menu Menu
Lorenzo Maitani e il Duomo di Orvieto
Un capolavoro del Gotico italiano.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età gotica – Data: Luglio 3, 2020 2 commenti 7 minuti
La Madonna del Magnificat di Botticelli Articolo precedente Lucio Fontana Prossimo articolo

Versione audio:

La costruzione del Duomo di Orvieto, o Cattedrale di Santa Maria Assunta, è legata a uno dei miracoli più suggestivi della tradizione religiosa italiana: quello dell’ostia che nel 1263, nella vicina cittadina di Bolsena, stillò sangue macchiando il corporale dell’altare. La nuova chiesa di Orvieto fu concepita proprio per custodire degnamente le reliquie (l’ostia e il corporale macchiati di sangue) di quel prodigioso accadimento.

Leggi anche:  Le vetrate gotiche
Duomo di Orvieto, 1290-1591.Veduta laterale.
Leggi anche:  La Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze
Duomo di Orvieto, 1290-1591.particolare di un prospetto laterale.

L’interno

La costruzione della chiesa fu avviata nel 1290 per volontà di papa Niccolò IV. Il progetto, di concezione ancora tardoromanica, fu stilato da un architetto rimasto anonimo, mentre la direzione dei lavori venne affidata prima a Fra’ Bevignate da Perugia e successivamente a Giovanni di Uguccione.

Duomo di Orvieto, interno. Veduta dalla navata centrale.

L’interno, a pianta basilicale, presenta tre ampie navate ed è coperto da un tetto di legno a capriate. I suoi dieci robusti pilastri (cinque per lato), circolari oppure ottagonali, e gli archi a tutto sesto conferiscono alla chiesa una forte connotazione romanica. Pareti e pilastri sono decorati con un’alternanza di fasce orizzontali bianche e nere, di basalto e travertino: una soluzione decorativa tipicamente toscana.

Duomo di Orvieto, interno. Veduta da una navata laterale.

La facciata

Lorenzo Maitani (1270 ca.- 1330 ca.), artista toscano di profonda sensibilità, fu nominato capomastro del cantiere nel 1310. È suo il progetto della facciata, elaborato secondo un modello spiccatamente gotico, nuovo e originale rispetto ai tipi italiani ed europei. Tutto il prospetto è concepito come un grande e pregiato reliquiario. La parte inferiore presenta tre portali: quello centrale è a tutto sesto, i laterali a sesto acuto; tutti sono sormontati da ghimberghe triangolari.

Lorenzo Maitani, Facciata del Duomo di Orvieto.

Andrea Orcagna

Una loggia ad archetti su colonnine funge da cornicione orizzontale e divide questo livello da quello superiore, dominato dal grande rosone del pittore e scultore Andrea Orcagna (1310-1368). Inscritto in un quadrato e circondato su tre lati da una cornice a nicchie con statue, questo meraviglioso rosone è il centro focale e concettuale dell’opera.

Duomo di Orvieto, rosone di Andrea Orcagna.

Dal volto del Cristo si irradiano colonnine e cerchi concentrici di archetti: l’opera rappresenta infatti il Cristo-Sole che illumina l’umanità intera con la sua grazia e, nel contempo, il Cristo-Eucarestia che ha salvato gli uomini bagnando la croce con il proprio sangue. Il rosone guida le direttrici orizzontali e verticali di cui la facciata si compone e genera, attraverso queste, l’ordine complessivo dell’intera opera.

Duomo di Orvieto, rosone di Andrea Orcagna. Particolare.

Quattro pilastroni energici e svettanti, sostenuti da un alto basamento a bassorilievi e conclusi da pinnacoli, trasformano il prospetto in un trittico e riescono a creare un dominante equilibrio armonico attraversando le tre fasce che si distendono in larghezza. Anche il coronamento, a tre cuspidi triangolari, non altera l’ordine geometrico ed equilibrato di questo ricchissimo schermo.

L’effetto complessivo non è unicamente di tipo architettonico: ogni emergenza plastica si traduce in prezioso effetto pittorico. I bassorilievi, gli intagli, i mosaici brillanti conferiscono a quest’opera l’aspetto di un quadro scintillante e colorato. I mosaici, in particolare, furono realizzati da vari artisti, a partire dal 1321 e fino all’inizio del XVI secolo. Successivi restauri ne hanno purtroppo alterato l’aspetto originario.

Lorenzo Maitani, Facciata del Duomo di Orvieto.

