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Vincent Van Gogh: dal Giardino della canonica a I mangiatori di patate
I dipinti della fase realista e il capolavoro rubato.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Postimpressionismo e Simbolismo – Data: Marzo 30, 2020 2 commenti 8 minuti
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Lo sciagurato furto del Giardino della canonica a Nuenen in primavera (Spring garden), capolavoro di Vincent Van Gogh, costituisce, certamente, un danno incalcolabile per l’umanità, come ogni volta che un’opera di un grande maestro viene sottratta alla fruizione di tutti. Giustamente, il direttore del Singer Laren Museum, Jan Rudolph de Lorm, ha commentato: «E’ un dipinto bellissimo e commovente di uno dei nostri più grandi pittori, rubato alla comunità», aggiungendo che «l’arte è lì per essere vista e condivisa da noi».

Vincent Van Gogh, Giardino della canonica di Nuenen in primavera (Spring garden), 1884. Olio su tela. Già al Groninger Museum, Groninga, Paesi Bassi. Rubato nel marzo del 2020.

Il Giardino della canonica

Questo quadro, infatti, si trovava in prestito al Singer Laren Museum di Laren, nei Paesi Bassi, a est di Amsterdam, chiuso a causa della pandemia Covid-19. Era stato prestato dall’olandese Groninger Museum. L’opera venne dipinta da Van Gogh quando abitava con i suoi genitori a Nuenen (nella parte meridionale dei Paesi Bassi), nella cui chiesa officiava il padre, pastore protestante. Vincent la realizzò nel 1884 per donarla alla madre. Poi, alla morte del genitore, nel 1885, modificò il dipinto. Giardino della canonica

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Sappiamo che Van Gogh era molto affezionato al giardino della sua canonica. In una lettera al fratello Theo, scrisse: «Ho fatto anche uno studio dello stagno nel giardino della casa in autunno. Questo luogo è senza dubbio adatto per un dipinto». In un triste pomeriggio autunnale, immersa in un paesaggio spoglio in cui svetta, sul fondo, una piccola chiesa, la figura solitaria di una donna guarda verso lo spettatore. La scena è permeata da un senso di profonda malinconia.

Vincent Van Gogh, Giardino della canonica di Nuenen in primavera, 1884. Particolare.

L’opera presenta colori spenti, ben lontani da quelli con cui si è soliti identificare le opere di Van Gogh. Ciò dipende dal fatto che il dipinto venne realizzato prima che Vincent si trasferisse a Parigi, prima dell’incontro con gli impressionisti, prima che insomma diventasse il “Van Gogh” che tutti conosciamo. Era, questa, la sua cosiddetta fase realista, detta anche “olandese”.

La fase realista

A Nuenen, infatti, Vincent eseguì una quarantina di ritratti di contadini e altre opere in cui rappresentò quella povera gente riunita in famiglia, oppure al lavoro.

Vincent Van Gogh, Due contadine nei campi, 1883. Olio su tela, 27 x 35,5 cm. Amsterdam, Van Gogh Museum.

Durante questa prima fase della sua carriera, ancora sperimentale per lui, decise di orientarsi verso un realismo carico di contenuti sociali; era infatti convinto che «la mano di un lavoratore è meglio dell’Apollo di Belvedere»: si trattava di trovare il mezzo artistico più efficace per rappresentarla. Fu così che l’artista non si preoccupò di ingentilire i tratti somatici dei suoi soggetti; donne e uomini furono dipinti con la loro immediata espressività.

Vincent Van Gogh, Capanna di contadini, 1885. Olio su tela, 64 x 78 cm. Amsterdam, Van Gogh Museum.

Vincent aveva scelto come suoi maestri ideali proprio i pittori che per tutta la loro carriera si erano dedicati alla rappresentazione di operai, artigiani, contadini e gente del popolo: ossia Courbet e Millet, maestri del Realismo francese. Da essi imparò come accentuare l’espressione attraverso la deformazione; «deve essere una buona cosa sentire e pensare in questo modo e passar sopra a un mucchio d’altri particolari, per concentrarsi su ciò che dà da pensare e su ciò che concerne in maniera più diretta l’uomo come uomo, anziché i prati e le nuvole».

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In Courbet scoprì, in particolare, il valore del colore usato in senso espressivo e non naturalistico: «un ritratto di Courbet […] è più bello del ritratto di chiunque tu voglia, il quale avrebbe imitato il colore del viso con un’orrenda esattezza». Si noti che, per Van Gogh, in pittura è solo “l’esattezza” da considerarsi orrenda.

Vincent Van Gogh, Fedeli che si recano in chiesa a Nuenen, 1884. Olio su tela, 41 x 32 cm. Amsterdam, Van Gogh Museum.

