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Il Cristo Pantocratore
La rappresentazione medievale di Gesù Signore di tutto.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età romanica – Data: Marzo 12, 2020 0 commenti 3 minuti
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Quella del Cristo Pantocratore è una delle più importanti e autorevoli rappresentazioni di Gesù che l’arte romanica abbia prodotto. Pantocratore, dal greco, vuol dire letteralmente ‘signore di ogni cosa, onnipotente’. Emblema di maestà, potenza e sacralità, questa immagine del Cristo nacque in ambito paleocristiano ma cominciò a diffondersi con l’arte bizantina dopo il X secolo. Nell’iconografia del Pantocratore, la figura del Messia è limitata al solo busto ed è collocata solitamente al centro della cupola o nel catino absidale, elementi architettonici che simbolicamente raffigurano il Cielo. Accanto alla sua testa, si trovano spesso scritte o le lettere greche di abbreviazione del suo nome.

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Cristo Pantocratore, 1180-90. Mosaico absidale. Duomo di Monreale (Palermo).

Il Cristo di Monreale

Il grandioso Cristo Pantocratore di Monreale giganteggia nel trionfo del suo fondo oro, in uno spazio di oltre 13 metri per 7. Ha il volto barbuto, i capelli lunghi, lo sguardo severo e malinconico insieme; la sua grande aureola è crociata, per alludere alla sua funzione vivificatrice, e gemmata, in omaggio alla sua regalità. Accanto, la scritta in greco “Iesoùs Christòs pantocràtor” (‘Gesù Cristo l’onnipotente’). Indossa una tunica rossa lumeggiata d’oro e un manto azzurro.

Sono colori che hanno un preciso significato: il rosso simboleggia la regalità e l’umanità, l’azzurro la divinità. Infatti, Cristo è Dio che ha assunto una natura umana. Egli alza la mano destra per benedirci mentre con la sinistra ci mostra il suo Vangelo aperto. Sulle pagine del sacro libro possiamo distintamente leggere, in latino e in greco, la sua promessa: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita» (Giovanni, 8, 12).

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Cristo Pantocratore, 1131-48. Mosaico absidale. Duomo di Cefalù (Palermo).

Benedire alla greca o alla latina

Ricordiamo che fino al II secolo d.C., la benedizione fu impartita con l’imposizione della mano, mentre dal III secolo in poi si affermò quella effettuata con la mano destra levata, che per questo motivo fu chiamata “mano della misericordia” (la sinistra è la ‘mano della giustizia’, simbolo della potenza regale). Il gesto della benedizione “alla latina” si distingueva da quello “alla greca”: nella benedizione latina il pollice, l’indice e il medio della mano destra sono tesi verso l’alto, mentre le altre due dita sono piegate all’interno. Invece, nella benedizione greca il pollice e l’anulare si toccano mentre l’indice e il medio sono allungati verso l’alto.

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Cristo Pantocratore, 1143. Mosaico della cupola, particolare. Palermo, Cappella Palatina.

Le arti figurative romaniche Mosaico


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