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Le artiste 11: Georgia O’Keeffe
I grandi fiori di una pittrice di successo.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Il primo Novecento – Data: Ottobre 21, 2020 2 commenti 3 minuti
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Negli anni Venti e Trenta del Novecento, raggiunse un grande successo internazionale la pittrice americana Georgia O’Keeffe (1887-1986), moglie del fotografo-editore-gallerista Alfred Stieglitz che la ritrasse in più di 500 fotografie, facendo di lei la Greta Garbo del mondo dell’arte, ossia una diva.

Alfred Stieglitz, Georgia O’Keeffe, 1920. Fotografia.
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Alfred Stieglitz, Georgia O’Keeffe (Mani), 1918. Fotografia.

La carriera della O’Keeffe come pittrice seguì più fasi: negli anni Dieci dipinse opere astratte; all’inizio degli anni Venti produsse grandi quadri a olio con particolari di forme naturali e anche di edifici ispirati all’architettura di New York. Queste opere, in particolare, contribuirono al suo successo, rendendola una delle artiste più importanti d’America.

Georgia O’Keeffe, Music, Pink and Blue, No. 1, 1918. Olio su tela. Seattle Art Museum.
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Georgia O’Keeffe, Music, Pink and Blue, No. 2, 1918. Olio su tela. Seattle Art Museum.

I grandi fiori

Fu dalla metà degli anni Venti che Georgia iniziò la sua fase più caratteristica e con la quale è ancora oggi identificata: quella dei grandi fiori, mostrati, come attraverso una lente di ingrandimento, da un punto di vista talmente ravvicinato da essere quasi percepiti come immagini astratte.

Georgia O’Keeffe, Abstraction White Rose, 1927. Olio su tela, 91.4 x 76.2 cm. Santa Fe (Nuovo Messico), Georgia O’Keeffe Museum.

Georgia O’Keeffe, Papaveri orientali, 1928. Olio su tela, 76 x 102 cm. Minneapolis, Frederick R. Weisman Art Museum.
Poppy, 1927. Olio su tela.San Pietroburgo, Museum of Fine Arts.

Le sue forme floreali, secondo la critica, sono spesso permeate di allusioni ai genitali femminili e di riferimenti sessuali. In realtà, Georgia non avvalorò mai questa lettura freudiana della sua arte, anzi spesso si dichiarò profondamente frustrata dall’etichetta di artista erotica che si era ritrovata, suo malgrado, cucita addosso. «Chi legge simboli erotici nei miei quadri in realtà parla degli affari suoi», scrisse. La O’Keeffe avrebbe, quindi, dipinto i fiori unicamente perché attratta dalla loro bellezza, ingigantendoli per enfatizzarne le forme, e avendo preso in prestito l’idea dello zoom dalla fotografia.

Black Iris, 1926. Olio su tela, 91.4 x 75.9 cm. New York, The Metropolitan Museum of Art.

A Georgia O’Keeffe va comunque riconosciuto un ruolo da pioniera nella storia della pittura moderna. Con le sue opere, ebbe il merito di anticipare sia l’astrattismo americano degli anni Cinquanta, e il Color field in particolare, sia l’iperrealismo degli anni Settanta. Oggi, questa pittrice è considerata come una icona dell’arte americana del XX secolo, le sue tele sono conosciute in tutto il mondo e vengono battute all’asta per cifre da capogiro. O’Keeffe detiene, infatti, il record mondiale di quotazione come artista donna: il suo dipinto Jimson Weed/White flower n.1, del 1936, è stato venduto da Sotheby nel 2014 per 39,5 milioni di dollari.


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  1. Che bello omaggio alla O’Keeffe !
    La sua arte ” floreale” è di una semplicità sontuosa che emerge tutta dalla scelta con cui l’ha presentata ai visitatori / lettori del suo blog.
    Le forme carnali dei fiori, dell’iris in particolare, avranno indotto a riferimenti erotico-sessuali. Affari loro, direbbe Georgia.
    Grazie

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