menu Menu
Michelangelo Buonarroti
L’arte incontra la filosofia.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età rinascimentale: il Cinquecento – Data: Aprile 20, 2021 3 commenti 7 minuti
Le basiliche romane Articolo precedente Cimabue, Cavallini e la pittura gotica del Duecento in Italia Prossimo articolo

Versione audio:

Michelangelo Buonarroti (1475-1564), scultore, pittore, architetto e poeta, fu un uomo coltissimo; non solo: egli fu orgogliosamente consapevole della propria dignità intellettuale. Pochi grandi artisti furono come lui così irti di contraddizioni. Il Michelangelo artista è quanto di più alto e magnifico la storia ci abbia regalato; il Michelangelo uomo, ad averlo frequentato, avrebbe potuto lasciarci sconcertati e persino delusi: è la dimostrazione che la grandezza del genio non sempre si accompagna alle migliori qualità umane.

Daniele da Volterra, Ritratto di Michelangelo, 1544 ca. Particolare. Olio su tela, 88,3 x 64,1 cm (intero). New York, Metropolitan.

Malinconico, scorbutico, solitario, diffidentissimo, ossessionato dal denaro (che comunque non spendeva), Michelangelo fu incapace di costruirsi degli affetti stabili. Non era neppure bello, lui che della bellezza aveva fatto un ideale di vita: anzi, ostentava sempre una certa rozzezza selvatica anche nell’aspetto fisico e nell’abbigliamento. Molti lo detestavano. Chi lo conosceva bene, invece, lo venerava. E aveva ragione, perché davvero pochi, nella storia, reggono al suo confronto. Pensare che Michelangelo visse sempre come un uomo solo: «non ho amici e non ne voglio», soleva dire. Ma di questa sua solitudine, fece un orgoglioso stato di forza. Fu, se possiamo dirlo, eroicamente solo. In questo, forse, sta l’essenza del suo essere artista: proprio nella sua fragilità di uomo che trovò riscatto nella meravigliosa grandezza delle sue opere. E che ce lo fa percepire, lui che fu “divino”, così vicino a noi.

Il confronto con l’antico

La Pietà Vaticana, forse uno dei capolavori più conosciuti e amati di questo artista, mostra una giovanissima Vergine, seduta su una roccia con il corpo senza vita di Cristo sulle ginocchia. Michelangelo adottò un soggetto che apparteneva al repertorio gotico ma seppe dotarlo di una perfezione antica e produrre un capolavoro di potente ispirazione classicistica. Con la Pietà Vaticana, insomma, Michelangelo conferì al soggetto religioso una inedita perfezione di stampo greco.

Michelangelo, Pietà Vaticana, 1498-1500. Marmo, 1,74 x 1,95 m. Roma, Basilica di San Pietro.
Leggi anche:  La Pietà di Michelangelo

Le successive opere di Michelangelo sono normalmente animate da una vitalità inquieta, sconosciuta ai capolavori antichi; egli abbandonò presto la struttura geometrica e proporzionale del corpo classico e fu il primo a trasformare il nudo degli antichi, personificazione di un’idea, in un mezzo espressivo della sua passione esistenziale. Il David, forte, vigoroso e completamente nudo, è giudicato un consapevole omaggio alla scultura antica. Il giovane uomo è raccolto in un momento di intensa concentrazione, subito prima di affrontare il gigante Golia. Il torace e le braccia ostentano una magnifica muscolatura e la sua figura ponderata scarica il peso sulla gamba destra, mentre la sinistra risulta libera e leggermente piegata. David non è un dio ma un eroe, straordinariamente bello eppure pienamente umano.

Michelangelo, David, 1501-4. Marmo, altezza 4,34 m. Firenze, Galleria dell’Accademia.
Leggi anche:  Il David di Michelangelo

La forza fisica diventa morale

Michelangelo visse drammaticamente le contraddizioni e i contrasti religiosi e politici del suo tempo scegliendo l’arte come strumento della spiritualità umana tesa al raggiungimento della bellezza. In quanto filosofo neoplatonico, egli riconobbe nel nudo virile un riflesso della grandezza di Dio e ammirò con passione lo splendore dei corpi e l’armonia delle loro membra.

Nelle sculture di Michelangelo, il vigore muscolare non è solo espressione di bellezza ma rappresenta la forza dell’anima e le disperate torsioni delle sue figure esprimono l’anelito incessante dello spirito a liberarsi dalla costrizione dell’esistenza terrena. I Prigioni, per esempio, in origine destinati al Monumento funebre di Giulio II e in seguito lasciati allo stato di abbozzo, sono una magistrale esemplificazione della lotta spirituale espressa per mezzo del corpo. Essi sembrano emergere dolorosamente dalla materia, hanno la testa o le mani o i piedi immersi nel marmo che sembra fagocitarli.

