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Leonardo da Vinci
Il genio universale e l’arte come conoscenza.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età rinascimentale: il Quattrocento – Data: Aprile 24, 2021 0 commenti 8 minuti
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Leonardo da Vinci (1452-1519) è da sempre celebrato come uno dei più grandi pittori di tutti i tempi. La critica, la televisione – con fiction di grande successo – e il cinema, con pieno consenso del pubblico, ancora oggi ne esaltano la figura, fino alla mitizzazione. Nell’immaginario collettivo, questo artista è stato da sempre identificato con la figura del genio: d’altro canto, egli fu pittore, architetto, scultore, scrittore, teorico dell’arte, matematico, scienziato, ingegnere, compositore e perfino musicista (suonava la lira).

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Già i suoi contemporanei ebbero la netta percezione della sua poliedricità. Di bell’aspetto, era dotato di una corporatura poderosa che non nascondeva la sua straordinaria, e ammirata, forza fisica. Un suo biografo cinquecentesco, il cosiddetto Anonimo Gaddiano, lo definisce «raro e universale» ma soprattutto lo descrive come un inquieto ricercatore: «né mai co l’animo suo si quietava, ma sempre con l’ingegno fabricava cose nuove».

Leonardo, Autoritratto, 1516 ca. Torino, Biblioteca Reale.

Il primato della pittura

Benché i suoi interessi siano stati innumerevoli, Leonardo si sentì, prima di tutto, pittore; e questo perché pose la pittura al vertice della sua visione delle cose, le riconobbe la dignità di un atto conoscitivo che nessun’altra attività umana può eguagliare. In polemica con i letterati, che sostenevano il primato della poesia, egli affermò che la pittura è l’arte più nobile, perché «fa con più verità le figure delle opere di natura che il poeta»; rivendicò questa superiorità anche sulla scultura, che non può servirsi del colore o rappresentare corpi trasparenti e luminosi o i fenomeni atmosferici (e da qui, l’inesausta polemica con Michelangelo).

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È questo, forse, l’aspetto più importante della sua opera: l’unione di arte, scienza e tecnica, attraverso la quale l’artista espresse il distacco dell’uomo rinascimentale dall’unità teologica del sapere medievale e dall’autorità della Bibbia.

Leonardo, Valle dell’Arno, 1473. Penna e bistro su carta con ombre acquerellate, 19,6 x 28,5 cm. Firenze, Uffizi, Gabinetto dei disegni e delle stampe.

La pittura come scienza

Secondo Leonardo la pittura, in quanto scienza, si lega all’osservazione e all’esperienza, «comune madre di tutte le scientie e arti», dunque alla sperimentazione, e dev’essere sostenuta dalla ragione. Il disegno fu, per il maestro fiorentino, il supporto indispensabile per l’indagine scientifica dei fenomeni naturali.

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Lo testimoniano i suoi studi, che furono molteplici e complessi e riguardarono i soggetti più disparati, dall’ottica alla meccanica all’astronomia, dalla geometria alla fisica e alla statica, dall’architettura alle macchine, dagli strumenti scientifici alla forma delle nuvole e ai movimenti dell’acqua, dalla botanica alla zoologia, dall’anatomia al volo degli uccelli.

Leonardo, Studi anatomici, dal Quaderno di anatomia, V, f. 22r, 1500 ca. Windsor Castle, Royal Library.

I disegni di Leonardo

Sicuramente, l’enorme quantità di disegni sparsi nei codici leonardeschi ha contribuito ad alimentare il mito dello scienziato e del genio universale che aveva inventato tutto e previsto tutto. L’attività di Leonardo tecnico, ingegnere, inventore, costruttore di macchine è un aspetto capitale della sua carriera ma è anche caratteristico di tanti altri artisti rinascimentali; ciò che invece preme evidenziare di Leonardo scienziato è piuttosto la concezione del metodo scientifico, basato interamente sull’esperienza e la sperimentazione e anche l’importanza da lui attribuita alla matematica.

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Il cosiddetto Trattato della pittura, una raccolta di riflessioni dell’artista sull’argomento, contiene indicazioni assolutamente originali, come quelle sulla prospettiva aerea, e divulga le opinioni di Leonardo in fatto di arte.

Leonardo, Dispositivi idraulici, dal Codice Atlantico, 1480-82. Milano, Biblioteca Ambrosiana.

