roma, Chiesa di San Luigi dei Francesi, Cappella Contarelli.
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Nella Cappella Cerasi, la Conversione di San Paolo è priva di azione, per comunicare l’idea della folgorazione che segnò l’apostolo. I protagonisti dei quadri di Caravaggio sembrano presi dalla strada e vengono presentati senza idealizzazione. Per questo si parla di naturalismo e perfino di realismo caravaggesco.

Caravaggio, Conversione di San Paolo, 1603-4. Olio su tela, 2,30 x 1,75 m. Roma, Santa Maria del Popolo, Cappella Cerasi.
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La luce di Caravaggio

Caravaggio sperimentò un nuovo e sorprendente uso della luce: egli adottò per le proprie opere una suggestiva illuminazione di tipo teatrale, ottenuta immaginando una fonte di luce, esterna all’inquadratura, che squarcia il buio illuminando i soggetti in modo piuttosto violento. Ne risulta un chiaroscuro molto intenso che punta a creare atmosfere inquiete. Le figure caravaggesche sembrano dunque emergere dal buio o da questo appaiono inghiottite. Questi effetti luministici non sono tuttavia fini a sé stessi: presentano, infatti, significati simbolici e allegorici, perché la luce sembra alludere all’intervento della Grazia divina nelle vicende umane.

La Deposizione e la Morte della Vergine

Risalgono agli ultimi anni romani di Caravaggio due assoluti capolavori: la Deposizione e la Morte della Vergine. Il primo mostra un Cristo cadavere dalle labbra bluastre, a stento trattenuto da chi lo sta deponendo nel sepolcro.

Caravaggio, Deposizione, 1603. Olio su tela, 3 x 2,03 m. Roma, Pinacoteca Vaticana.
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La Morte della Vergine fu rifiutata perché Maria, con il ventre gonfio e le caviglie scoperte, apparve poco decorosa. Si disse che Caravaggio avesse ritratto una prostituta morta annegata nel Tevere. Oggi si pensa che il ventre gonfio sia stato l’omaggio dell’artista alla maternità della Madonna: si tratta insomma di un quadro colto e complesso, fortemente debitore del concettualismo michelangiolesco, altamente lirico e intensamente religioso, e, nel contempo, il più duramente polemico nei confronti dell’iconografìa tradizionale.

Caravaggio, Morte della Vergine, 1606. Olio su tela, 3,69 x 2,45 m. Parigi, Musée du Louvre.
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L’esilio

Gli ultimi anni dell’artista furono densi di vicende drammatiche, fughe e solitudine. Nel 1606 Caravaggio uccise un uomo e fu costretto a scappare. Si recò a Napoli, a Malta e in Sicilia. A Malta dipinse la Decollazione del Battista, immaginando l’esecuzione di san Giovanni per strada, davanti alla porta del carcere. Morì in solitudine nel 1610.

Caravaggio, Decollazione del Battista, 1608. Olio su tela, 3,61 x 5,20 m. Malta, La Valletta, St. John Museum.
Caravaggio, David con la testa di Golia, 1609-10. Olio su tela, 125 x 101 cm. Roma, Galleria Borghese.
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Caravaggio non formò mai una sua scuola ma fu molto imitato. A Roma, Napoli, Siracusa e Messina lasciò opere capaci di influenzare le scuole locali e diffondere il suo rivoluzionario linguaggio. Questo fenomeno è oggi ricordato come caravaggismo.

Artemisia Gentileschi, Giuditta e Oloferne (prima versione), 1612. Olio su tela, 1,59 x 1,26 m. Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte.
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