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Klimt, Freud, D’Annunzio e l’erotismo
Il piacere dell’esteta.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Postimpressionismo e Simbolismo – Data: Marzo 12, 2024 1 commento 7 minuti
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Gustav Klimt (1862-1918) fu il più importante pittore tra quelli attivi a cavallo fra XIX e XX secolo, oltre che il maggiore esponente pittorico del Simbolismo austriaco. Fondatore della Secessione viennese, che guidò fino al 1904, divenne l’artista più rappresentativo dell’intero movimento. Klimt sviluppò uno stile moderno, caratterizzato da bidimensionalità accentuata e tratti curvilinei, eleganti e sinuosi.

Costruì le proprie immagini combinando astrazione e naturalismo, elementi ornamentali e dettagli illusionistici, riuscendo sempre a mantenere un armonico equilibrio tra soggetto e decorazione. Le scene sono spesso esaltate dall’uso dell’oro, i cui effetti di forte astrazione simbolica negano ogni illusione di profondità e richiamano i preziosismi bizantini.

Gustav Klimt, Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (Woman in Gold), 1907. Olio, argento e oro su tela, 1,38 x 1,38 m. New York, Neue Galerie.

Pittore di donne

Klimt fu un instancabile pittore di donne, che amò smodatamente anche nella vita. Si dice che nel suo atelier si circondasse di modelle nude anche quando non dipingeva. Delle donne, che fossero vestite con ampi abiti, eleganti cappelli e preziosi colli di pelliccia oppure completamente svestite, Klimt esaltò sempre la seducente femminilità.

Fu soprattutto nei suoi 3000 disegni che il pittore indagò i temi dell’eros, del piacere e della voluttà con spirito quasi voyeurstico. L’arte, secondo l’artista, doveva contribuire a scardinare i tabù. Per questo egli impregnò le proprie scene di un erotismo più o meno marcato, con esiti che all’epoca non esitarono a definire osceni. Ma Klimt rispose sempre alle critiche con atteggiamento irriverente, per esempio realizzando una caricatura di sé stesso con i genitali esposti.

Gustav Klimt in un ritratto fotografico.

In effetti, laddove alcune sue immagini di donne mostrate nude, con il sesso bene in evidenza, in posizioni inequivocabili, facilmente erano percepite e identificate come pornografiche (troppo simili alle fotografie erotiche dell’epoca), anche le sue figure più controllate e morigerate risultavano irresistibilmente seduttive. D’altro canto, almeno per la nostra sensibilità contemporanea, l’erotismo esplicito di Klimt non è mai osceno e pornografico, seppure spinto. Anche le pose più audaci delle sue modelle risultano intime e naturali.

Gustav Klimt, Giuditta, 1901. Olio su tela, 84 x 42 cm. Vienna, Österreichische Galerie.

Pesci d’oro

L’opera intitolata Pesci d’oro raffigura delle seduttive sirene che nuotano tra le onde impreziosite d’oro. Due sono viste di schiena e una, quella in primo piano, maliziosamente si volta e guarda lo spettatore, sorridente e ammiccante. Tra loro si insinua un grosso pesce dorato. Il formato alto e stretto della tela le obbliga a stringersi fra loro, in un intimo contatto.

L’atteggiamento di queste figure femminili completamente nude è senza dubbio provocatorio e sensuale; le bocche socchiuse, gli sguardi languidi e i lunghi capelli ondeggianti risultano espliciti richiami sessuali. Il dipinto, esposto alla tredicesima mostra della Secessione viennese, fu giudicato osceno da pubblico e critica.

Gustav Klimt, Pesci d’oro, 1901-1902. Olio su tela, 181 cm x 66,5 cm. Kusntmuseum Solothurn.

Danae

Tra il 1907 e il 1908, Klimt dipinse una seducente immagine di Danae, il personaggio mitologico che Zeus, trasformatosi in pioggia, sorprese nel sonno fecondandola. La posa della donna, stipata nello spazio della tela, rannicchiata con le gambe alzate e idealmente inscritta in una forma ellittica (che allude alla sessualità femminile), è certamente inconsueta e spiazzante. Nel viso della giovane dormiente si coglie un’espressione di languido abbandono e di piacere manifesto. Ella sta sognando e non si fatica a interpretare il suo sogno come erotico. L’avvolge un elegante drappo trasparente; una calza di seta nera è scivolata dalla gamba, verso la caviglia. Zeus, sotto forma di pioggia dorata, l’avviluppa; accanto ai suoi organi genitali, un rettangolo nero richiama, esplicitamente, il membro maschile.

Gustav Klimt, Danae, 1907-8. Olio su tela, 77 x 83 cm. Vienna, Galerie Würthle.

