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Fuochi di gioia
L’arte dei fuochi di artificio, spettacolo di ogni festività.
By Giuseppe Nifosì Posted in L'arte oltre l'immagine on Dicembre 31, 2018 0 Comments 3 min read
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Cos’è una festività senza fuochi di artificio? C’è qualcosa che può veramente sostituire la magia di quelle luci colorate che esplodono in cielo? Così capace di ammantare le città, grandi e piccole, famose e sconosciute, di così tanta sfolgorante bellezza? Di rendere, sia pure per pochi minuti, magicamente regale anche il più oscuro borgo? Di sciogliere nello stupore dell’incanto pure il più cinico degli spiriti critici? Non lo crediamo.

Capodanno a Firenze.
L’arte dei fuochi di artificio

Cosa sono i fuochi di artificio? Sono esplosioni che disegnano in cielo fontane colorate con molte tonalità, ottenute da tecnici specializzati mediante l’uso di polveri da sparo e altri reagenti.

Capodanno a Roma.

L’arte di produrre e utilizzare fuochi d’artificio, un tempo chiamati “fuochi di gioia”, si chiama pirotecnica. Quest’arte, perché di un’arte si tratta, nacque in Cina intorno all’anno Mille, ad opera di monaci.

Capodanno a Genova.

La polvere da sparo era stata invece inventata, sempre in Cina, intorno all’800, per essere quasi subito utilizzata a scopo militare. In Occidente, i fuochi di artificio, che inizialmente non erano colorati, comparvero nel XIII secolo; vennero utilizzati, infatti, per accompagnare le Sacre Rappresentazioni, rappresentando gli scoppi, le fiamme e i bagliori dell’Inferno.

Capodanno a Venezia.

Intorno alla metà del XIV secolo, in Germania, sorsero le prime fabbriche di fuochi pirotecnici destinati agli spettacoli. Nel XVII secolo, le più importanti scuole di pirotecnica in Europa divennero due: quella italiana, e specificamente bolognese, e quella tedesca di Norimberga.

Capodanno a Milano.

Già nel XVII secolo carnevali, festività religiose, commemorazioni o avvenimenti politici o dinastici di una certa importanza (matrimoni regali, battesimi di infanti), inaugurazioni di monumenti venivano esaltati da spettacoli di fuochi d’artificio, capaci di incantare persone di ogni ceto sociale o livello culturale, dagli aristocratici ai popolani, dai laici ai religiosi, dai ricchi ai poveri.

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Capodanno a Berlino.

Nelle grandi corti europee, chimici, architetti e artisti venivano coinvolti perché tali eventi raggiungessero un altissimo tasso di spettacolarità, in una vera e propria competizione tra famiglie reali. Per esempio, il 25 ottobre del 1739, in occasione del matrimonio di Filippo di Spagna (Filippo I di Borbone, secondo Duca di Parma) con Luisa-Elisabetta di Francia, figlia del re Luigi XV, fu assoldato un vero esercito di architetti, per allestire uno spettacolo memorabile. Sulla Senna vennero dispiegate sessanta barche, ognuna di foggia diversa, che ospitavano macchine pirotecniche a forma di fontana. Al centro del fiume, da piattaforme galleggianti furono esplose cariche potentissime. Altri fuochi vennero sparati da macchine pirotecniche, autentiche meraviglie di architettura, collocate in vari punti della città. Al re, che pagò di tasca sua, tutto questo costò l’equivalente di un intero anno di tasse pagate da tutto il popolo francese.

Nel 1785, finalmente, l’introduzione di clorato di potassio e di altri metalli nelle miscele delle polveri, ad opera di Claude Louis Berthollet, consentì la colorazione dei fuochi.

Capodanno a Parigi.

E oggi? Strepitosi fuochi di artificio vestono a festa le più belle città d’arte e le grandi città europee, rendendole ancora più splendenti. E, possiamo dirlo, senza fuochi d’artificio un Capodanno è ben misera cosa.

Capodanno a Londra.
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