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Il giuramento degli Orazi di David
La storia letta in chiave etica.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Neoclassicismo e Romanticismo – Data: Settembre 21, 2020 0 commenti 9 minuti
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Il pittore francese Jacques-Louis David (1748-1825) fu uno dei più autorevoli rappresentanti del Neoclassicismo europeo. Formatosi in patria, nel 1775 ottenne l’ambito Prix de Rome, una sorta di borsa di studio che gli consentì di recarsi a Roma, all’epoca centro culturale ancora molto vivo, per studiare e copiare statue antiche e dipinti moderni. Durante i cinque anni vissuti nella città papale, David entrò in contatto con l’ambiente culturale neoclassico, frequentando artisti, letterati, teorici. Tornato a Parigi, iniziò a dedicarsi alla pittura di soggetto mitologico e storico, illustrando soprattutto episodi della storia delle pòleis greche o della Roma pre-imperiale. Il giuramento degli Orazi di David.

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In queste opere, fece sfoggio di una grande cultura archeologica: trasse pose e sembianze dalla statuaria classica, curò i particolari dell’abbigliamento studiando ogni testimonianza visiva in suo possesso, ricostruì gli ambienti con una meticolosità da erudito. Ma, soprattutto, introdusse nelle sue opere una forte componente ideologica: i temi da lui affrontati sono infatti exempla virtutis, ossia propongono esempi di virtù etiche e politiche. I quadri di David, tra cui il suo capolavoro assoluto, Il giuramento degli Orazi, esaltano la caducità della fortuna umana, i valori del bene pubblico che superano gli affetti personali, la forza morale maschile che sovrasta la fragilità psicologica femminile.

Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784. Olio su tela, 3,30 x 4,25 m. Parigi, Musée du Louvre.

Genesi del Giuramento

Già dal 1781, ossia dal suo ritorno a Parigi, David sognava di realizzare una grande tela con il celebre duello fra gli Orazi e i Curiazi. Nel 1784, ottenuta finalmente l’ambita commissione da parte del conte d’Angiviller, ma su incarico del re di Francia, l’artista ripartì per Roma. Lo scopo di questo nuovo viaggio era di trovare la giusta ispirazione: il quadro, nelle intenzioni di David, doveva essere un capolavoro, l’opera capace di dare una svolta alla sua carriera. Esposto nel 1785 all’esposizione d’arte più importante di Parigi, il cosiddetto Salon, il quadro fu celebrato come «il più bello del secolo»: il successo di critica e di pubblico fu quello sperato.

L’episodio narrato

Il soggetto è tratto dalla Storia di Roma (I, 24-25) dello storico latino Tito Livio (59 a.C.-17 d.C.), poi ripreso dalla tragedia Horace (1639), del drammaturgo francese Pierre Corneille. Sotto il re Tullo Ostilio, Roma era in guerra contro Alba Longa. Si decise di affidare la sorte del conflitto a un duello fra i tre figli di Publio Orazio, i fratelli romani Orazi, e tre fratelli Curiazi, Albani, che degli Orazi erano cugini. Il duello sarebbe stato all’ultimo sangue: chi avesse vinto avrebbe decretato anche la vittoria della propria città. Dei sei duellanti sarebbe poi sopravvissuto un solo uomo, un Orazio.

Una volta arrivato a Roma, David decise di modificare parzialmente il soggetto, concentrandosi su un momento della storia cui né Tito Livio né Corneille fanno riferimento: quello in cui i tre Orazi giurarono al padre che avrebbero sacrificato la propria vita per la patria, combattendo contro i Curiazi fino alla morte. Da qui, il titolo del quadro, Il giuramento degli Orazi, appunto.

Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784. Particolare con i tre Orazi.

Come una pièce teatrale

Il giuramento si svolge in un atrio simile a un nudo palcoscenico, animato da un pavimento spartito in fasce marmoree e grandi riquadri di laterizi disposti a spina di pesce. Sul fondale si articola un portico di colonne tuscaniche sormontate da tre archi. Al centro della scena è il padre, che tiene le spade invocando il giuramento; a sinistra i tre figli, stretti fra loro e con le braccia tese come le armi che stanno per impugnare. A destra si scorge un gruppo di donne piangenti. L’anziana vestita di scuro è, verosimilmente, la madre degli Orazi, non ricordata dalle fonti e qui abbracciata a due bambini, forse i nipoti.

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La fanciulla vestita di bianco è la sorella dei tre Orazi, fidanzata di uno dei Curiazi. La donna al centro dalla veste azzurra è la moglie del maggiore degli Orazi, a sua volta una Curiazia. I rapporti stretti dalle due famiglie sono insomma piuttosto articolati: l’episodio storico si intreccia con vicende strettamente familiari e l’esito si prospetta fin dall’inizio comunque tragico.