Sfumato e prospettiva aerea

Per Leonardo, la pittura è una scienza, basata sulla prospettiva matematica e sullo studio della natura e dunque l’opera dell’artista deve riprodurre la natura nel modo più fedele possibile, senza aspirare a superarla e senza idealizzarla. Secondo la sua poetica, l’arte è insomma una forma di conoscenza. Del resto, in tutti i suoi quadri il paesaggio assume un ruolo determinante.

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L’artista aveva osservato, ad esempio, che l’atmosfera non è perfettamente trasparente ma ha una densità che altera i colori delle cose: per questo egli introdusse la tecnica dello sfumato pittorico: ammorbidendo i contorni con dolci trapassi cromatici, Leonardo fece apparire le sue figure sfumate. Allo stesso modo, presentò le immagini del fondo velate, avvolte da vapori intrisi di luce. Nella sua prospettiva aerea, Leonardo fece decrescere gli oggetti accompagnandoli ad una variazione cromatica progressiva: ciò che risulta più lontano appare anche molto più sfumato e di colore più azzurro.

Leonardo, La Vergine delle rocce, 1483-86. Olio su tavola trasferito su tela, 1,99 x 1,22 m. Parigi, Musée du Louvre.
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Leonardo, La Vergine e il Bambino con Sant’Anna, 1510. Olio su tavola, 1,68 x 1,12 m. Parigi, Musée du Louvre.

Moti dell’anima e nuove iconografie

Leonardo, come artista, fu un grande innovatore; egli, ricercò nuovi modelli iconografici anche per i temi più tradizionali e consolidati, tra cui quello dell’Ultima Cena e della Vergine con il Bambino.

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Leonardo amò sempre rappresentare anche i “moti dell’anima”, ossia i sentimenti e le reazioni individuali, che ben manifestò attraverso le espressioni e la gestualità dei suoi personaggi.

Leonardo, Madonna del garofano, 1473-78. Olio su tavola, 62 x 47 cm. Monaco, Alte Pinakothek.
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Leonardo, Cenacolo, 1495-97. Tempera su muro, 4,6 x 8,8 m. Milano, Santa Maria delle Grazie, Refettorio.

Nei gruppi con più figure (La Vergine delle rocce, Sant’Anna), sviluppò l’interesse per la composizione piramidale, in grado di accentuare il rapporto familiare e confidenziale che lega i protagonisti delle sue opere.

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I suoi ritratti femminili (Ginevra Benci, Belle Ferronnière, Dama con l’ermellino, Gioconda) sono tra le poche raffigurazioni della pittura italiana nelle quali la donna è presentata con la stessa dignità di un uomo, di cui condivide il livello morale, intellettuale e spirituale.

Leonardo, Dama con l’ermellino, 1485-90. Olio su tavola, 54 x 40,3 cm. Cracovia, Museo Nazionale.

La Gioconda

La Gioconda, che è la figura di donna più famosa dell’artista, sta seduta in una loggia con le mani raccolte in grembo, volge lo sguardo verso l’osservatore e sorride. Quest’opera è tuttavia un ritratto idealizzato: non rappresenta una persona reale ma vuole certificare – prima di tutto – la profonda naturalità dell’essere umano, la cui vita pulsa all’unisono con quella del cosmo.

Leonardo, Ritratto di Lisa Gherardini, noto come Gioconda, 1503-10 o 1513-19. Olio su tavola, 77 x 53 cm. Parigi, Musée du Louvre.

L’unicità della Gioconda e la sua popolarità planetaria sono sicuramente legate allo sguardo vivo e al sorriso “enigmatico”, un po’ ironico, un po’ malinconico: attraverso lo sfumato, che non definisce i contorni in maniera netta e lascia confluire una forma nell’altra, Leonardo lasciò allo spettatore qualcosa da indovinare, concedendo un margine alla sua immaginazione.

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Leonardo e l’architettura

Leonardo fu anche un architetto, ma i suoi progetti vivono esclusivamente nei disegni e nei frammenti delle sue nozioni scritte, disomogenee ma capaci di fornire un’indicazione chiara sulle sue idee e sul suo metodo. L’artista si soffermò spesso sul tema dell’edificio a pianta centrale, con disegni che esplorano le difficoltà di aggregazione di volumi differenti, e su quello della città ideale, complesso funzionale costruito a più livelli e concepito come un organismo vivente.

Leonardo, Chiese a pianta centrale e disegni di architetture militari, disegno dal Codex B (f. 18v e 19r), 1489-92. Penna su carta, 23 x 16 cm. Parigi, Institut de France.


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