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I cinque punti dell’architettura di Le Corbusier
Un documento fondamentale per la storia dell’architettura moderna.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Il primo Novecento – Data: Settembre 18, 2021 0 commenti 3 minuti
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Nel 1926, Le Corbusier pubblicò un documento fondamentale per la storia dell’architettura moderna, dove espose, in forma sistematica, le sue principali teorie architettoniche: I cinque punti dell’architettura. Secondo il maestro, un edificio doveva essere caratterizzato dalla presenza dei seguenti elementi: i pilotis, la pianta libera, la facciata libera, la finestra a nastro e il tetto-terrazza.

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I pilotis

I pilotis sono i pilastri in cemento armato, che l’architetto concepì sottili e a sezione circolare. Scrisse Le Corbusier: «La casa si approfondiva nel terreno: locali oscuri e sovente umidi. Il cemento armato rende possibili i pilotis. La casa è nell’aria, lontano dal terreno; il giardino passa sotto la casa, il giardino è anche sopra la casa, sul tetto». Nella Villa Savoye, i pilotis reggono il volume principale dell’edificio, lo sospendono rispetto al suolo, svuotano il piano terra (che viene privato di setti murari portanti) e vi consentono il posizionamento di un garage.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Interno con uno dei pilotis.
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La pianta libera

Scrisse Le Corbusier: «Il cemento armato porta nella casa la pianta libera! I piani non devono più esser ricalcati gli uni sugli altri. Sono liberi». Nella Villa Savoye, la pianta libera è il risultato dell’adozione di uno scheletro di cemento armato che comporta la totale mancanza di setti murari portanti e una grande libertà nella progettazione dei tamponamenti verticali leggeri che dividono una stanza dall’altra.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Interno.
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La facciata libera

Scrisse, poi, Le Corbusier: «I pilastri sono arretrati rispetto alle facciate, verso l’interno della casa. Il solaio prosegue in falso, verso l’esterno. Le facciate sono solo membrane leggere, di muri isolati o di finestre. La facciata è libera». Nella Villa Savoye, la facciata libera, indipendente dalla struttura, non ha funzione portante e pertanto il progettista vi ha potuto agevolmente articolare i vuoti delle finestre e i pieni dei tamponamenti murari assecondando unicamente le sue esigenze progettuali.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Interno.
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La finestra a nastro

Scrisse, ancora, Le Corbusier: «La finestra è uno degli elementi essenziali della casa. Il progresso porta una liberazione. Il cemento armato rivoluziona la storia della finestra. Le finestre possono correre da un bordo all’altro della facciata». Nella Villa Savoye, la finestra a nastro (o finestra in lunghezza) percorre quasi tutti i quattro prospetti e divide con un taglio netto le pareti perimetrali del primo piano. L’adozione di finestre a nastro non solo agevola l’illuminazione naturale ma consente anche di godere di un’ampia visuale verso l’esterno.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Interno.
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I tetti-terrazza

Scrisse, infine, Le Corbusier: «Il tetto tradizionale non conviene più. Il tetto non dev’essere spiovente ma incavato. Deve accogliere le acque all’interno, non più all’esterno. […] I giardini-terrazze diventano opulenti: fiori, arbusti e alberi, prato». Nella Villa Savoye, il tetto-terrazza o tetto-giardino o terrazzo giardino, grazie al solaio in calcestruzzo armato, può essere sfruttato al pari dei piani inferiori: infatti ospita un giardino coltivabile e un solarium, protetto da una parete tagliavento che riprende la forma delle curve al piano terra.

Le Corbusier, Villa Savoye, 1929-31. Tetto-terrazza con giardino e solarium.


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