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Marc Chagall: i colori dell’amore
Immagini fiabesche per una pittura da sogno.
By Giuseppe Nifosì Posted in Il Novecento: la stagione delle avanguardie on Dicembre 17, 2018 0 Comments 7 min read
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Con il termine École de Paris, o Scuola di Parigi, coniato nel 1920 dal pittore e critico André Warnod (1885-1960), si raggruppano per convenzione alcuni artisti stranieri attivi a Parigi tra gli anni Dieci e Trenta del Novecento, che la critica fatica a collocare in questo o quel movimento ma che comunque possono essere in qualche modo ricondotti all’esperienza dell’Espressionismo, la prima e una delle principali avanguardie del primo XX secolo. Tra questi, si annoverano Amedeo Modigliani, Lorenzo Viani (entrambi italiani), Maurice Utrillo, Chaïm Soutine, Tsuguharu Foujita, Jules Pascin e lo scultore Constantin Brancusi (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo).

Chagall

Un altro esponente di spicco della cosiddetta Scuola di Parigi fu il pittore russo di origine ebrea Mark Zacharovi Šagalov (1887-1985), abbreviato in Šagal (Marc Chagall, secondo la trascrizione francese). Trasferitosi a Parigi nel 1910, dove visse fino al 1914, conobbe il Cubismo di Picasso ed entrò in contatto con Modigliani. Dalla conoscenza delle Avanguardie europee, ricavò alcuni degli strumenti che sarebbero diventati propri del suo linguaggio. Tuttavia, acquisì uno stile personalissimo, ispirato al mondo dei sogni e caratterizzato da una fortissima vena poetica. «La pittura mi era necessaria come il pane. Mi sembrava come una finestra da cui avrei potuto fuggire, evadere in un altro mondo»: così avrebbe scritto molti anni dopo. Durante la sua lunga carriera, egli privilegiò sempre alcune tematiche profondamente legate al proprio mondo interiore: l’amore coniugale, la famiglia, la vita dei contadini in Russia, la struggente nostalgia per il suo paese, i motivi della tradizione ebraica.

Marc Chagall e sua moglie Bella.

Tornato in Russia, Chagall si rappresenta spesso con Bella Rosenfeld, il grande amore della sua vita, conosciuta nel 1909 e sua sposa dal 1915. Ne Il compleanno, l’artista, in una stanza dove il tempo sembra essersi fermato, e reso leggero dall’amore che lo ricolma, si libra nell’aria, privo di peso e quasi di corpo, e all’improvviso s’incurva per baciare Bella, la quale a sua volta, sorpresa e magicamente trasfigurata da quel bacio, inizia a volare.

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Marc Chagall, Il compleanno, 1915. Olio su tela. New York, Museum of Modern Art.
Amanti leggeri come palloncini

Il quadro La passeggiata, dipinto in Russia nel 1917-18, è una delle sue opere più liriche. Il dipinto è ricco di metafore e di citazioni fiabesche. L’artista è elegantemente vestito e tiene un uccellino con la mano destra e la moglie con la sinistra. La donna è leggera e si libra nell’aria come un palloncino o un aquilone e solo la stretta sicura del suo amato le impedisce di volar via. I due giovani si trovano in mezzo a un prato verde; la coperta rossa ai loro piedi, la bottiglia di vino e il bicchiere indicano che si erano allontanati dal paese per fare una passeggiata, isolarsi dal mondo e brindare alla loro unione, e probabilmente rappresentano il ricordo del loro banchetto nuziale. Anche il ramoscello fiorito che spunta a sinistra sembrerebbe evocare il loro amore ancora in fiore. Il paese sullo sfondo è Vitebsk, dove Chagall era nato, qui presentato sotto forma di elementari volumi geometrici verdi, secondo l’insegnamento cubista.

