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Le Madonne di Leonardo
Un rinnovamento dell’immagine mariana.
By Giuseppe Nifosì Posted in Opere, artisti e movimenti on Ottobre 2, 2019 0 Comments 5 min read
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Leonardo da Vinci (1452-1519) fu l’autore di capolavori tra i più conosciuti della storia dell’arte, amatissimi dal grande pubblico, fonte irresistibile di attrazione nei musei che li ospitano. Vi è una parte della produzione leonardesca che potrebbe risultare meno nota e per la quale, invece, Leonardo fu molto apprezzato ed imitato, ai suoi tempi. Ci riferiamo alle sue Madonne con Bambino, un soggetto che l’artista affrontò da vero e proprio innovatore. Il perfezionismo, la smania di ricerca e di sperimentalismo, la perenne sottostima delle proprie conoscenze spinsero infatti Leonardo a ricercare nuovi modelli iconografici anche per i temi più tradizionali e consolidati, come quello, appunto, di Maria che tiene in braccio suo figlio.

Nel Quattrocento, tutte le formule di bottega delle Madonne con Bambino si potevano sintetizzare in due tipi fondamentali: quello con il figlio proteso verso la madre, che si attacca al seno afferrandole un lembo della veste oppure riservandole un gesto di tenerezza; e quello con Maria, spesso circondata da angeli, che adora il figlio divino. Leonardo invece, con le sue opere, divenne il promotore del rinnovamento dell’immagine mariana. Il grande pittore, infatti, introdusse modifiche anche sostanziali agli schemi tradizionali e soprattutto molte novità di ordine stilistico.

Leonardo, Madonna del garofano, 1473-78. Olio su tavola, 62 x 47 cm. Monaco, Alte Pinakothek.
La Madonna del garofano

Negli anni compresi fra il 1473 e il 1478, mentre ancora lavorava presso la bottega del suo maestro Verrocchio, un giovanissimo Leonardo dipinse la Madonna del garofano. In questo quadro la Vergine, in piedi ma mostrata a mezzo busto, offre un garofano a un nudo e paffutissimo Gesù Bambino, seduto su un cuscino accanto a lei, e il piccolo protende le manine per afferrarlo. Maria indossa un setoso abito variopinto, ricco di sbuffi e pieghe, trattenuto al petto da un importante gioiello: una spilla con un grande zaffiro circondato di perle. Accanto a lei notiamo un vaso di fiori, molto lodato dal Vasari nelle sue Vite: «aveva imitato la rugiada dell’acqua sopra, sì che ella pareva più viva che la vivezza». Sembra, a un primo sguardo, che la Madonna stia giocando col figlio; ma il bambino non sorride, anzi è come turbato da quel dono inatteso. Anche la madre è profondamente malinconica. Le Madonne di Leonardo

Leonardo, Madonna del garofano, 1473-78. Particolare.

Questa apparente contraddizione si spiega ricordando il significato simbolico del garofano, i cui frutti hanno la forma di piccoli chiodi ed è per questo associato alla Passione di Cristo. Offrire proprio quel fiore a Gesù ha il valore allegorico della premonizione, che la Madonna annuncia e di cui il piccolo prende coscienza. L’opera è già pienamente leonardesca sia nella stesura cromatica sia nelle aperture paesaggistiche che si scorgono dalle bifore, alle spalle di Maria: monti e cielo sono quasi fusi da un’aria sottile che rende azzurre le forme più lontane. I debiti alla maniera di Verrocchio sono invece evidenti nell’acconciatura della Vergine (a trecce che incorniciano la fronte e reggono un velo trasparente) e nella mano che tiene il garofano. Le Madonne di Leonardo

Leonardo, Madonna del garofano, 1473-78. Particolare.
Le altre Madonne leonardesche

La Madonna del garofano contiene dettagli rivoluzionari. Gesù Bambino, tanto per iniziare, è un vero neonato, nudo, grassottello, quasi privo di capelli, che si muove allo stesso modo, incerto e goffo, di tutti i bambini piccoli. Il contesto è quello di un interno domestico. Le finestre ad arco che si aprono alle spalle della Vergine generano dei contrasti chiaroscurali molto forti, che esaltano i volumi delle figure in primo piano. Soprattutto, il rapporto affettivo che lega la madre al figlio è profondo, intenso, spontaneo e assolutamente verosimile. Leonardo fu sempre molto interessato alla dimensione prettamente umana dei suoi personaggi sacri, non a caso mostrati spesso privi di aureole, e ancor più ai moti affettivi, ai “moti dell’anima” come usava definirli, evidenziati dalla gestualità spontanea e dalle espressioni. Ritroviamo tali accenti di confidenzialità in tutte le sue Madonne, come la Madonna Dreyfus (di attribuzione contestata), la Madonna Benois – dove ricompare il gesto di porgere un fiore al bambino con il vivace gioco di mani – e nella più tarda Madonna Litta (giunta a noi attraverso la copia di un allievo). La Madonna Litta allatta il bambino come farebbe qualunque vera madre e l’iconografia medievale, dalla quale pur deriva questo soggetto, non potrebbe apparire più distante nel tempo. Le Madonne di Leonardo

Leonardo, Madonna Dreyfus, 1469 ca. o 1475-80. Olio su tavola, 15,7 x 12,8 cm. Washington, National Gallery of Art.
Leonardo, Madonna Benois, 1478 ca. Olio su tavola trasportato su tela, 48 x 31 cm. San Pietroburgo, Ermitage.
Leonardo e allievi, Madonna Litta, 1490. Tempera su tavola, 42 x 33 cm. San Pietroburgo, Museo dell’Ermitage.

I soggetti mariani di Leonardo fecero scuola. Nella pittura del Cinquecento, infatti, molti quadri con Madonne evidenziano una chiarissima influenza del maestro di Vinci. Tuttavia, essendoci rimasti pochi quadri autografi di Leonardo, si deve pensare che alcuni originali, una Madonna del giglio, una Madonna del gatto, una Madonna della bilancia, una Madonna delle ciliege, siano poi andati perduti. O forse quei modelli non sono mai esistiti, se non nella mente dell’artista: gli schizzi, i disegni, magari alcuni cartoni preparatori di Leonardo, corredati dai commenti adeguati, furono sufficienti a stimolare l’opera di altri pittori. Le Madonne di Leonardo

Leonardo, Madonna Litta, 1490. Particolare.
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