Nella Pietà Rondanini, invece, Cristo e la Vergine sono fusi insieme in un abbraccio dolente.

Michelangelo, Prigione che si ridesta, 1519-23. Marmo, 267 cm. Firenze, Galleria dell’Accademia.
Leggi anche:  I Prigioni di Michelangelo

Michelangelo concepì la scultura solo come arte che si ottiene a forza di eliminare e giudicò la propria attività come operazione intellettuale: l’artista, distruggendo la materia, ricavava infatti la forma e liberava lo spirito. Sulla base del principio che non è importante la perfezione di un’opera in sé stessa ma il tormento, l’anelito dell’artista che aspira a raggiungere tale perfezione, Michelangelo non terminò le sue opere, facendo del non-finito una qualità del suo stile plastico ed una profonda esigenza della sua poetica neoplatonica. Michelangelo tradusse il non-finito in un nuovo linguaggio artistico.

Michelangelo, Pietà Rondanini, 1547-64. Marmo, altezza 1,95 m. Milano, Castello Sforzesco.

Una pittura neoplatonica

Nel Tondo Doni, il primo dei suoi capolavori pittorici, Michelangelo articola il raggruppamento dei personaggi proponendo una nuova soluzione iconografica; la sua opera, infatti, presenta una straordinaria concatenazione di moti, gesti e sguardi; e tutta l’opera, inoltre, presenta una forte connotazione simbolica e teologica. La Vergine, seduta per terra, con la complicata torsione del suo corpo rappresenta anche il perno dell’immagine sacra, nonché il motore visivo dell’intera scena. Il Tondo Doni è rivoluzionario per i colori freddi e i chiaroscuri cangianti. Aderendo alla filosofia neoplatonica, non riproduce la natura ma rappresenta le idee, perfette e immutabili.

Michelangelo, Tondo Doni, 1507. Tempera su tavola, diametro 1,2 m. Firenze, Uffizi.
Leggi anche:  Il Tondo Doni di Michelangelo

A Roma, nella Cappella Sistina, sulla Volta, le Scene della Genesi, tra cui la celeberrima Creazione di Adamo, sono arricchite da coppie di Ignudi, Profeti, Sibille, Antenati di Cristo, Eroi di Israele.

Michelangelo, Creazione di Adamo, dalla volta della Cappella Sistina, 1511. Affresco. Roma, Palazzi Vaticani.
Leggi anche:  La Creazione di Adamo di Michelangelo nella Cappella Sistina

Nel Giudizio Universale, un’umanità inerme e sgomenta viene travolta dall’ira di Dio. Le figure, affrescate nella volta o nella parete del Giudizio, giganteggiano sullo spettatore muovendosi con ardite e drammatiche torsioni e si sottraggono consapevolmente alle canoniche determinazioni di spazio e di luce. Nulla procede secondo natura: si collegano fatti e personaggi temporalmente distanti ma che l’ordine filosofico-razionale può tranquillamente concatenare. Allo stesso modo, i colori metallici, incapaci di fondersi, con i loro accostamenti stridenti, e dunque nettamente cerebrali, si sottraggono al rapporto col naturale e il verosimigliante.

Michelangelo, Giudizio Universale, 1536-41. Affresco, 13,7 x 12,2 m. Roma, Palazzi Vaticani, Cappella Sistina.
Leggi anche:  Il Giudizio Universale di Michelangelo

Michelangelo architetto

A Roma, Michelangelo progettò la nuova Basilica di San Pietro, a croce greca intersecata con un deambulatorio quadrato. La cupola si eleva sopra il corpo della chiesa come su un monumentale basamento. Progettando la chiesa madre del Cattolicesimo, Michelangelo indicò un’esplicita relazione fra scultura e architettura, paragonando l’edificio al corpo umano, entrambi unità indivisibili e funzionali. Non progettò partendo dalla relazione di parti geometriche proporzionali, secondo la norma antica, e pervenne alla consapevole trasgressione delle regole classicistiche, inventando nuove forme per gli ordini architettonici.

Michelangelo, Basilica di San Pietro, dal 1547. Veduta aerea. Roma.
Leggi anche:  Michelangelo, Mapplethorpe e i fotografi del Novecento


Articolo precedente Prossimo articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Annulla Invia commento

  1. Buondi’ Prof. mi spiega per cortesia il rapporto che c’è tra architettura e corpo umano nei lavori architettonici di michelangelo?

    1. È una domanda che richiederebbe una risposta complessa. In sintesi, Michelangelo concepiva l’architettura non come una composizione di elementi architettonici, alla maniera greca, ma come un corpo unico, dove ogni parte è funzionale all’altra, come nel corpo umano. Mi impegno però a scrivere presto un articolo su questo.

keyboard_arrow_up