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La Dama con l’ermellino di Leonardo
Un omaggio al fascino e all’intelligenza della donna.
By Giuseppe Nifosì Posted in L’età rinascimentale: il Quattrocento on Maggio 8, 2019 0 Comments 4 min read
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Scrisse Leonardo da Vinci che «il bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l’huomo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile perché s’ha a figurare con gesti e movimenti delle membra». Secondo Leonardo quindi, l’uomo e la donna vanno rappresentati nella loro integrità fisica e spirituale; per questo l’artista non può limitarsi a studiarne l’aspetto ma deve anche saperne rivelare i pensieri e le emozioni attraverso i gesti e le espressioni del viso.

Leonardo, Dama con l’ermellino, 1485-90. Olio su tavola, 54 x 40,3 cm. Cracovia, Museo Nazionale.
La Dama con l’ermellino

I ritratti femminili di Leonardo, fra cui la Gioconda, oltre ad essere assolutamente straordinari, sono tra le poche opere di pittura italiana nelle quali la donna è raffigurata con una considerazione pari a quella riservata alle figure maschili, dunque allo stesso livello, morale, intellettuale e spirituale, dell’uomo. Le donne di Leonardo non sono sublimate o idealizzate; sono donne vere, poste al centro della natura.

La Dama con l’ermellino, dipinto da Leonardo durante il suo primo soggiorno milanese, tra il 1485 e il 1490, è giustamente considerato uno dei suoi ritratti più affascinanti, rappresentando un esempio straordinario di penetrazione psicologica. La donna, che è stata identificata con la quindicenne Cecilia Gallerani, giovanissima amante di Ludovico Sforza, è ritratta con in braccio un ermellino, un piccolo animale il cui nome greco (galè) corrisponde alle prime due sillabe del suo cognome. Lo stesso Ludovico era Cavaliere dell’Ordine dell’Ermellino (un prestigioso titolo conferitogli dal re Ferdinando I di Napoli). L’ermellino era simbolo di castità e per questo era frequentemente rappresentato in braccio alle nobili fanciulle.

Leonardo, Dama con l’ermellino, 1485-90. Particolare.

Ma in questo capolavoro leonardesco la presenza dell’animale assume significati del tutto nuovi. All’anatomica esattezza dell’ermellino si contrappone, infatti, la costruzione volumetrica del busto femminile, con la sua torsione a spirale che esclude lo spettatore da un eventuale coinvolgimento. La giovane donna, il cui sguardo vivo e profondo contrasta con l’espressione bruta e ferina dell’animale tenuto in braccio, è infatti voltata e rivolge la sua attenzione a qualcosa che l’ha distratta.

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«Leonardo sconvolge la tradizione ritrattistica quattrocentesca», ha scritto lo storico dell’arte Carlo Pedretti. «Né profilo, né tre quarti. Subentra la naturalezza di un atteggiamento visto nel suo svolgersi, come in una sequenza cinematografica». Per Cecil Gould, già direttore della National Gallery di Londra, la Dama con l’ermellino è un’opera che vive fuori del suo tempo per partecipare del nostro. «Il tipo di donna è quello che ci è familiare, intelligente, sofisticata, attraente; una donna leggermente nevrotica che occupa un posto di responsabilità con uomini come subalterni».

Leonardo, Dama con l’ermellino, 1485-90. Particolare.

Cecilia è sobriamente abbigliata e non porta vistosi gioielli; ella ostenta una controllata eleganza che valorizza la sua fresca bellezza e la giovanissima età. Colpisce l’elaborata acconciatura, con i lisci capelli castani divisi da una riga centrale in due bande aderenti raccolte sul retro da una coda infilata in una guaina e con una ciocca passata sotto il mento: un’estrosità, molto di moda in quegli anni. I capelli sono tenuti fermi da una cuffia sottilissima e trasparente, dall’ orlo ricamato che arriva a sfiorare le sopracciglia, trattenuta da una striscia sulla fronte, allacciata dietro, probabilmente con un gioiello. La lunga collana, stretta intorno alla gola e lasciata pendere sul seno, è composta di grandi grani che potrebbero essere di ambra nera, onice, corallo nero o agata.

Cecilia ebbe un bambino da Ludovico il Moro, che tuttavia non la sposò (ma riconobbe il figlio). Egli era infatti già promesso a Beatrice d’Este. Tuttavia, il Duca volle tenere l’amata sempre vicino a sé. Le donò Palazzo Carmagnola, a pochi passi dal Castello Sforzesco, e nel 1492 le procurò un marito, il conte Ludovico Carminati Brambilla. Nella sua dimora, la bella dama creò uno dei più importanti circoli letterari di Milano, frequentato da artisti, poeti e letterati, tra cui lo stesso Leonardo.

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