menu Menu
Michelangelo Pistoletto
Un grande maestro dell’Arte Povera.
By Giuseppe Nifosì Posted in Opere, artisti e movimenti on Aprile 28, 2019 0 Comments 3 min read
Da Courbet a Salgado: raccontare il lavoro, denunciare lo sfruttamento Previous La Trinità di Masaccio Next
Versione audio:

Quella dell’Arte Povera è stata una tendenza artistica internazionale, che ha raccolto artisti di varia formazione (tra cui ricordiamo gli italiani Mario Merz, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Mario Ceroli), alcuni dei quali legati, in qualche modo, all’ambiente neodadaista. Definita “Arte Povera” nel 1966 dal critico italiano Germano Celant (1940) per via dell’utilizzo di materiali “umili”, come carta, stoffa, paglia, terra, legno, frammenti organici, vegetali e minerali, prelevati dal quotidiano per ricavarne “energie primordiali”, questa forma artistica presenta una peculiarità: ha prodotto strutture che spesso hanno invaso totalmente lo spazio dedicato allo spettatore. La pratica (già sperimentata in alcune mostre surrealiste e adottata dalla Pop Art) è stata chiamata “environment” (‘ambiente’) ed è assimilabile al tentativo di realizzare, con uno spirito tra il filosofico e il primordiale, una sorta di habitat ideale. D’altro canto, mai prima di allora l’uomo si era trovato di fronte a un processo di “snaturalizzazione” così marcato: la civiltà tecnologica e consumistica stava sconvolgendo e distruggendo il normale rapporto tra l’uomo e la natura e molti artisti ne avvertivano il pericolo con profondo disagio.

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci, 1967. Collezione privata.
Pistoletto

Le opere di Michelangelo Pistoletto (1933), nella loro allusività classica, sembrano voler sollecitare lo spettatore a mettere in crisi il concetto stesso di scultura. La sua Venere degli stracci, del 1967, contrappone una montagna di stracci (indumenti dismessi, buttati alla rinfusa, in un cumulo coloratissimo) alla candida copia di una statua neoclassica posta di spalle (si tratta della Venere con mela di Bertel Thorvaldsen, oggi al Louvre).

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci.

Questa installazione, ironica e irriverente, mette a confronto in modo provocatorio la bellezza ideale – elaborata dall’arte greca e diventata immortale – con i prodotti, anzi gli scarti, della società dei consumi. Pistoletto propone un’immagine spiazzante, che si basa sul contrasto tra arte e non-arte, tra ideale e reale o forse meglio tra finzione e verità. «È il “consumismo consumato” – chiarisce lo stesso Pistoletto – che non sa rigenerare ciò che produce. L’icòna scende dal suo piedistallo e si mischia alle cose in un forte slancio pop, per dissacrare le certezze della storia e dell’estetica». E ancora: «Il detrito della nostra civiltà sta crescendo. La civiltà moderna, il consumismo, portano a un degrado comunque, in qualsiasi parte del mondo. È a questo che dobbiamo stare attenti».

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci. Particolare.

La Venere degli stracci è stata riproposta, negli anni, in molti musei e in diverse installazioni, diventando molto connotativa del suo stile (come i “tagli” di Fontana) e una vera e propria icona dei nostri tempi.

Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci.
Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci. Installazione a Roma.

Il tema stesso degli stracci, d’altro canto, è molto caro a Pistoletto, che ha continuato a svilupparlo anche in tempi recenti.

Michelangelo Pistoletto, Installazione, 2017. Honolulu, Ravizza Brownfield Gallery.

Tra le opere di questo maestro ricordiamo anche gli “specchi”, dove figure di uomini e donne a grandezza naturale sono incollate su grandi superfici specchianti. L’osservatore, guardando la propria immagine riflessa, scopre di far parte dell’opera stessa.

Michelangelo Pistoletto, Uomo di schiena, 1962. Immagini fotografiche, specchi.
Michelangelo Pistoletto, Standing Man, 1962. Immagini fotografiche, specchi.
Michelangelo Pistoletto, Adamo ed Eva, 1962. Immagini fotografiche, specchi. Biella, Fondazione Pistoletto.
Condividi con gli amici:
Facebooktwitterlinkedinmail


Previous Next

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Cancel Pubblica il commento

keyboard_arrow_up