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La pittura accademica dell’Ottocento
La ricerca di una bellezza senza tempo.
By Giuseppe Nifosì Posted in Neoclassicismo e Romanticismo on Marzo 15, 2019 0 Comments 5 min read
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L’Ottocento fu per l’arte, ma non solo, un secolo ricco di trasformazioni e di continue evoluzioni. Al Neoclassicismo seguirono le ricerche dei romantici prima e dei realisti poi, e successivamente le “rivoluzioni” degli impressionisti e le Secessioni di fine secolo. Tuttavia, per molti decenni, continuò a raccogliere un grande consenso, da parte del pubblico e della critica conformista, la cosiddetta “pittura accademica”, quella appunto insegnata nelle Accademie di Belle Arti, dove si identificava la pittura solo con “la bella pittura” di stampo classicista. A differenza dei realisti e degli impressionisti, durante tutto il XIX secolo i neoclassici accademici furono ricercatissimi sul mercato artistico europeo, e in quello di Parigi in particolare, e coronarono la loro carriera con un grande successo economico e mondano. Tale successo durò fin quasi alla fine dell’Ottocento: quando le istituzioni artistiche pubbliche, private del loro prestigio culturale, non riuscirono più a imporre il proprio stile sul mercato, gli accademici persero il favore praticamente di tutti. Il Neoclassicismo accademico, prima tanto celebrato, fu alla fine considerato incapace di proporre idee originali.

Alla ricerca di un mondo perduto

La lezione di Ingres, anche dopo il 1848 e la nascita del Realismo, rimase il modello per le opere di alcuni affermati pittori di storia, i cui dipinti sono ancora oggi molto famosi e sono persino entrati nell’immaginario collettivo. Pensiamo, per esempio, al Ragazzo in riva al mare di Hippolyte Flandrin (1809-1864), malinconica figura di giovane nudo seduto e come chiuso in sé stesso, sullo sfondo di un paesaggio quasi primordiale; oppure all’ammiratissimo Combattimento fra galli di Jean-Léon Gérôme (1824-1904), un capolavoro di tecnica virtuosistica, dove la magistrale rappresentazione dei due nudi adolescenti non è priva di una certa sensualità.

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Hippolyte Flandrin, Ragazzo in riva al mare, studio, 1836. Olio su tela, 98 x 124 cm. Parigi, Musée du Louvre.
Jean-Léon Gérôme, Combattimento fra galli, 1846. Olio su tela, 1,43 x 2,04 m. Parigi, Musée D’Orsay.
Jean-Léon Gérôme, Combattimento fra galli, 1846. Particolare

I Romani della decadenza di Thomas Couture (1815-1879), esposto al Salon del 1847, mostra un affollato e lascivo banchetto dell’antica Roma dove i commensali sono palesemente ubriachi. In primo piano, un ragazzo e due uomini assistono alla scena con atteggiamento sdegnoso. Théodore Chassériau (1819-1856), con il suo celebratissimo Tepidarium, definito un «affresco antico sottratto al muro di Pompei», vinse il Salon del 1853. L’opera non è priva di una certa atmosfera erotica, più da harem che da antica Roma, alimentata dalla sensualità delle pose e dal languore degli sguardi. In effetti, la pittura di Chassériau, per quanto classicistica, fu sempre caratterizzata da uno spiccato esotismo romantico.

Thomas Couture, I Romani della decadenza, 1847. Olio su tela, 4,72 x 7,72. Parigi, Musée D’Orsay.
Théodore Chassériau, Tepidarium, 1853. Olio su tela, 1,71 X 2,58 m. Parigi, Musée d’Orsay.
Théodore Chassériau, Tepidarium, 1853. Particolare
Veneri sensuali

Anche durante la seconda metà del secolo, incuranti dei rivolgimenti sociali e culturali del loro tempo, gli artisti accademici continuarono a celebrare, con uno stile eccezionale, l’antica Grecia, l’antica Roma e i loro eroi, regolarmente armati di corazze e di grandi elmi: e proprio questi vistosi copricapi costarono agli autori l’appellativo di Pompiers, ‘pompieri’. Essi dipinsero Veneri sensuali, gruppi di donne alle terme, concubine discinte, banchetti dai toni vagamente orgiastici, efebi nudi, senza tuttavia suscitare alcuno scandalo. La “bella pittura” non poteva essere condannata dai censori: qualsiasi indecenza era accettabile se opportunamente coperta dal velo dell’allegoria. Mentre, all’inizio degli anni Sessanta, Le déjeuner sur l’herbe e l’Olympia di Édouard Manet inorridivano il pubblico, la palese lascivia della Nascita di Venere di Alexandre Cabanel (1823-1889) veniva celebrata dalla gente e dalla critica, perché la sua nudità non solo era “classica” ma veniva anche riscattata dal soggetto allegorico.

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Alexandre Cabanel, Nascita di Venere, 1863. Olio su tela, 1,30 x 2,25 m. Parigi, Musée d’Orsay.
La bellezza secondo Bouguereau

Fra i grandi accademici di Francia spiccò per talento e successo di pubblico il pittore William-Adolphe Bouguereau (1825-1905), uno degli artisti più ricercati della seconda metà del XIX secolo. In piena stagione realista e impressionista, mentre si affermava con sempre maggiore forza l’idea di una pittura moderna capace di guardare al vero e alla vita reale, Bouguereau non mostrò mai cedimenti, né con lui il suo nutrito stuolo di sostenitori. La pittura di Bouguereau fu impeccabile ad ogni prova; la sublime eleganza della forma e l’assoluto controllo della tecnica rendevano le sue opere semplicemente perfette. I suoi temi furono tratti dalla mitologia classica, dalla storia antica e dalla religione. Non di rado, si spinse ad affrontare soggetti di stampo realistico, dipingendo pastorelle o giovanissime contadine, povere, lacere e con i piedi scalzi ma comunque bellissime, quasi fossero divinità pastorali. La bellezza, per Bouguereau, era sempre e comunque imprescindibile. «Nella pittura, io sono un idealista. Nell’arte so e voglio vedere solo il bello, e per me l’arte corrisponde al sentimento della Bellezza. Perché replicare ciò che la Natura ha in sé di brutto, non vedo perché questo sia necessario. Dipingere esattamente quello che vediamo? No!». Si consideri un solo esempio: Il rapimento di Psiche (Le ravissement de Psyché), dipinto nel 1895. L’immagine mostra Amore che, liberata Psiche dagli Inferi, la sta trasportando in cielo per farne sua moglie. La fanciulla ha già raggiunto lo stato di immortalità (testimoniato dalle ali di farfalla) ed è radiosa. Entrambi i giovani sono semplicemente bellissimi.

William-Adolphe Bouguereau, Il rapimento di Psiche, 1895. Olio su tela, 209 x 120 cm. Collezione privata.
William-Adolphe Bouguereau, Il rapimento di Psiche, 1895. Particolare.
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