menu Menu
Il bacio di Hayez: amore e libertà
Una delle immagini più celebri del Romanticismo.
By Giuseppe Nifosì Posted in Neoclassicismo e Romanticismo on Novembre 2, 2018 2 Comments 5 min read
Marina Abramovic Previous Ma come fa uno squalo a valere 12 milioni di dollari? Next

Versione audio:

Il bacio di Francesco Hayez (1791-1882) non è solo il dipinto più importante di questo straordinario artista ma sicuramente uno dei capolavori più celebri del Romanticismo e di tutta la pittura dell’Ottocento in Italia, tanto da essere entrato nell’immaginario collettivo diventando il simbolo stesso dell’amore romantico.

Caposcuola del Romanticismo italiano, ammiratissimo dai contemporanei, Hayez contribuì con le sue opere, tecnicamente accuratissime, a un rinnovamento dei temi pittorici, sia d’ispirazione storica sia letteraria; alimentò, con gusto teatrale, una nuova attenzione per i dettagli delle ambientazioni, ricostruendo nei particolari gli abiti, gli arredi e le architetture dell’epoca relativa al soggetto prescelto. Le appassionate rievocazioni storiche di Hayez furono animate da un intento politico libertario; l’artista, difatti, trasse i suoi soggetti dalla storia passata intendendo stimolare le aspirazioni patriottiche degli italiani.

Francesco Hayez, Il bacio (prima versione), 1859. Olio su tela, 112 x 88 cm. Milano, Pinacoteca di Brera.

Il bacio fu dipinto da Hayez nel 1859 su commissione del conte Alfonso Maria Visconti di Saliceto, che alla propria morte lo regalò alla Pinacoteca dell’Accademia di Brera, dov’è ancora conservato. L’immediato e straordinario successo dell’opera spinse l’artista a realizzarne, tra il 1859 e il 1861, tre repliche ulteriori, che oggi fanno parte di collezioni private. A testimonianza della sua eccezionale fortuna popolare, ritroviamo l’opera citata in altri dipinti, come in Triste presentimento di Gerolamo Induno, dipinto appena tre anni dopo Il bacio, dove notiamo, nella stanza della protagonista, una sua piccola riproduzione appesa alla parete.

Girolamo Induno, Triste presentimento, 1862. Olio su tela, 67 x 86 cm. Milano, Pinacoteca di Brera.

Nel capolavoro di Hayez, in un ambiente povero di particolari architettonici, ma che facilmente identifichiamo come medievale, un uomo e una donna in piedi si stanno scambiando un bacio appassionato. La ragazza è completamente abbandonata, il suo corpo è arcuato all’indietro e la mano sembra quasi aggrapparsi all’amato. L’uomo, mentre bacia la fanciulla tenendole la testa fra le mani, appoggia la gamba sul gradino di una vicina scalinata, assecondando la sensuale inclinazione del corpo femminile che si stringe al suo: tuttavia, l’impressione che si ricava da questa posizione un po’ instabile è che egli stia partendo in tutta fretta. Il bacio sarebbe dunque di commiato.

Correlato:  Constable

Tale impressione è confermata da altri dettagli: l’abbigliamento dell’uomo, innanzi tutto, che indossa mantello e cappello e porta alla cintura un pugnale. Sullo sfondo, a sinistra, si scorge l’ombra di un’altra figura umana, che tuttavia non è fisicamente compresa nella scena: potrebbe essere di una domestica oppure di qualcuno che sta aspettando il ragazzo per accompagnarlo nel suo viaggio.

Il soggetto di questo capolavoro rimanda a quella sorta di anelito sentimentale che caratterizzava la società del tempo e che aveva trovato la sua espressione migliore nella musica del grande compositore italiano Giuseppe Verdi. La tenerezza della scena si coniuga, infatti, con una dimensione fortemente melodrammatica.

In questo abbraccio e in questo bacio, l’osservatore presagisce il dolore per una partenza imminente e inevitabile: dopo l’addio struggente, la fanciulla resterà sola, carica di nostalgia, a cullarsi nella sua attesa malinconica, affranta per il timore di non rivedere mai più il suo amato.

Il tema dell’amore contrastato e infelice e l’ambientazione medievale della scena fanno del quadro un capolavoro nettamente romantico, e questo nonostante l’altissima qualità pittorica del dipinto che richiama, piuttosto, un virtuosismo di stampo neoclassico. L’abito della donna, in particolare, colpisce per la sua meravigliosa, serica lucentezza.

Il soggetto lascia trasparire la possibilità di una seconda interpretazione in chiave risorgimentale. Il giovane, infatti, sembra un cospiratore in fuga. Questa particolare lettura “politica” trova conferma in alcune scelte cromatiche effettuate dall’artista: si notino il bianco delle maniche della donna, il rosso della calzamaglia dell’uomo, il verde della sua camicia e infine l’azzurro dell’abito femminile, che richiamano i colori delle bandiere d’Italia e di Francia e fanno riferimento all’alleanza stretta da questi due paesi con gli accordi di Plombières. Bisogna ricordare che il dipinto fu presentato all’Esposizione di Brera del 1859, a soli tre mesi dall’ingresso di Vittorio Emanuele II e Napoleone III a Milano.

Correlato:  La pittura accademica dell’Ottocento

Nelle versioni successive del dipinto, le scelte dei colori si fecero più nette e, conseguentemente, il significato politico dell’opera apparve più palese (confermando, peraltro, anche quello della versione originaria). In particolare, la terza variante presenta il dettaglio di un panno bianco caduto sulle scale.

Francesco Hayez, Il bacio (terza versione), 1859-61. Olio su tela. Collezione privata.

Questa decisa nota di bianco (che nella scena di Brera si ritrovava solo sulle maniche della veste della donna), il verde acceso del risvolto del mantello, il rosso della calzamaglia dell’uomo e l’azzurro dell’abito femminile compongono con più chiarezza le bandiere delle due nazioni sorelle, Italia e Francia, la cui alleanza aveva reso possibile la vittoria contro gli austriaci. Nell’ultima versione, realizzata nel 1861, anno della proclamazione dell’Unità d’Italia, Hayez decise di eliminare l’azzurro, e dunque il riferimento alla Francia, vestendo la donna di un abito completamente bianco. Restavano in tal modo soltanto i colori del neonato Regno italiano.

Francesco Hayez, Il bacio (quarta versione), 1861. Olio su tela. Collezione privata.
Condividi con gli amici:
Facebooktwitterlinkedinmail


Previous Next

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cancel Pubblica il commento

  1. Era coinvolgente e affascinante sentire le sue lezioni a scuola, e poter ora, dopo tanti anni, godere ancora delle sue spiegazioni e descrizioni, è un regalo che non ha prezzo! Grazie! Un abbraccio!

    1. Caro Roberto, ti ringrazio. Come vedi, non ci si perde mai veramente. In un modo o nell’altro, anche attraverso percorsi un po’ virtuali, si può continuare il cammino assieme. Grazie perché continui a seguirmi. Io, di mio, prometto la passione di sempre.

keyboard_arrow_up