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I Preraffaelliti
La pittura incontra la letteratura.
By Giuseppe Nifosì Posted in Postimpressionismo e Simbolismo on Giugno 3, 2019 0 Comments 4 min read
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Nel 1848, a Londra, un gruppo di giovani pittori e poeti fondò la Confraternita preraffaellita (Pre-Raphaelite Brotherhood). Si trattò di un movimento, permeato di religiosità e di tendenze spiritualistiche, che ambì a recuperare gli ideali cavallereschi del Medioevo e che fece propria la poetica stilnovistica dell’idealizzazione della donna. I temi favoriti dei cosiddetti Preraffaelliti, in gran parte condivisi con i romantici, furono tratti dal Nuovo Testamento e, in ambito letterario, dalle pagine più struggenti della Divina Commedia di Dante Alighieri e delle tragedie di Shakespeare, come il Re Lear, il Macbeth, l’Amleto e il Romeo e Giulietta. Particolare fortuna ebbero anche la storia di Re Artù e gli altri romanzi ambientati in ambito medievale. Per recuperare una più genuina spontaneità, i preraffaelliti vollero ispirarsi ai cosiddetti pittori primitivi, ossia agli artisti antecedenti a Raffaello (da qui deriva il nome del movimento), che tuttavia non conobbero dagli originali ma solo attraverso incisioni.

La visione estetizzante dell’arte preraffaellita emerse anche in ambito letterario. Infatti, con la pubblicazione del periodico «The Germ», nel 1850, il movimento si occupò anche di poesia, privilegiando tematiche legate alla civiltà cavalleresca, alle leggende celtiche, alla letteratura medievale e a Dante. La letteratura preraffaellita anticipò e preparò la strada al successivo fenomeno del Decadentismo.

Gabriel Rossetti

Il pittore e poeta Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), uno dei principali esponenti del gruppo, reinterpretò la visione artistica del Quattrocento con atteggiamento estetizzante. Rossetti, che predilesse le tecniche del pastello e dell’acquerello, dipinse molte opere, alcune delle quali opere ispirate alla Divina Commedia e alla poesia stilnovista. In Beata Beatrix, del 1864, Beatrice, protagonista per eccellenza della poesia di Dante Alighieri, incarna un ideale di donna ben diverso dall’originale dantesco, ritroso e riservato. Creatura terrena e celeste insieme, spirituale e sensuale a un tempo, la Beatrice di Rossetti diventa l’icona della donna irresistibile e fatale, fortunatissimo soggetto della poetica simbolista di fine secolo. La rossa colomba divina, una duplice e ambigua allusione allo Spirito Santo e all’Amore, le porta il fiore di papavero, simbolo della passione ma anche di morte. L’opera, infatti, fu ispirata dal suicidio della moglie, che era stata anche la modella prediletta del pittore.

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Dante Gabriel Rossetti, Beata Beatrix, 1864. Olio su tela, 87,5 x 69,2 cm. Londra, Tate Britain.
Millais

John Everett Millais (1829-1896) fu il pittore tecnicamente più brillante del gruppo. Dotato di un talento eccezionale e di una tecnica prodigiosa, era infatti capace di «trascorrere un giorno intero a dipingere una superficie grande quanto una moneta da cinque scellini», come egli stesso ebbe a dichiarare. L’opinione pubblica apprezzò la maestria dell’artista nel rendere i particolari più minuti. Millais è ricordato soprattutto per la sua Ofelia, un’opera del 1851-52 grandemente ammirata per la prodigiosa esecuzione. In questo dipinto, tutto l’interesse è concentrato sull’elemento naturalistico; i fiori sono dipinti con rigorosa fedeltà botanica e nutriti di complessi significati simbolici, alcuni prelevati direttamente dall’Amleto, il testo teatrale di Shakespeare, da cui il personaggio di Ofelia è tratto: il salice, l’ortica e le margherite, per esempio, sono piante associate rispettivamente all’amore abbandonato, al dolore e all’innocenza.

John Everett Millais, Ofelia, 1851-52. Olio su tela, 76 x 112 cm. Londra, Tate Gallery.
Beardsley

Aubrey Vincent Beardsley (1872-1898) è stato uno dei più importanti incisori e disegnatori inglesi di fine Ottocento. Amico dello scrittore irlandese Oscar Wilde (1854-1900), visse la sua brevissima vita (morì di tubercolosi a 26 anni) come un dandy eccentrico e dissoluto. Beardsley, grande estimatore dell’arte giapponese, realizzò quasi tutte le sue opere grafiche ad inchiostro, adottando linee pure molto marcate e netti contrasti tra campiture nere e bianche. Egli produsse composizioni elegantissime, essenzialmente bidimensionali, prive di sfondo e asimmetriche; i suoi personaggi fluttuanti, ritagliati come silhouettes dai toni piatti, sono in genere donne pervase da un sottile e talvolta morboso erotismo. Profondamente influenzato dai Preraffaelliti, Beardsley illustrò numerose opere letterarie contemporanee, come la Salomè di Oscar Wilde, i Racconti dell’americano Edgar Allan Poe (1809-1849), Il ricciolo rapito di Alexander Pope (1688-1744).

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Aubrey Vincent Beardsley, Giovanni e Salomè, 1894. Incisione per la Salomè di Oscar Wilde.
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