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Il Colosseo

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La tipologia architettonica dell’anfiteatro è stata inventata nell’antica Roma. Questo particolare edificio era infatti destinato a spettacoli assai cruenti ma amatissimi dai pagani: le venationes (cacce alle fiere feroci, prevalentemente leoni, tigri e leopardi); le esecuzioni pubbliche di condannati a morte, o damnatio ad bestias (letteralmente ‘condanna alle bestie,’ cioè ad essere divorati da belve affamate e inferocite: celebri quelle dei cristiani); i ludi gladiatorii, sanguinosi combattimenti spesso mortali che avevano per protagonisti i gladiatori (da gladius, ‘spada’), atleti duramente addestrati in apposite palestre. Il Colosseo.

Strutturalmente, l’anfiteatro appare come un doppio teatro (e questo, infatti, significa il nome), di forma ellittica. All’interno presenta, al centro, un’arena dove si svolgevano gli spettacoli, interamente circondata una grande cavea con i sedili per gli spettatori. Le gradinate erano divise in diversi ordini di posti, raggiungibili da scalinate radiali che dividevano la cavea in spicchi, e avevano ingressi (vomitoria) separati. All’occorrenza, la cavea era coperta da un enorme telo, detto velario, che riparava la folla dal sole e dalla pioggia.

Oltre al Colosseo di Roma, uno degli anfiteatri più monumentali d’Italia è l’Arena di Verona, impiegata ancora oggi per concerti e grandi eventi.

Arena di Verona, I sec. d.C. Veduta aerea. Diametro maggiore 73 m, diametro minore 44 m.
Arena di Verona, I sec. d.C., esterno.

Il Colosseo

L’Anfiteatro Flavio, meglio noto come Colosseo, fu il primo, grande anfiteatro stabile di Roma. Precedentemente, la città aveva potuto godere soltanto di due strutture in legno di epoca giulio-claudia. Venne edificato per iniziativa dell’imperatore Vespasiano a partire dal 72 d.C., nell’area (al limite orientale del Foro Romano) precedentemente occupata dal lago artificiale della Domus Aurea di Nerone. Lo costruirono in soli dieci anni, con abilità organizzativa davvero eccezionale. Ma in questo i Romani erano maestri: sappiamo che i lavori di costruzione seguirono una programmazione rigorosissima e furono suddivisi tra quattro cantieri coordinati fra di loro.

Plastico di Roma imperiale. Roma, Museo della Civiltà Romana.
Plastico di Roma imperiale. Roma, Museo della Civiltà Romana. In primo piano, il Circo Massimo. Al centro, il Palatium, residenza imperiale. Sullo sfondo a destra, il Colosseo, a sinistra i Fori Imperiali.

Secondo la tradizione, il Colosseo deve il suo nome a una vicina statua di Nerone, che per le sue dimensioni straordinarie era nota come “il colosso”. In realtà, è invece possibile che l’appellativo sia proprio legato alla grandezza di questo anfiteatro. Il Colosseo è infatti enorme e possente.

L’edificio fu completato da Tito, figlio e successore di Vespasiano, che aggiunse il terzo e quarto ordine di posti, inaugurandolo, nell’80 d.C., nella sua versione definitiva. Sappiamo che quell’anno Tito organizzò cento giorni di giochi, durante i quali morirono circa 2000 gladiatori e 9000 animali. Ulteriori modifiche al Colosseo furono apportate su iniziativa di Domiziano, che fece scavare i sotterranei. Questo nuovo intervento puntò a rendere più agevole la gestione degli spettacoli ma probabilmente impedì, da quel momento in poi, l’allestimento delle naumachie (cioè le simulazioni di battaglie navali), le quali prevedevano l’allagamento dell’arena.

Plastico di Roma imperiale con il Colosseo. Roma, Museo della Civiltà Romana.

Dopo il VI secolo, la struttura fu abbandonata e riutilizzata nel tempo come cava di materiale edilizio: si procedette, insomma, a una sua demolizione sistematica, che ebbe fine solo nel 1675, quando l’anfiteatro fu dedicato alla memoria dei martiri cristiani.

La pianta

Come tutti gli anfiteatri, il Colosseo presenta una pianta ellittica, con un perimetro che raggiunge i 527 m e assi che misurano 187,5 e 156,5 m. La sola arena, all’interno, misura 86 × 54 m, con una superficie totale di 3.357 m². L’arena, al centro, dove si svolgevano gli spettacoli, è circondata dalle gradinate della cavea, dove sedevano gli spettatori.

Questa grande cavea poteva ospitare 68.000 posti a sedere e 5000 posti in piedi. Gli spettatori potevano usufruire, in totale, di ottanta ingressi ad arcate, tutti numerati. Di questi, quattro erano riservati ai magistrati, alle vestali (sacerdotesse di Vesta) e agli ospiti d’onore, uno all’imperatore e altri quattro (di servizio) ai carri che dovevano raggiungere i sotterranei.