Marc Chagall, La passeggiata, 1917-18. Olio su tela, 1,70 x 1,63 m. San Pietroburgo, Museo di Stato Russo.
La poetica di Chagall

Dal 1922, Chagall tornò a vivere a Parigi dove entrò in contatto con i surrealisti, declinando verso un simbolismo di straordinaria leggerezza e freschezza, tenerissimo e poetico. Con la pittura surrealista, Chagall ebbe in comune il costante ricorso a una componente astraente e simbolica e soprattutto la marcata tendenza ad accostare illogicamente cose e persone. Quando fu invitato a far parte del gruppo surrealista, egli rifiutò: temeva infatti di non riuscire a trovare in un movimento programmato la giusta libertà espressiva. Diversamente dai surrealisti, interessati a trascrivere ciò che detta l’inconscio, Chagall inseguì la bellezza e la magia del sogno, ne amò la poesia, la simbolica, lucida, misteriosa spazialità mistica. Egli non voleva indagare la propria psiche: caso mai gli interessava compiere un viaggio nel suo mondo interiore, nel suo passato, nella storia della sua gente, e questo per ritrovare quella sacralità della vita che egli temeva fosse andata perduta. Ecco perché Chagall amò così tanto rappresentare la vita rurale dei russi e delle comunità ebraiche, illustrare i ricordi del suo paese e della sua infanzia e anche affrontare temi biblici attraverso immagini festose e innocenti, sospese nell’atmosfera di favola senza tempo. Certamente, grande peso ebbero nella formazione di Chagall le assidue letture della letteratura ebraica e delle fiabe popolari russe, abitate da uomini e donne che possono volare, da animali che parlano e in cui il mondo è spesso immaginato capovolto.

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Marc Chagall nel suo atelier.
Malinconici musicisti

Proprio a questo suo tipico mondo da favola, l’artista rimase legato per tutta la vita, continuando a dipingere giovani fidanzati leggeri come palloncini, sposi immersi in mondi fantastici, fiori, animali simbolici, saltimbanchi e soprattutto suonatori. Il violinista verde, del 1923, rappresenta per esempio un bizzarro e malinconico musicista, sospeso per aria mentre suona il suo violino. Si scorgono in basso, ai suoi piedi, gli alberi e i tetti delle case di un villaggio di campagna, mentre alle sue spalle, sul fondo, si nota un altro uomo che vola con le braccia aperte. L’immagine del musicista, e in particolare del violinista, metafora del potere terapeutico e consolatorio della musica, fu molto cara a Chagall, anche perché non solo richiama la figura dell’artista di strada ma rimanda alla secolare tradizione letteraria dell’ebreo errante, con il quale il pittore tendeva a identificarsi. Questo musicista, in particolare, ricorda, anche per la sua posa, sia le tipiche illustrazioni delle favole sia alcune particolari immagini destinate al teatro ebraico.

Marc Chagall, Il violinista verde, 1923. Olio su tela, 1,95 x 1,08 m. New York, Solomon R. Guggenheim Museum.
L’amore perduto

Nel 1937, alcune opere di Chagall furono esposte a Monaco, nella Mostra dell’Arte Degenerata voluta da Hitler. Tuttavia, l’artista, per quanto amareggiato, non perse la sua vena poetica e nei suoi dipinti, come Le tre candele del 1938-40, continuò a celebrare l’amore romantico per la sua amata Bella.

Marc Chagall, Le tre candele, 1938-40. Olio su tela. Collezione privata.

Costretto, nel 1941, a scappare negli Stati Uniti, attraverso la Spagna ed il Portogallo, per sfuggire alle persecuzioni naziste, nel 1944 Chagall perse anche l’amatissima moglie, stroncata da un’improvvisa malattia. All’amore di una vita, alla sua musa ispiratrice, tuttavia, egli continuò a dedicare i suoi dipinti. In particolare, Le luci del matrimonio, del 1945, rievoca proprio il giorno in cui sposò Bella, che appare al centro del quadro con il suo abito bianco da sposa. Quattro musicisti, uno dei quali volante, circondano la coppia di sposi e in primo piano, a sinistra, campeggiano due misteriose figure dal significato evidentemente simbolico: un uomo alato con la testa gialla di cavallo intento a bere un bicchiere di vino e un gallo che sostiene una coppia di giovani abbracciati. «Nella vita, proprio come nella tavolozza del pittore, non c’è che un solo colore capace di dare significato alla vita e all’arte: il colore dell’amore»: è il senso di quanto ha lasciato in eredità questo grandissimo artista.

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Marc Chagall, Le luci del matrimonio, 1945. Olio su tela, 1,23 x 1,20 m. Zurigo, Kunsthaus.
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