menu Menu
Da Filippo Lippi a Botticelli: la fortuna della “lippina”
Due deliziose madonne quattrocentesche.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età rinascimentale: il Quattrocento – Data: Marzo 22, 2020 4 commenti 4 minuti
Il Futurismo Articolo precedente Il Cristo in trono di Santa Pudenziana a Roma Prossimo articolo

Versione audio:

Il fiorentino Filippo Lippi (1406 ca.-1469), monaco nel convento del Carmine della sua città, divenne prete appena quindicenne e condusse un’esistenza avventurosa, perseguitato dai creditori; fu arrestato per truffa e liberato solo per intercessione di Cosimo dei Medici che lo aveva preso in simpatia. Divenuto cappellano delle religiose di Santa Margherita, fuggì con una suora, Lucrezia Buti, da cui ebbe un figlio, Filippino, divenuto a sua volta pittore. Ancora grazie a Cosimo, ottenne la riduzione al laicato (ma non sposò mai Lucrezia, pur avendo da lei anche una figlia); Vasari riferisce che poi morì avvelenato dai parenti di una delle sue amanti. Nonostante le sue vicende biografiche, quando dipinse restò sempre un mistico, fedelissimo al culto mariano.

Leggi anche:  L’Annunciazione del Beato Angelico

La sua formazione si realizzò sull’esempio dell’arte di Masaccio, la cui influenza è del tutto evidente nelle robuste figure delle sue prime opere. In seguito, questo plasticismo si attenuò, lasciando spazio a più dolci cadenze lineari e a nuove trasparenze cromatiche, certamente debitrici dello stile dell’Angelico. Il capolavoro dell’artista è considerato il ciclo di affreschi nella Cappella maggiore del Duomo di Prato (1452-64), con Storie di San Giovanni Battista e di Santo Stefano. Tuttavia, è molto più rappresentativa del suo stile la serie delle Madonne. A differenza del Beato Angelico, Filippo Lippi non poté fare a meno di dotare le sue Vergini di una casta concretezza che le rendeva donne e madri reali, dalla carnosità aggraziata ma florida e piacente. Lippi, del resto, fu uno dei primi pittori fiorentini a prestare ai suoi personaggi i volti dei concittadini; pare infatti che dietro il sorriso delle sue Madonne si nascondano i lineamenti della compagna, Lucrezia Buti.

Filippo Lippi, Madonna col Bambino e angeli, 1465. Tempera su tavola, 95 x 62 cm. Firenze, Uffizi.

La “Lippina”

La deliziosa Madonna col Bambino e angeli degli Uffizi, del 1465, costituì un modello per gli artisti più giovani, tanto da essere ribattezzato “Lippina”. Maria siede su un trono, dotato di un morbido cuscino ricamato e dal bracciolo intagliato, e contempla il figlio bambino il quale, sostenuto da due angeli, protende le piccole braccia verso di lei.

Filippo Lippi, Madonna col Bambino e angeli, 1465. Particolare.

La sua raffinatissima acconciatura, con i capelli intrecciati a veli e ornati da una coroncina di perle, richiama quella delle nobildonne fiorentine del tempo. Maria, che congiunge le mani in un gesto di preghiera, ha un’espressione tanto dolce quanto malinconica, presagendo il destino doloroso che attende entrambi. Deliziosi sono i due angioletti, uno dei quali rivolge lo sguardo allo spettatore, come a volerlo coinvolgere. La grande finestra sullo sfondo si apre su un vasto paesaggio marino, con grandi rocce e ricco di vegetazione.

Leggi anche:  Masaccio e Masolino a confronto
Filippo Lippi, Madonna col Bambino e angeli, 1465. Particolare.

La Madonna di Napoli del Botticelli

Sandro Botticelli (1445-1510) si formò come pittore proprio presso Filippo Lippi, dal 1464 al 1467, prima di trasferirsi alla bottega del Verrocchio, che frequentò tra il 1467 e il 1470, anno in cui si mise in proprio. Dotato di un precoce e sicuro talento, il giovane artista iniziò a distinguersi fin dagli primi anni Settanta del Quattrocento grazie ad alcune Madonne aristocratiche e delicate, fortemente influenzate dallo stile lippesco. Tra queste, la Madonna col Bambino e due angeli, oggi a Napoli, che un tempo la critica aveva attribuito al maestro, Filippo Lippi, ai cui modelli, d’altro canto, Sandro si era deliberatamente ispirato, proponendone una sorta di personale reinterpretazione.

Sandro Botticelli, Madonna col Bambino e due angeli, 1468-70. Tempera su tavola, 100 x 71 cm. Napoli, Museo Nazionale di Capodimonte.

La tavola napoletana, infatti, si offre come una variante della Lippina degli Uffizi, che Botticelli ripropose rovesciata e mantenendo la posa sostanzialmente invariata. Maria, seduta in un cortile e in prossimità di un parapetto di marmo, accoglie il Bambino che due angeli, appena adolescenti, le stanno porgendo.

Leggi anche:  La Madonna del Magnificat di Botticelli
Sandro Botticelli, Madonna col Bambino e due angeli, 1468-70. Particolare.

Il piccolo tende affettuoso le braccia alla madre, che tuttavia appare pensierosa e turbata. Le Madonne di Lippi erano sempre dolci e teneramente accoglienti; le figure di Botticelli, invece, tendono a mostrarsi malinconiche e lievemente distaccate. Sullo sfondo, un paesaggio roccioso solitario è stato sintetizzato in forme semplici e aguzze, alla maniera del Verrocchio che forse, in quegli anni, Botticelli ancora frequentava.

Anche i tratti somatici della Vergine, leggermente affilati, richiamano quelli delle Madonne verrocchiesche. Le figure presentano linee di contorno piuttosto marcate. Ciò svela, precocemente, una caratteristica dello stile botticelliano, in cui il disegno avrebbe sempre prevalso sulla resa dei chiaroscuri, che nei suoi dipinti furono abbastanza secchi e poco sfumati.


Articolo precedente Prossimo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Annulla Pubblica il commento

  1. Queste tue lezioni sono per me una scoperta continua e contribuiscono a rafforzare sempre di più il mio interesse per l’arte. Un immenso grazie!

keyboard_arrow_up