Anfiteatro Flavio o Colosseo. Pianta.

L’interno

Il piano dell’arena, oggi scomparso, presentava una pavimentazione realizzata parzialmente in muratura e parzialmente in legno. Era completamente coperto di sabbia, tenuta costantemente pulita, che serviva ad assorbire il sangue versato da uomini e animali durante i combattimenti. I sotterranei, che adesso appaiono scoperti, erano un tempo bui, illuminati solo dalle torce e dalle lampade ad olio. Vi si trovavano vari ambienti di servizio, tra cui le celle dei condannati a morte, le gabbie delle belve, le stanze dei combattenti (dove i gladiatori attendevano prima di entrare nell’arena), i depositi per le armi e le attrezzature sceniche.

Colosseo, veduta aerea.

Si deve immaginare, nei giorni dedicati agli spettacoli, questo labirinto oscuro attraversato da decine e decine di persone (i gladiatori, gli inservienti, gli addetti alle fiere). Tutti gli ambienti erano collegati da un complicato sistema di passaggi e gallerie: su un ampio passaggio centrale, che attraversava l’asse maggiore, si innestavano 12 corridoi curvilinei. Ottanta montacarichi, azionati con un efficace sistema di contrappesi, permettevano l’ingresso delle fiere nell’arena e il cambio repentino di scenografia.

Anfiteatro Flavio o Colosseo. Veduta dell’arena.

La sezione

Il pubblico del Colosseo era protetto da un sofisticato sistema di sicurezza. L’arena era infatti circondata da un alto muro, o podium, di circa 4 m, decorato da nicchie e marmi e dotato di un’alta rete di protezione. Sulla cima del podium, una serie di cilindri impediva agli animali di aggrapparsi e saltare oltre. Al suo interno, la cavea era suddivisa in cinque settori orizzontali concentrici (maeniana), assegnati a diverse categorie di pubblico, collegati da scalinate radiali. Nel settore inferiore, più vicino all’arena, dotato di gradini ampi e bassi con eleganti seggi di legno, trovavano posto i senatori e i loro familiari.

Anfiteatro Flavio o Colosseo. Sezione.

All’imperatore, ai consoli e alle vestali era destinata la tribuna imperiale sul lato nord. All’estremità opposta si trovava un secondo palco d’onore, riservato ad altri dignitari. Seguivano il maenianum primum, il maenianum secundum (a sua volta suddiviso in imum, inferiore, e summum, superiore) e infine il maenianum summum in ligneis. Quest’ultimo era compreso all’interno del portico colonnato che coronava la cavea (porticus in summa cavea) e presentava circa undici gradini lignei. Qui prendevano posto le donne, cui era vietato mescolarsi agli spettatori di sesso opposto.

Anfiteatro Flavio o Colosseo, 72-76 d.C. Prospetto. Roma.
Anfiteatro Flavio o Colosseo, 72-76 d.C. Prospetto. Roma.
Anfiteatro Flavio o Colosseo, 72-76 d.C. Prospetto. Roma.

Il prospetto

L’altezza attuale del Colosseo raggiunge 48,5 m, ma originariamente arrivava a 52 m. L’edificio è stato infatti parzialmente demolito nei secoli. Presenta, ancora oggi, un maestoso prospetto continuo in travertino, con tre livelli sovrapposti di 80 arcate rette da pilastri, ai quali si addossano semicolonne tuscaniche al primo piano, ioniche al secondo, corinzie al terzo. Il quarto piano, costituito da un attico in parte ancora esistente, presentava una parete piena, scandita da lesene corinzie corrispondenti alle sottostanti semicolonne, con particolari capitelli a foglie lisce.

Anfiteatro Flavio o Colosseo, 72-76 d.C. Prospetto. Particolare con il secondo e terzo piano e dell’attico.
Anfiteatro Flavio o Colosseo, 72-76 d.C. Prospetto. Particolare con il terzo piano.

L’attico era aperto da 40 piccole finestre quadrate, cosicché a un riquadro pieno ne seguiva uno vuoto. È possibile che, un tempo, l’attico fosse ulteriormente decorato ad clipea, ossia con grandi scudi in bronzo dorato (detti clìpei), collocati nei riquadri pieni in alternanza con le finestre. Ogni riquadro dell’attico presenta, immediatamente sopra il livello delle aperture, tre mensole sporgenti, per un totale di duecentoquaranta, le quali sostenevano le antenne, cioè i pali che dovevano trattenere l’enorme copertura del velario.