I ritratti dei contadini

Tutti i quadri di questo periodo mostrano uno stile pittorico caratterizzato da pennellate decise, finalizzate a marcare le irregolarità dei volti. I colori sono scuri e terrosi, a tratti catramosi. Ma, com’ebbe a scrivere lo stesso autore, essi sono funzionali a una resa il più possibile realistica delle scene illustrate: «un contadino quando è nei campi con i suoi indumenti ruvidi e grezzi è più bello di quando va in chiesa alla domenica con una specie di giacca da signore.

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E a mio avviso sarebbe ugualmente sbagliato dare a un quadro di contadini una levigatezza convenzionale. Se un quadro di contadini sa di lardo, di fumo, di vapore di patate, meglio, non è per niente insano». Gordina de Groot, secondo alcune voci divenuta sua amante, fu tra i soggetti preferiti di Vincent.

Vincent Van Gogh, Contadina (Ritratto di Gordina de Groot), 1885. Olio su tela, 41 x 34,5 cm. Santa Barbara (California), Collezione Mrs M.C.R. Taylor.

Non era bella, con tutta evidenza, né all’artista interessò idealizzarne l’aspetto. Al contrario, ne accentuò il volto sofferente e scavato, lo sguardo malinconico. A lui non importava lo stato di indigenza della donna, a lui importava la sua umanità. Egli vide in lei una bellezza che andava molto al di là dell’aspetto fisico, dei vestiti: i suoi contadini «atrocemente brutti e sgradevoli» – sono parole di Van Gogh – avevano ai suoi occhi (e hanno, ai nostri) dignità semplicemente per il fatto di essere persone che vivono, che amano, che lavorano onestamente.

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Dobbiamo dire che tali opere non piacquero, neanche ai pochi amici dell’artista. Ma Vincent si difese con passione: «Sono fermamente convinto di essere, nonostante tutto, sulla buona strada, quando voglio dipingere ciò che sento e sento ciò che dipingo, per preoccuparmi di quello che gli altri dicono di me. […] Credo che molto probabilmente più d’uno rimpiangerà un giorno quello che ha detto di me e di avermi ricoperto di ostilità e di indifferenza».

Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate, 1885. Olio su tela, 81,5 x 114,5 cm. Amsterdam, Van Gogh Museum.

I mangiatori di patate

Il capolavoro assoluto di questa fase realista è sicuramente I mangiatori di patate. Sappiamo, dalle testimonianze dello stesso autore, che l’opera non nacque di getto ma fu accuratamente preparata: Van Gogh visitò le case dei contadini, studiò l’ambiente dal vero, realizzò numerosi disegni. L’immagine mostra una povera famiglia intenta a consumare una misera cena, composta da un unico piatto di patate, posto al centro della tavola, e da caffè (probabilmente il più economico caffè di cicoria). Sono cinque persone di età diversa, dunque tre generazioni accomunate dallo stesso destino: un uomo di profilo, una giovane donna e un altro uomo visti di fronte, una donna anziana che sta versando il caffè in alcune tazze, una bambina di spalle.

La scena, descritta senza compiacimento, è ambientata all’interno di una spoglia capanna. L’oscurità è appena rischiarata dalla luce livida di una lampada a petrolio che, provenendo dall’alto, provoca forti contrasti chiaroscurali e accentua la caratterizzazione dei volti, irregolari, spigolosi e abbrutiti dalla fatica e dalla rassegnazione. Le mani, che hanno zappato il terreno, seminato e raccolto quelle patate, sono nodose e deformate dal duro lavoro.

Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate, 1885. Particolare.

I gesti sono lenti e quasi rituali, semplici ma carichi di tenerezza. La giovane donna vista di fronte guarda affettuosamente il marito; l’uomo più anziano porge amorevole alla moglie una delle tazze che lei ha appena riempito. Nonostante le oggettive condizioni di disagio, si respira una serena atmosfera familiare, quasi un clima di devota e affettuosa religiosità domestica. Quella stessa che probabilmente mancava in casa di Van Gogh, che sempre soffrì a causa del rapporto conflittuale con suo padre, un uomo duro e anaffettivo.

Quei contadini non avevano nulla eppure, agli occhi dell’artista, avevano tutto. Il quadro, insomma, non vuole denunciare le misere condizioni dei contadini. Piuttosto, invita a riflettere sulla dimensione spirituale della vita di campagna. La miseria, sembra dire l’artista, può essere affrontata con umiltà e dignità, se ogni componente del gruppo ricerca la comunione con la terra e il proprio nucleo familiare.

Vincent Van Gogh, I mangiatori di patate, 1885. Particolare.

Collezione Mrs M.C.R. Taylor Groninger Museum Van Gogh Museum


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