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Le Madonne di Raffaello
Il senso religioso della tenerezza.
By Giuseppe Nifosì Posted in Opere, artisti e movimenti on Febbraio 1, 2019 0 Comments 8 min read
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Il pittore rinascimentale Raffaello Sanzio (1483-1520) nacque a Urbino, e per questo è normalmente ricordato come l’Urbinate. La sua carriera si svolse fra l’Italia centrale, Firenze e Roma, dove raggiunse un successo travolgente e destinato a non tramontare. Anzi, possiamo affermare con sicurezza che Raffaello è stato uno degli artisti più celebrati della storia dell’arte.

Di bell’aspetto, amabile, educato e raffinato quanto ambizioso, egli seppe coniugare uno straordinario talento con una signorilità innata e una spregiudicatezza gentile che gli assicurarono, in pochi anni di carriera, una fortuna professionale con pochi precedenti. Disinvolto ma non arrogante nei rapporti sociali e con i potenti, amatissimo dalle donne, fu costantemente ammirato e ricercato. Raffaello è sempre stato considerato come l’emblema della pittura rinascimentale. Più di altri grandi artisti, che all’inquieta sensibilità di noi moderni appaiono indubbiamente affascinanti. Perfino più di Leonardo e di Michelangelo, poco inclini a rinunciare alle proprie sperimentazioni artistiche, e che mai raggiunsero la sua fama di pittore universale, di modello assoluto cui fare riferimento, di restauratore dell’antico, anzi di creatore della pittura “all’antica”.

Nel 1504, Raffaello si trasferì a Firenze. Qui, l’incontro con Leonardo costituì un momento di svolta per la sua arte. Dell’arte vinciana, in particolare, il giovane artista assorbì immediatamente temi e motivi essenziali: la forma piramidale dei gruppi di figure per le Madonne con Bambino e le Sacre Famiglie, la varietà degli atteggiamenti, la vivezza delle espressioni, il paesaggio dello sfondo. Come Leonardo, Raffaello usò colori morbidi e quasi vellutati, anche se la sua imperativa esigenza di chiarezza lo spinse a non adottare pienamente la tecnica dello sfumato.

La Madonna del cardellino

Durante gli anni fiorentini, Raffaello dipinse alcune splendide Madonne con Bambino. Le Madonne raffaellesche, oggettivamente bellissime, sono forse fra le più conosciute, ammirate e riprodotte dell’intera storia dell’arte occidentale. Si caratterizzano per la straordinaria eleganza formale, per l’equilibrio della composizione, per la profonda e intangibile serenità emanata dai personaggi rappresentati. Maria è sempre pacata, materna e dolcissima, talvolta pensosa e tuttavia mai dubbiosa o turbata. Ella incarna un senso religioso profondamente radicato nella tenerezza. Anche quando contengono simboli che rimandano a significati complessi, i suoi quadri appaiono comunque facili, naturali, immediatamente fruibili.

Raffaello, Madonna del cardellino, 1505-6. Olio su tavola, 107 x 77 cm. Firenze, Uffizi.

Di tutte queste Madonne, la Madonna del cardellino, eseguita tra il 1505 e il 1506, è forse il dipinto più celebre. Presenta una scena dal “sapore” familiare, dove i rapporti fra i personaggi si creano solo attraverso semplici gesti e sguardi affettuosi. La Vergine, seduta su un masso con un libro in mano, guarda con dolcezza il piccolo san Giovanni, posandogli la mano sulla schiena: in tal modo pare riconoscerlo quale predecessore di suo figlio.

Raffaello, Madonna del cardellino, 1505-6. Particolare.

Gesù Bambino è in piedi fra le gambe della madre e accarezza un cardellino che il Battista gli sta porgendo. Alle spalle della Vergine si dispiega un ampio e luminoso paesaggio, attraversato da un fiume, dove in lontananza si scorge una città circondata da mura che la forma di una cupola spingerebbe a identificare con Firenze. L’opera è stata interpretata come una prefigurazione della Passione: il cardellino, posto da Raffaello al centro del dipinto, è così chiamato per la sua consuetudine di cibarsi principalmente dei semi del cardo, una pianta che nella simbologia cristiana rappresenta i dolori e le tribolazioni terrene. Trattenere un cardellino significa dunque accettare volontariamente le sofferenze per conseguire il “bene”.

Raffaello, Madonna del cardellino, 1505-6. Particolare.
La Madonna del Belvedere

Risale allo stesso periodo la realizzazione di un’altra meravigliosa Madonna di Raffaello: la Madonna del Belvedere. Il dipinto mostra la Vergine con Gesù Bambino e san Giovannino, seduta in un prato fiorito, sullo sfondo di un disteso paesaggio lacustre.

Raffaello, Madonna del Belvedere, 1506. Olio su tavola, 113 x 88 cm. Vienna, Kunsthistorisches Museum.