Anfiteatro Flavio o Colosseo, 72-76 d.C. Prospetto. Particolare con l’attico.
Carlo Lucangeli, Modello del Colosseo, 1790-1812. Legno e altri materiali, scala 165. Roma, Museo del Colosseo.

Sovrapposizione e concatenazione degli ordini

Le semicolonne tuscaniche, ioniche e corinzie costituiscono la più importante decorazione del Colosseo, anche se ciò che lo caratterizza maggiormente è la sequenza ininterrotta dei suoi grandiosi archi. Nell’antica Roma, però, la forma nuda dell’arco, che i Greci avevano rifiutato, poteva essere tollerata solo nelle architetture di pubblica utilità, come i ponti e gli acquedotti; ma nei monumenti più importanti, ossia negli archi di trionfo, nei teatri, negli anfiteatri (le cui dimensioni richiedevano comunque l’impiego dell’arco e della volta) la necessaria autorevolezza estetica era garantita dalla cosiddetta “concatenazione”, ossia dall’associazione formale del sistema trilitico (semicolonne + trabeazione sovrastante) con quello dell’arcata.

In altre parole, ogni arco viene come “incorniciato” dall’ordine architettonico. Inoltre, quando un edificio monumentale presentava tre o più piani di arcate concatenate agli ordini architettonici, come nel caso del Teatro di Marcello e del Colosseo, gli architetti non sceglievano un solo ordine ma adottavano una scansione di dorico, ionico e corinzio o di tuscanico, ionico e corinzio. Questa sovrapposizione degli ordini (non estranea al mondo greco) prevedeva, in pratica, una progressione dall’ordine considerato più sobrio e robusto (il dorico o il tuscanico), in basso, a quello più snello, elegante e decorativo (il corinzio) in alto, passando per lo ionico al centro.

Carlo Lucangeli, Modello del Colosseo, 1790-1812. Particolare con la concatenazione e la sovrapposizione degli ordini.

Il sistema strutturale

Il Colosseo si innalza su imponenti fondazioni in tufo. I muri portanti del prospetto sono interamente in “opera quadrata”, realizzati in tufo all’interno e travertino all’esterno. I blocchi di travertino erano un tempo collegati tra loro con perni metallici, che durante il Medioevo furono estratti con l’intento di recuperarne il materiale. I numerosi fori lasciati da questa operazione di spoglio sono ancora oggi ben visibili sulla facciata esterna.

Colosseo con i buchi rimasti dopo estrazione dei perni metallici.

Le volte a crociera (tra le più antiche del mondo romano), gli archi, i corridoi anulari che sorreggono la cavea sono in calcestruzzo. Il Colosseo era un tempo dotato di un grandioso impianto idraulico che alimentava le numerose fontane, distribuite nei vari settori della cavea. Un complesso sistema fognario, invece, consentiva lo smaltimento delle acque e dei materiali organici scaricati dai molti gabinetti.

Sezione del Colosseo che evidenzia il sistema delle volte di sostegno.
Colosseo, corridoio interno.
Colosseo, scorcio dell’interno che evidenzia il sistema di arcate di sostegno.

Secondo le necessità, il pubblico era protetto sia dal sole sia dalla pioggia dal velario, una gigantesca copertura in stoffa che veniva aperta e chiusa sulla cavea, grazie a un sofisticato sistema di corde e carrucole, azionate da addetti specializzati (marinai della Classis Misenensis, la flotta romana di base a Miseno). Il velario era probabilmente ancorato anche a terra, grazie a lunghe funi legate a cippi inclinati posti all’esterno dell’anfiteatro.

Colosseo, ricostruzione con il velario [disegno di D. Spedaliere].

Il simbolo di Roma

Nonostante la sua storia travagliata e le sciagurate spoliazioni che lo hanno parzialmente demolito, il Colosseo, assieme al Pantheon, è rimasto una delle testimonianze più alte e preziose dell’architettura antica. Intere generazioni di artisti, dal Rinascimento in poi, lo hanno studiato e analizzato nel dettaglio, al fine di scoprire tutti i segreti costruttivi dei Romani e di apprendere correttamente il linguaggio architettonico classico. Ma, e questo è forse più importante, il Colosseo continua a stupirci e a emozionarci come duemila anni fa.

Il Colosseo al tramonto.

Non è certamente un caso se oggi il Colosseo, o meglio ciò che ne resta, è diventato il simbolo di Roma e una delle maggiori attrazioni turistiche del mondo. Come tutto il centro storico della città, è stato inserito dall’Unesco nella lista dei patrimoni dell’umanità, nel 1980. Nel 2007, a seguito di un referendum internazionale organizzato sul web, è stato inserito (unico edificio europeo) fra le “Nuove sette meraviglie del mondo”.

Colosseo, veduta notturna.