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I giocatori di carte di Cézanne
Scoprire l’essenza della realtà.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Postimpressionismo e Simbolismo – Data: Ottobre 5, 2021 0 commenti 5 minuti
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I giocatori di carte è il titolo con cui è conosciuto ognuno di un gruppo di cinque dipinti dedicati dal pittore Paul Cézanne (1839-1906) al medesimo soggetto. Questi quadri vennero tutti realizzati ad Aix-en-Provence, in Provenza, tra il 1890 e il 1895, durante il cosiddetto periodo sintetico dell’artista. Quattro versioni sono oggi conservate in diversi musei, a Londra, New York e Parigi. Una, la terza per l’esattezza, è stata acquistata nel 2011 da un collezionista del Qatar, per la cifra record di 250 milioni di dollari. Oggi ne vale oltre 267.

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Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1890-92. Prima versione. Olio su tela, 135 x 182 cm. Londra, The Barnes Foundation.

Riportare la natura alla geometria

Un gruppo di avventori (tre nelle prime due versioni, con alcuni spettatori, solo due nelle versioni successive) gioca in un’osteria di paese. Si tratta di contadini che il pittore era solito osservare nella tenuta paterna, nei pressi di Aix. Gli uomini sono seduti a un tavolo posto in prossimità di una parete. La composizione del gruppo comprende soltanto il tavolo e i giocatori; l’ambiente intorno è trattato sommariamente, con pochi oggetti appesi al muro nelle prime due versioni e successivamente con uno specchio che sembra far parte della boiserie in legno del locale.

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Niente dell’atteggiamento di quegli uomini, che sono come raggelati, lascia trasparire qualcosa della loro intima natura. Nelle ultime tre versioni, essi sono seduti secondo una struttura piramidale, con le braccia piegate a formare degli angoli acuti sopra la tavola orizzontale; persino i volti appaiono angolosi.

Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1890-92. Seconda versione. Olio su tela, 65,4 x 81,9 cm. New York, Metropolitan Museum of Art.

La quinta versione

Nella quinta versione, la più interessante e quella più profondamente connotativa della sua ricerca, le figure dei due avventori sono costruite con accordi cromatici, tendenti al giallo-bruno nel giocatore di destra e al blu-violetto in quello di sinistra, mentre la massa della tovaglia rossa e la bottiglia al centro, perno della composizione, da un lato dividono i due giocatori e dall’altro contribuiscono a farli percepire come puri volumi. Cézanne ha in tal modo isolato la geometria dei corpi e dei vestiti: il cappello del giocatore di destra è una calotta sferica, il cappello del giocatore di sinistra è un cilindro sormontato da un’altra calotta, le maniche sono cilindriche e troncoconiche. Il tavolino è ridotto a un semplice sistema trilitico, la rigida tovaglia sembra definita attraverso superfici geometriche semplici.

Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1892-93. Terza versione. Olio su tela, 97 x 130 cm. Doha, collezione privata.

Lontano dall’Impressionismo

Il tema, quello degli avventori di un bar o di un’osteria, è in sé stesso tipicamente impressionista: basti ricordare le opere di Manet, come Il bar delle Folies-Bergère, di Renoir e soprattutto di Degas. La concezione generale del dipinto, però, è molto lontana dall’Impressionismo. Cézanne, a differenza dei suoi colleghi impressionisti, non intende descrivere un episodio ma creare una forma: non vuole rendere un’impressione ma produrre una sintesi della scena, destinata a permanere nella mente, quasi pietrificata dall’azione del ricordo.

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La sua ricerca aspirò infatti a conquistare quella verità essenziale che l’impressione visiva delle cose non poteva rivelare. «Nella pittura, due sono i fattori: l’occhio e il cervello, ed entrambi si devono intendere», affermava l’artista. «Bisogna lavorare al loro reciproco sviluppo […]: l’occhio per la visualizzazione della natura; il cervello per l’organizzazione logica delle sensazioni che stanno a monte dei mezzi d’espressione».

Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1892-93. Quarta versione. Olio su tela, 60 x 73 cm. Londra, The Courtauld Gallery.

Scoprire l’essenza della realtà

Scrisse Cézanne, all’amico e collega Émile Bernard, che un artista deve «trattare la natura secondo il cilindro, la sfera, il cono». Il maestro francese, infatti, riteneva che la lettura percettiva della natura, indagata solo attraverso i sensi, non fosse l’unica via per affermarne l’essenza: essa deve essere integrata da un’indagine intellettiva. Nella poetica di Cézanne, il pittore può scoprire l’essenza, la verità nascosta della realtà, solo indagando il mondo con l’intelligenza; come a voler dire che sotto l’apparenza complessa e inafferrabile delle cose esistono sempre degli archetipi, ossia modelli eterni e trascendenti a cui tutto può essere rimandato e che l’artista ha il compito di rivelare. Questa verità può essere facilmente svelata solo grazie alla geometria, che permea di sé tutto quanto.

Riconducendo la natura alla geometria, l’artista riesce a conferire una maggiore monumentalità alle sue figure, che pure appaiono essenziali nelle loro forme; anche il colore è usato con funzione costruttiva: esso determina piani, cambiamenti d’inclinazione, spigoli, curve, variazioni di luce.

Operando in tal modo, Cézanne compì una scelta densa di conseguenze per il successivo movimento cubista.

Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1893-95. Quinta versione. Olio su tela, 45 x 57 cm. Parigi, Musée d’Orsay.
Paul Cézanne, I giocatori di carte, 1893-95. Dall’alto in basso versione Barnes Foundation, Metropolitan, Collezione privata, Courtauld Institute, Musée d’Orsay.


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