La circondano piantine di fragole, simbolo del Paradiso in quanto considerate cibo dei beati, mentre alle sue spalle tre papaveri, con il loro colore rosso sangue, prefigurano la Passione di Gesù. I due bambini giocano con il bastone crociato di Giovannino: anche questo è un richiamo al destino di martirio che attende entrambi. Maria, vestita di rosso e di blu, ha una posa contrapposta, a spirale: la gamba destra è distesa lungo una diagonale, il busto lievemente ruotato verso la sua destra (dunque a sinistra per chi guarda) e il volto ulteriormente girato verso i piccoli. Sorregge il figlio con entrambe le mani, senza guardare lo spettatore e accennando a un lieve, timido sorriso. Sembra riflettere sul suo destino, su quello di Cristo e dell’umanità intera; eppure non appare corrucciata o malinconica. La bellezza di Maria è idealizzata, luminosa, distesa. Proprio questo senso del decoro e dell’equilibrio costituì la capacità dell’artista di andare incontro alla sensibilità del pubblico, garantendogli un successo immediato.

Raffaello, Madonna del Belvedere, 1506. Particolare.
La Madonna della seggiola

Nel 1508, Raffaello si trasferì a Roma, dove avrebbe trascorso il resto della sua vita. L’entusiasmo che l’artista seppe suscitare presso la corte di Giulio II prima e di Leone X poi fu senza precedenti. D’altro canto, mentre Michelangelo se ne stava rintanato e cupo sui ponteggi della Sistina, Raffaello dispensava sorrisi e quadri, in entrambi i casi amabili. Durante gli anni romani, infatti, e nonostante fosse impegnato in tante imprese, l’urbinate realizzò un gran numero di quadri, su tavola come su tela, concentrandosi sull’amatissimo tema della Madonna con Bambino.

Le Madonne romane di Raffaello si pongono con lo spettatore in una relazione talmente diretta da renderlo quasi partecipe della loro divinità. La Madonna della seggiola è stata da sempre considerata come l’immagine archetipica della maternità. Non a caso questo quadro è stato copiato, imitato e riprodotto in migliaia di esemplari dal Cinquecento a oggi. Fu probabilmente commissionata da papa Leone X e inviata da questi a Firenze, dove è ancora conservata.

Raffaello, Madonna della seggiola, 1514. Olio su tavola, diametro 71 cm. Firenze, Palazzo Pitti.

Maria, seduta su una seggiola con lo schienale di cuoio, abbraccia con forza Gesù, quasi temesse di perderlo, e guarda preoccupata verso di noi: per reggere meglio il peso del bambino e fornirgli un appoggio, stringe le mani fra loro e alza il ginocchio sinistro, premendo la schiena sulla spalliera morbida. Il piccolo, un po’ assonnato, si accoccola e muove i piedini; le due teste che si sfiorano sono di una incomparabile tenerezza.

Raffaello, Madonna della seggiola, 1514. Particolare.

Madre e figlio si incastrano fra loro in un equilibrio assoluto, assecondando, insieme alla figura di san Giovannino che fa capolino alle spalle di Gesù, l’andamento circolare della tavola. È incredibile come uno schema compositivo così attentamente studiato, e tutto giocato sull’intersecarsi di curve e controcurve, riesca a produrre un risultato di tale naturalezza e spontaneità. Ma, in questo, era il genio di Raffaello.

La Madonna Sistina

Secondo la testimonianza di Vasari, fra il 1513 e l’anno successivo papa Giulio II commissionò a Raffaello la Madonna Sistina, per l’altar maggiore (o forse l’abside) della Chiesa di San Sisto a Piacenza. Il soggetto è quello di una epifania mariana. In una sorta di spazio scenico, incorniciato da due tende verdi tirate, si manifesta, come in una visione celeste, la figura bella e fiera della Madonna.

Raffaello, Madonna Sistina, 1513-14. Olio su tela, 2,65 x 1,96 m. Dresda, Gemaldegalerie.

La Vergine avanza scalza sulle nuvole, con le vesti un po’ fluttuanti, come per oltrepassare la superficie del quadro, punteggiato di evanescenti testine angeliche, ed entrare nel mondo terreno. Tiene in braccio un Bambino deliziosamente infantile e sembra volerlo offrire all’umanità, all’adorazione di tutti. Non appare ieratica o distante, anzi rassicura i fedeli, idealmente raccolti davanti a lei. Santa Barbara, inginocchiata a destra, guarda benevola verso il basso, verso la terra dei peccatori. San Sisto, cui la chiesa è dedicata, rivolge invece gli occhi alla Madonna e, con il gesto della mano destra, le raccomanda i suoi devoti. I due angioletti dallo sguardo trasognato, pigramente appoggiati sul bordo inferiore del quadro, sono fra i più celebri particolari della storia dell’arte occidentale e sono diventati uno dei motivi iconografici più riprodotti al mondo.

Raffaello, Madonna Sistina, 1513-14. Particolare.
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