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Fonti e documenti
Strumenti essenziali per lo studioso e lo studente.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Fonti e testimonianze per l’arte – Data: Marzo 19, 2025 0 commenti 6 minuti
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Introduzione

Il lavoro di uno di uno storico o di uno storico dell’arte è assai complesso. Egli ha infatti il compito di ricostruire, scientificamente e criticamente, la storia di un’opera, nel complesso più ampio della vita di un artista e nel complesso, ancora più ampio, del periodo e del contesto storico-sociale in cui quell’artista visse e lavorò. Per certi versi, possiamo affermare che lo storico dell’arte è come un detective o un ispettore di polizia: deve raccogliere prove e indizi, confrontarli con quelli trovati da altri, formulare ipotesi e giungere a delle conclusioni, nella consapevolezza che queste potranno essere corrette o addirittura smentite grazie a nuove indagini e al ritrovamento di dati più illuminanti.

Archivio Centrale di Stato, Roma.

I documenti

Uno storico dell’arte svolge il proprio lavoro di ricostruzione degli eventi grazie soprattutto ai documenti e alle fonti. I documenti sono atti pubblici e privati che forniscono dati attendibili, tali da non richiedere interpretazioni: possiamo considerarli come delle prove abbastanza sicure. Sono documenti, per esempio, gli atti di nascita o di morte, gli atti notarili e amministrativi, i contratti firmati, i testamenti, i verbali dei processi, i libri paga, gli editti reali o imperiali, le bolle papali, i carteggi diplomatici, le donazioni, gli inventari, i registri contabili.

Archivio Vaticano, Città del Vaticano.

Le fonti

Purtroppo, i documenti sono spesso assai scarsi, talvolta inesistenti, perché molti sono andati persi o sono stati distrutti nel tempo. Lo studioso deve pertanto basare il proprio lavoro soprattutto sulle fonti scritte: racconti, testimonianze, ricostruzioni più o meno antiche. Si chiamano “fonti primarie” le testimonianze fornite dall’autore o da chi era personalmente a conoscenza dei fatti (lettere, diari, memorie); “fonti secondarie” le ricostruzioni postume, che qualcuno ha elaborato nel tempo partendo a sua volta da fonti primarie e/o da altre fonti secondarie. Bisogna dire che tutte le fonti scritte (sia primarie sia secondarie), a differenza dei documenti, non sono mai sicuramente “oggettive”, in quanto sono state elaborate o prodotte da persone che in particolari contesti o condizioni hanno fornito una propria versione dei fatti. Lo storico deve dunque capire se e quanto una fonte è attendibile.

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Nel ricostruire la genesi e la storia di un’opera, lo studioso non dovrà mai trascurare le possibili fonti scelte a loro volta dagli artisti: fonti storiche, letterarie, poetiche, iconografiche su cui si sono basati per creare una determinata immagine. Conoscere e riconoscere tali fonti è necessario, nel lavoro dello storico dell’arte, per inquadrare storicamente e criticamente l’opera o l’insieme di opere che si sta analizzando.

Un’antica bibbia ebraica venduta all’asta per 38 milioni di dollari.

Le fonti letterarie

Le invenzioni artistiche di pittori e scultori sono state solo in parte (talvolta in minima parte) frutto della loro fantasia. Sin dal mondo antico, infatti, gli artisti si sono voluti e dovuti attenere ad alcune fonti letterarie, giudicate evidentemente autorevoli. Compito dello storico, e di chiunque si voglia accostare alla storia dell’arte con consapevolezza, è quello di individuare e conoscere tali fonti; solo a queste condizioni si potrà capire cosa l’opera intende raccontarci. In caso contrario, vedremo misteriosi personaggi intenti a compiere azioni che non comprendiamo.

Taddeo Crivelli, Bibbia di Borso d’Este, 1455-1461. Manoscritto miniato. Modena, Biblioteca Estense, collocazione Ms. Lat. 422-423.

Il pensiero di Panofsky

Ha scritto a questo proposito Erwin Panofsky, uno dei più importanti storici dell’arte del Novecento: «l’analisi iconografica, che ha per soggetto le immagini, le storie e le allegorie anziché i motivi, presuppone naturalmente molto di più che la semplice familiarità con gli oggetti e gli eventi che si acquista attraverso l’esperienza pratica: presuppone una familiarità con temi specifici o concetti trasmessi dalle fonti letterarie ed acquisiti sia attraverso letture ad hoc che attraverso la tradizione orale. [Un] boscimane australiano non sarebbe capace di riconoscere il soggetto di un’Ultima Cena; in lui evocherebbe solo l’idea di un pranzo movimentato.

Per comprendere il significato iconografico del quadro dovrebbe familiarizzarsi con il contenuto dei Vangeli. Di fronte a rappresentazioni di temi diversi da quelli della Bibbia o di scene che escono da quel tanto di storia e mitologia che è conosciuto dalla media “persona colta”, siamo tutti dei boscimani australiani. In casi del genere anche noi dobbiamo cercare di familiarizzarci con quello che gli autori di quelle rappresentazioni hanno letto o conosciuto per altra via».

Frontespizio delle Vite del Vasari, 1568.

Tre categorie

Possiamo suddividere le fonti letterarie che hanno ispirato una particolare iconografia in tre categorie. Alla prima appartengono i testi, sacri e profani, largamente diffusi nella cultura occidentale antica e moderna, pensiamo ad esempio alla Bibbia, all’Iliade o all’Odissea o alla Divina Commedia di Dante, accessibili alla cultura media del pubblico e quindi di facile riconoscimento e interpretazione. Alla seconda appartengono quei testi diffusissimi un tempo ma oggi meno accessibili, se non a chi è dotato di una robusta cultura umanistica. Pensiamo ai Vangeli apocrifi, alla Legenda aurea di Jacopo da Varazze o, tra le opere classiche, alle Metamorfosi di Ovidio. Alla terza categoria, infine, appartengono quelle testimonianze scritte che, all’epoca in cui l’artista produsse l’opera, erano diffuse in ambienti particolarmente colti e oggi meno o poco note. La loro identificazione richiede, talvolta, un lavoro piuttosto complesso e sofisticato, cui si dedica un gruppo più ristretto di studiosi.

Una volta identificata la fonte letteraria alla quale l’artista si è ispirato, lo storico deve comprendere se e con quanta fedeltà l’autore dell’opera si è attenuto al testo. Il pittore o lo scultore, infatti, possono aver tradotto quasi alla lettera, in immagini, il brano o i brani scelti. Oppure possono aver sottoposto i testi a variazioni, più o meno significative. Altre volte, ancora, possono aver combinato in una sola immagine due o più fonti letterarie diverse.

Biblioteca degli Uffizi, Firenze.
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Biblioteca Marucelliana, Firenze.


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