L’atrio del Giuramento degli Orazi senza i personaggi. Dalla serie Abandoned Paintings di Bence Hajdu, 2012.

La composizione

La composizione dell’opera è scandita dal portico che si trova sul fondo. I tre archi dividono, idealmente, la scena in tre parti e incorniciano i protagonisti: da sinistra, i fratelli Orazi, il padre e le donne. Il padre, posto in prossimità del centro, occupa una posizione privilegiata. Una serie di altri assi compositivi verticali, parte dei quali coincidenti con i fusti delle colonne e gli spigoli delle pareti scandiscono la scena. Le fasce marmoree del pavimento creano invece una sequenza di assi orizzontali tra i quali si distribuiscono le figure. La presenza di questi assi visivi verticali e orizzontali, che si equilibrano fra di loro, conferisce un senso di stabilità all’intera immagine.

Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784. Particolare con le spade.

L’impianto spaziale

L’ambiente in cui si svolge l’episodio del giuramento è raffigurato in prospettiva centrale. Le linee prospettiche del pavimento convergono verso il punto di fuga, il quale coincide con il pugno chiuso dell’anziano genitore che solleva in alto le tre spade. Verso quel punto sono rivolti anche gli sguardi di tutti e quattro i personaggi maschili. Tutte le figure maschili sono a loro volta inscrivibili in forme triangolari. Al contrario, la forma semicircolare degli archi è richiamata dalla posizione delle donne, disposte a semicerchio, e anche dalle singole pose dei loro corpi.

Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784. Particolare con i volti degli Orazi.

Il linguaggio neoclassico

L’opera presenta un linguaggio pittorico essenziale e asciutto, del tutto privo di compiacimenti virtuosistici di stampo rococò. Le figure maschili, illuminate da una luce ferma e limpida, sono statuarie, chiuse nel loro contorno attentamente delineato. Il rilievo dei loro corpi è affidato a un chiaroscuro molto deciso. Le figure femminili sono invece illuminate da una luce più soffusa. David usa pochi colori: questo perché l’opera risulti chiaramente leggibile e immediatamente comprensibile. Prevalgono, nel quadro, i bruni e i grigi, contrastati da poche ma efficaci note squillanti, tra cui il rosso del mantello del padre. Lo sfondo è in ombra, per far risaltare la scena in primo piano. Le nude pareti presentano tinte uniformi, che enfatizzano la perfetta geometria degli elementi architettonici.

Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784. Particolare con il volto del padre degli Orazi.

I personaggi sono allineati sullo stesso piano, come in un bassorilievo antico, e i loro gesti ci appaiono concatenati. Gli uomini, uniti da un vincolo che li rende uguali, diventano il simbolo dell’intera collettività. Il dolore e la rassegnazione delle donne, la loro nobile impotenza di fronte alla tragedia che incombe, contrastano con il coraggio e la risolutezza dei quattro uomini, i cui muscoli sono tesi e vibranti di energia. Le loro pose femminili sono molli, languide e abbandonate così come quelle degli uomini sono ferme e scattanti. Persino i loro panneggi sono morbidi e fluenti, in contrasto con il vibrante andamento rettilineo delle figure maschili.

Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784. Particolare con l’abbraccio tra i fratelli Orazi.

La celebrazione della virtus

Il significato del dipinto è chiaramente etico: ci sono valori che prevalgono su altri e che vanno rispettati pagando qualunque prezzo. Questo episodio di storia ci pone, prima di tutto, di fronte a una tragedia familiare: di sei uomini, cinque moriranno. Orazi e Curiazi sono soldati ma anche figli, mariti, padri, fidanzati. Al termine del duello, i genitori perderanno i figli, i bambini resteranno orfani, le sorelle piangeranno i fratelli, il marito, il promesso sposo. Orazi e Curiazi sono accomunati da un sicuro e crudele destino di dolore, comunque vadano le cose. Ma gli affetti familiari devono essere sacrificati quando la patria chiama.

Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784. Particolare con le tre donne.

Questa esaltazione della virtù civica e del sentimento patriottico fu successivamente interpretata come un appello alle “virtù e sentimenti repubblicani”; in realtà, bisogna ricordare che il committente dell’opera fu il re di Francia. Inoltre, il quadro non rappresenta una scena della storia romana di età repubblicana. Infine, nessuno dei commenti pronunciati a proposito del dipinto, quando fu esposto, fa pensare che esso contenesse allusioni alla politica di quegli anni. Gli Orazi giurarono di versare il loro sangue per la patria e, nella Francia monarchica, il patriottismo si traduceva necessariamente nella lealtà verso il re. Fu la Rivoluzione francese a “impossessarsi”, per così dire, di questo quadro, riconoscendovi ed esaltandone una presunta fede repubblicana.

Jacques-Louis David, Il giuramento degli Orazi, 1784. Particolare con la madre degli Orazi.


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