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La Flagellazione di Piero della Francesca
Un sogno matematico dall’oscuro significato.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età rinascimentale: il Quattrocento – Data: Dicembre 9, 2019 2 commenti 5 minuti
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La Flagellazione è uno dei più celebrati capolavori di Piero della Francesca (1415/20-1492), grande maestro della pittura quattrocentesca. Dipinta, secondo le ultime ipotesi, tra il 1460 e il 1461, è considerata come una delle opere più controverse del Rinascimento. Il dipinto fu quasi certamente eseguito a Urbino, dove il pittore si era trasferito dalla fine degli anni Cinquanta e dove visse, a più riprese, per un lungo periodo. Committente del quadro potrebbe essere stato Federico da Montefeltro, duca di Urbino e suo grande ammiratore. Federico era un guerriero; tuttavia, aveva acquisito nel tempo la cultura degna di un sovrano europeo e aveva alimentato nella sua corte un clima di sontuoso e raffinato mecenatismo.

Piero della Francesca, Flagellazione, 1460-61. Tempera su tavola, 59 x 81,5 cm. Urbino, Galleria Nazionale delle Marche.

Due scene in una

La Flagellazione riunisce due scene distinte eppure connesse fra di loro: a destra, in primo piano, tre uomini sembrano colloquiare insieme, in una strada affiancata da edifici antichi e rinascimentali.

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Piero della Francesca, Flagellazione, particolare con i tre personaggi in primo piano.

A sinistra, Cristo legato alla colonna è flagellato al cospetto di Pilato, che osserva la scena seduto sul trono. Questa pagina del Vangelo è ambientata sotto una loggia classica, sostenuta da colonne composite scanalate, coperta da un soffitto a cassettoni, e ispirata apertamente alla contemporanea architettura di Leon Battista Alberti, grande architetto del Rinascimento che di Piero era amico.

Ricostruzione grafica della loggia albertiana in cui si svolge la scena della flagellazione.

La pavimentazione in cotto della piazza è percorsa da lunghe strisce di marmo bianco; il pavimento della loggia, invece, è riccamente decorato con grandi tarsie marmoree bianche e nere. La scena è resa con grande perizia tecnica attraverso la definizione attenta di ogni particolare.

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Un sogno matematico

Nella Flagellazione, i due gruppi di figure, benché apparentemente estranei fra di loro, sono idealmente unificati da una costruzione prospettica assai complessa, che è poi la vera protagonista della tavola. Tale prospettiva sembra voler indicare che il quadro non va letto da sinistra a destra, come vorrebbe la logica, ma da destra a sinistra, lasciando intuire che il titolo dell’opera è fuorviante: la flagellazione di Cristo, così relegata in secondo piano, sembra avere in sé stessa un valore simbolico e appare evocativa di qualcos’altro, forse un fatto storico contemporaneo alla vita dell’artista.

Le due scene sono inscrivibili, insieme, in un rettangolo i cui lati si relazionano fra loro secondo la formula proporzionale della sezione aurea, pari al numero 1,618, amato e applicato in architettura sin dai tempi dell’antica Grecia. D’altro canto, a un esame attento dell’opera si scoprono ovunque rapporti numerici, figure geometriche, corrispondenze, parallelismi che rivelano quanto studio abbia dedicato Piero della Francesca alla sua composizione e che hanno spinto la critica a definire la Flagellazione come un “sogno matematico”.

Piero della Francesca, Flagellazione, particolare con la scena di Cristo alla colonna.

Un misterioso significato

Quest’opera ha costituito e continua a costituire uno degli enigmi più avvincenti della storia dell’arte. Nel corso del tempo sono state formulate almeno dieci ipotesi interpretative differenti, delle quali ricordiamo solo la più recente e attendibile. Il dipinto sarebbe un’allegoria della Chiesa tribolata dai Turchi, con un chiaro riferimento alla presa di Costantinopoli, avvenuta otto anni prima della realizzazione del dipinto, nel 1453. È stato osservato, a sostegno di questa ipotesi, che la colonna alla quale è legato Cristo è sormontata dalla statua classica di un uomo che sorregge un globo; si sa che un monumento simile era stato eretto in onore di Costantino nell’appena rifondata Costantinopoli.

Piero della Francesca, Flagellazione, particolare con la statua dorata in cima alla colonna.

Le figure

Ponzio Pilato, che assiste impotente alla tortura, sarebbe in realtà l’imperatore di Bisanzio Giovanni VIII. I flagellatori sarebbero gli infedeli, e in effetti sia gli atteggiamenti sia le fisionomie rimandano alle figure dei pirati turchi e mongoli. Il personaggio di spalle sarebbe invece il sultano Maometto II che intendeva insediarsi sul trono di Bisanzio: egli è infatti a piedi scalzi, mentre è Giovanni VIII a indossare i purpurei calzari imperiali, che solo gli imperatori bizantini potevano portare.

Piero della Francesca, Flagellazione, particolare con Ponzio Pilato, identificato con l’imperatore Giovanni VIII.

I tre uomini in primo piano sarebbero invece, da sinistra: il cardinale Bessarione, ossia il delegato bizantino che molto si adoperò durante il Concilio di Ferrara e Firenze del 1438-39, nella speranza di ottenere l’aiuto occidentale contro gli Ottomani e di scongiurare la caduta di Costantinopoli; Tommaso Paleologo, pretendente senza speranza al trono di Bisanzio (e difatti anch’egli è scalzo); infine, Niccolò III d’Este, il quale ospitò parte del Concilio a Ferrara.

Piero della Francesca, Flagellazione, particolare con il personaggio barbuto, identificato con il cardinale Bessarione.
Piero della Francesca, Flagellazione, particolare con il personaggio biondo, identificato con Tommaso Paleologo.

Piero della Francesca Pittori del Quattrocento Tempera


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