Freud

Nella Vienna cattolica e conservatrice, insomma, Klimt fece scandalo. Ma la sua attenzione nei confronti della sessualità non era, certo, isolata. I tempi, infatti, erano assai fecondi per sdoganare una nuova idea dell’eros. Lo psicanalista e filosofo austriaco Sigmund Freud (1856-1939), fondatore della psicoanalisi, aveva pubblicato la sua opera fondamentale, L’interpretazione dei sogni, nel 1899.

Sempre Freud, nel 1905, diede alle stampe i Tre saggi sulla teoria sessuale, in cui formulò le sue teorie sul rapporto fra inconscio e sessualità e ridefinì i concetti di pulsione e di libido. La pulsione sessuale, che per secoli nel mondo cristiano era stata relegata al ruolo di tentazione peccaminosa, di strumento del demonio, secondo Freud è invece insita nella natura umana, appartiene intrinsecamente ad ogni uomo e ad ogni donna. Si trattava di una legittimazione dell’eros che non aveva precedenti dai tempi della civiltà greco-romana.

Sigmund Freud in un ritratto fotografico.

D’Annunzio

Fu quindi di tale nuovo clima culturale che Klimt si fece interprete, nell’arte come nella vita. La sua figura di uomo e di artista è, in questo senso, accostabile a quella dello scrittore e poeta italiano Gabriele D’Annunzio (1863-1938), che di Klimt fu coetaneo. Come il pittore viennese, di cui si ricordano gli atteggiamenti spregiudicati, la vita sessuale promiscua e l’abbigliamento eccentrico, anche D’Annunzio (soprannominato il Vate, l’Immaginifico) fece di sé stesso un personaggio, provocando scandali, ostentando lusso sfrenato, frequentando l’élite della società del tempo.

Gabriele D’Annunzio in un ritratto fotografico.

Il piacere

Il primo romanzo di D’Annunzio, Il piacere, scritto nel 1889, viene giustamente considerato come la testimonianza più esplicita di questa fase, oltre che il primo esempio di prosa italiana del Decadentismo. Il protagonista del romanzo, Andrea Sperelli, incarnazione italiana della figura del dandy e dell’esteta, in parte alter ego di D’Annunzio, asseconda le proprie pulsioni, soprattutto sessuali, respinge il valore della legge morale e spende la sua vita nel godimento e nella spensieratezza. D’altro canto, spaventato dalla realtà, egli non riesce ad accettare una vita qualunque, e diventa vittima di sé stesso, oltre che succube del perverso fascino femminile della protagonista, Elena Muti, perfetta incarnazione della femme fatale.

Gustav Klimt, Giuditta II, 1909. Olio su tela, 178×41 cm. Venezia, Galleria Internazionale d’arte moderna.

Amore e morte

Anche le donne klimtiane, come quelle dei romanzi dannunziani, sono spesso femmes fatales spregiudicate e pericolose. E non a caso, nella pittura di Klimt come nella letteratura di D’Annunzio, l’Eros risulta spesso affiancato a Thanatos. L’amore sembra non potersi proprio disgiungere dalla morte, che ci insegue e ci dà la caccia.

Un tema, questo, tipicamente decadente e simbolista, come già avevano dimostrato le opere di Böcklin, Hodler e Munch. Amore e morte, piacere e dolore sono indissolubilmente legati. Questo tema è esplicitamente trattato in un’opera di Klimt, intitolata Morte e Vita, un dipinto realizzato tra il 1908 ed il 1915 in due versioni che differiscono soprattutto per il colore dello sfondo (da oro brunito a grigio) e per l’aspetto della morte, che nella seconda versione è più ghignante e incombente.

Gustav Klimt, Il bacio, 1908. Olio su tela, 1,8 x 1,8 m. Vienna, Österreichische Galerie.
Gustav Klimt, Morte e Vita (prima versione), 1910-1911, olio su tela, 200,5 x 180,5 cm, Leopold Museum, Vienna.

La figura dell’esteta

D’Annunzio e Klimt, come Oscar Wilde, per altri versi, incarnano la figura dell’esteta, e questo con l’intento di allontanarsi dalla meschina società borghese, che disprezzavano, e di evadere in un mondo di pura arte dove vige l’ideale supremo del bello.

L’esteta è, infatti, il poeta/artista/genio che sceglie di vivere la propria vita come se fosse una raffinatissima opera d’arte, nel culto supremo della forma esteriore, e che, non riuscendo ad andare oltre il momento estetico, rinuncia a conoscere la verità, rimane imprigionato nel suo edonismo, vive con ansia e sottile angoscia il tempo della vita che fugge, si rifugia nella sdegnosa solitudine.

Gustav Klimt, Morte e Vita (seconda versione), 1912-15. Olio su tela, 180,5 x 200,5 cm. Vienna, Leopold Museum.


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  1. Articolo scritto in modo chiaro e accattivante , invita alla lettura e suscita il desiderio di approfondire la conoscenza dell’artista.

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