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Constable
Un maestro del Romanticismo inglese.
By Giuseppe Nifosì Posted in Neoclassicismo e Romanticismo on Luglio 10, 2019 0 Comments 5 min read
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John Constable (1776-1837) è considerato uno dei più grandi paesaggisti della storia dell’arte inglese e uno dei più autorevoli esponenti del cosiddetto paesaggio pittoresco, ossia di quel paesaggio romantico capace di far percepire il senso del disfacimento di quanto l’uomo ha saputo produrre e di provocare commozione nello spettatore indotto a riflettere sul tempo che passa e sulla vita che scorre. Dopo aver assimilato le lezioni dei grandi maestri del paesaggio francesi e olandesi, Constable rinnovò le leggi di questo genere pittorico, influenzando a sua volta gli artisti del Romanticismo francese. I suoi audaci procedimenti nel trattamento della fuggevole luce atmosferica anticiparono alcune ricerche della successiva pittura tardo-ottocentesca. Originario della contea del Suffolk, figlio di un proprietario di mulini sul fiume Stour, nel 1799 Constable si stabilì a Londra, dove frequentò i corsi della Royal Academy e studiò le opere di Rubens e del noto ritrattista settecentesco Thomas Gainsborough. Nonostante la sua ammirazione per la tradizione classicista francese, Constable decise di superarne la visione idealizzata e arcadica del paesaggio. Già nel 1803 annotava: «Nel corso degli ultimi due anni non ho fatto che rincorrere quadri e mi sono impossessato di una verità di seconda mano. Voglio […] tentare di dipingere ciò che vedo, senza affettazione e con semplicità, come lo vedo». Queste semplici parole, «come lo vedo», furono il primo annuncio di una rivoluzione in pittura: sarebbero infatti divenute le parole d’ordine del Realismo e dell’Impressionismo. Nelle opere, Constable s’ispirò essenzialmente ai suoi luoghi d’origine e amò tornare a distanza di anni sullo stesso soggetto.

A Flatford

Due dipinti, in particolare, evocano l’ambiente nel quale l’artista trascorse gli anni felici della sua infanzia; si tratta di paesaggi realistici e sentimentali a un tempo, rappresentati con il filtro nostalgico della memoria. Nella Barca in costruzione presso Flatford, del 1815, si nota in primo piano un barcone in cantiere, mentre il fiume Stour risplende nella quieta luce solare di una calda giornata estiva. La critica è concorde nel giudicare la Barca in costruzione come una delle opere più finite di Constable. È probabile che l’artista abbia portato intenzionalmente questo dipinto a un maggiore grado di finitezza, nel tentativo di contrastare l’opinione corrente che i suoi quadri fossero poco incompiuti; opinione che gl’impedì, fino al 1819, di essere eletto membro della Royal Academy.

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John Constable, Barca in costruzione presso Flatford, 1815. Olio su tela, 50,8 x 61,6 cm. Londra, Victoria and Albert Museum.

Il mulino di Flatford, del 1817, è forse una delle opere più ambiziose fra quelle dipinte da Constable nell’arco della sua carriera. In una calda giornata di sole, il fiume Stour scorre placido per un canale sotto il mulino di famiglia a Flatford; il barcone del padre sta iniziando la sua navigazione verso Londra, trainato da un cavallo e guidato da un ragazzo con un lungo palo. Il lavoro è semplice e procede con molta tranquillità e lo spettatore sente di poter condividere la serenità dei ragazzi all’opera. In quest’opera, come nelle successive, l’inquadratura della scena è innovativa, non rispetta le leggi della simmetria né le regole della tradizionale composizione accademica. Con una sensibilità straordinaria, attenta alle più sottili gradazioni di tonalità, Constable vi dissolve gli oggetti nella luce, facendo vibrare l’intera superficie del quadro. «Quando mi siedo per eseguire uno schizzo al confronto diretto con la natura, la mia prima preoccupazione è quella di tentare di dimenticare di aver mai visto un quadro in vita mia» – scriveva il pittore in una lettera. «Nei miei quadri tento di rappresentare la luce, la rugiada, il vento, il fiorire e il calore o il freddo, nulla di tutto ciò mi è stato rivelato da un pittore»; da queste sue parole è evidente l’intenzione dell’artista di pervenire a una comprensione pura dell’effetto naturale; a questo scopo traspose alla pittura a olio i princìpi della pittura ad acquerello.

John Constable, Il mulino di Flatford, 1817. Olio su tela, 1,02 x 1,27 m. Londra, Tate Gallery.
Lo stile di Constable

Nei suoi quadri, il colore è spesso applicato a pennellate larghe, talvolta sembra addirittura spazzolato sulla tela, al punto che i suoi detrattori lo accusarono di dipingere servendosi solo della spatola. I suoi schizzi pittorici affascinano forse più dei quadri finiti: gli studi preparatori, consentendogli una rapida esecuzione, gli garantirono la possibilità di esprimersi con assoluta libertà e di fissare l’aspetto perennemente mutevole della natura, di cogliere la sensazione fuggevole di un istante, di strappare al tempo l’attimo fuggente. La poetica di Constable fu insomma quanto mai lontana dal visionarismo: all’artista fu sufficiente ammirare la campagna nella sua splendida quiete, per tradurla in un’arte equilibrata, dove l’espressione del sentimento provato di fronte alla natura si coniuga con la visione realista del mondo.

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John Constable, Studio di nubi, 1822, particolare. Olio su tela. Londra, Royal Academy of Arts.
La malinconia di Hadleigh

Negli ultimi anni della sua carriera, segnati dall’amarezza per gli insuccessi professionali in patria e dal dolore per la morte della moglie, Constable iniziò a incupire i suoi paesaggi, sviluppandovi accentuate componenti drammatiche. Il Castello di Hadleigh, del 1829, è una triste e commovente veduta della solitaria campagna sul mare, illuminata da una luce fredda e grigia; il maestoso isolamento di una torre in rovina vuole forse alludere alla dissoluzione di ogni cosa umana. L’artista ha senza dubbio accentuato la desolazione del luogo, con l’intento di riversare nella bellezza di una natura anonima e infinita i caratteri del suo stato d’animo, gravato permanentemente da un dolore profondo e malinconico.

John Constable, Il Castello di Hadleigh, 1829. Olio su tela, 1,22 x 1,64 m. New Haven, Yale Center for British Art.
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