I bassorilievi

Maitani, che era anche scultore, decorò a bassorilievo tutta la parte inferiore della facciata, realizzando sui quattro piloni Storie del Vecchio testamento, Storie del Nuovo Testamento e soprattutto il Giudizio Universale, capolavoro per il quale l’artista è giustamente celebrato. Buon conoscitore dell’arte gotica settentrionale, Maitani sviluppò uno stile molto personale, di grande forza espressiva.

Lorenzo Maitani, Creazione di Eva, 1310-30 ca. Pietra. Facciata del Duomo di Orvieto.
Leggi anche:  Le Storie della Genesi di Wiligelmo
Lorenzo Maitani, Peccato Originale, 1310-30 ca. Pietra. Facciata del Duomo di Orvieto.

Nel drammatico groviglio di corpi del Giudizio Universale, in particolare, notiamo che i dannati esprimono il proprio rimorso, il tormento e la disperazione con gesti esplicitamente autolesivi: alcuni si battono il petto, altri affondano le mani sulle guance. Le loro figure, gracili e contorte, eppure credibili grazie ai muscoli snelli che guizzano sotto l’epidermide, sono vibranti, cariche di vita e, nel contempo, tenere ed eleganti.

Lorenzo Maitani, Inferno. Particolare del Giudizio Universale, 1310-30 ca. Pietra. Facciata del Duomo di Orvieto.
Leggi anche:  Il Giudizio universale di Giotto nella Cappella degli Scrovegni
Lorenzo Maitani, Dannati. Particolare del Giudizio Universale, 1310-30 ca. Pietra. Facciata del Duomo di Orvieto.

Una riflessione sul corpo gotico

In quest’opera, il nudo assume una funzione che non ha precedenti nella scultura del Due e Trecento; persino i corpi scarnificati dei demoni, in fondo, non hanno nulla di mostruoso, se si eccettuano i piedi, le mani e il volto. La loro impressionante magrezza è comunque il risultato di una nuova, attenta sensibilità per il reale.

Lorenzo Maitani, Dannati. Particolare del Giudizio Universale, 1310-30 ca. Pietra. Facciata del Duomo di Orvieto.

La cultura medievale aveva avuto nei confronti del corpo umano posizioni diverse, per buona parte ostili (visto come oggetto sessuale, era fonte di lascivia e di corruzione), in parte più “tolleranti”, laddove anche il corpo, in fondo, può essere ricondotto all’interno del complesso e imperscrutabile disegno divino. All’inizio del Medioevo, la rappresentazione del corpo era stata trascurata e perfino evitata dall’arte. Il corpo era infatti considerato, secondo le parole di san Gregorio Magno, solo un «abominevole rivestimento dell’anima».

Wiligelmo e Antelami

Questo atteggiamento nei confronti della fisicità corporea è alla base del rifiuto per il naturalismo classico e fu causa della distruzione di tante opere antiche ritrovate occasionalmente e giudicate inutili se non addirittura dannose e oscene. Nell’XI e XII secolo, grazie ai grandi scultori romanici Wiligelmo e Antelami, il corpo maschile e quello femminile, attraverso cui l’uomo e la donna potevano continuare il miracolo della creazione, iniziarono a essere guardati con occhi nuovi e, soprattutto, rappresentati con proporzioni anatomicamente più corrette.

Il nudo, che comunque nell’arte non era mai stato del tutto abbandonato, vide una progressiva rivalutazione. Quando, nel 1260, Nicola Pisano, nel suo Pulpito del Battistero di Pisa, si spinse a rappresentare la Fortezza nelle forme fisiche di un Ercole nudo e muscoloso o quando, nel 1310, Giovanni Pisano, nel Pulpito del Duomo di Pisa, immaginò la Temperanza come una Venere pudica, fu chiaro a tutti che i tempi erano cambiati. La vivace fisicità dei progenitori, dei dannati e perfino dei demoni scolpiti da Maitani rientra a pieno titolo in questo nuovo corso dell’arte, che stava aprendo la strada alla successiva esperienza rinascimentale.

Lorenzo Maitani, Dannati. Particolare del Giudizio Universale, 1310-30 ca. Pietra. Facciata del Duomo di Orvieto.
Lorenzo Maitani, Dannato. Particolare del Giudizio Universale, 1310-30 ca. Pietra. Facciata del Duomo di Orvieto.


Articolo precedente Prossimo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Annulla Pubblica il commento

keyboard_arrow_up