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Il Pulpito del Battistero di Pisa di Nicola Pisano
L’omaggio al classicismo della scultura gotica italiana.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età gotica – Data: Settembre 21, 2021 0 commenti 11 minuti
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Nicola Pisano, noto anche come Nicola d’Apulia, nacque intorno al 1215 e morì fra il 1278 e il 1284. La sua biografia, come quella di tutti gli artisti italiani del Duecento e del Trecento, è molto frammentaria e pochissimi sono i documenti che lo riguardano; il problema delle sue origini e della sua formazione resta dunque molto dibattuto. L’artista si formò probabilmente nel Meridione, forse in Puglia, dove potrebbe essere nato.

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Il clima di stampo classicheggiante favorito dalla politica culturale di Federico II e della sua corte potrebbe aver avuto un ruolo determinante per la sua maturazione artistica: Nicola, infatti, fu il primo artista italiano a proporre un pieno recupero delle forme classiche, nel tentativo di conferire alla tradizione medievale un nuovo umanismo e una nuova vitalità.

Complesso monumentale della Piazza dei Miracoli a Pisa, XI-XIV secolo. Veduta laterale.

Nicola a Pisa

Una probabile e ragionevole ipotesi vede l’artista trasferirsi in Toscana, dove svolse prevalentemente la sua professione artistica, già prima del 1250, e trovare a Pisa l’ambiente culturale adatto per completare la sua formazione e consolidare la sua fede classicistica. La celebrazione dell’antico era un canale espressivo privilegiato per la cultura pisana, già in epoca romanica. Il culto per la romanità fu incentivato e sostenuto da una importante collezione di opere classiche, che l’orgogliosa Repubblica pisana aveva allestito nei pressi del duomo cittadino e che costituiva il più importante “museo” di scultura classica nel Medioevo.

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La preziosa raccolta comprendeva alcuni magnifici sarcofagi romani, scolpiti a bassorilievo, ed era considerata da tutti gli scultori medievali, incluso Nicola Pisano, una preziosa fonte di studio, in quanto repertorio inesauribile di forme, di schemi compositivi, di pose, di gesti, di volti e di espressioni, nonché una chiara indicazione delle possibilità naturalistiche insite nell’arte della scultura.

Battistero del Duomo di Pisa, XII-XIV secolo.

Il Pulpito del Battistero di Pisa

Intorno al 1260, per il Battistero cittadino, Nicola eseguì e firmò un grande pulpito marmoreo, un’opera articolata e complessa cui iniziò a lavorare probabilmente già dal 1257. L’artista aveva all’epoca all’incirca 45 anni, era dunque un uomo maturo e all’apice della sua carriera e certamente aveva alle spalle molti anni di pratica professionale. Della sua attività sino a quel momento poco sappiamo: certo non si può sostenere che egli abbia esordito con un simile capolavoro.

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Il Pulpito del Battistero di Pisa è il primo di questo genere in Toscana e abbandona il tradizionale schema romanico per trasformarsi in un piccolo ed elegante organismo architettonico autonomo. I pulpiti, sino ad allora, erano stati a pianta quadrata o rettangolare, come il Pulpito di Guglielmo, che si trovava nel Duomo di Pisa (e che venne poi trasferito nel Duomo di Cagliari, dove attualmente si trova, diviso in due parti).

Maestro Guglielmo, Pulpito del Duomo di Cagliari, XII sec. Marmo. Controfacciata, parapetto dell’ambone a sinistra del portale mediano.

La struttura

La struttura del pulpito di Nicola è invece a pianta esagonale ed è sorretta da colonne corinzie, una centrale, sostenuta da tre telamoni, e sei laterali, tre delle quali sostenute da leoni stilofori. La balaustra è composta da cinque lastre a bassorilievo in marmo bianco di Carrara, chiaramente ispirate ai pannelli frontali dei sarcofagi romani. Sul sesto lato, che è privo di balaustra, si trova l’apertura di accesso al pulpito. I pannelli sono separati fra di loro da pilastrini tristili in granito rosso (così chiamati perché formati ciascuno da tre colonnine).

Nicola Pisano, Pulpito del Battistero di Pisa, 1257-60. Marmi policromi, altezza 4,65 m. Pisa, Battistero.

I temi illustrati sono tratti dal Nuovo Testamento: la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Presentazione al Tempio, la Crocifissione, il Giudizio Universale. Le vele degli archi ospitano figure di Profeti e di Evangelisti; sopra i capitelli si trovano le allegorie delle quattro Virtù cardinali, San Giovanni Battista e l’Arcangelo Michele. Queste figure sono quasi a tutto tondo. L’immagine di Ercole, che simboleggia la virtù della Fortezza, è il primo nudo integrale medievale esplicitamente ripreso dall’antichità. Il leggio è sostenuto dalle ali distese di una grande aquila.

Nicola Pisano, San Giovanni Battista, particolare del Pulpito del Battistero di Pisa.
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Nicola Pisano, Fortezza, particolare del Pulpito del Battistero di Pisa.

Una complessa iconografia

L’iconografia dell’opera è piuttosto complessa e certo fu concordata con un teologo. Il pulpito, infatti, fornisce una descrizione dell’Universo, interpretato come Domus Dei (‘casa di Dio’). I leoni rappresentano il mondo terreno, la Domus Dei inferior (‘casa inferiore di Dio’); le colonne, sette come i sacramenti, simboleggiano la Chiesa o Domus Dei exterior (‘casa esteriore’); le Virtù, i Profeti, gli Evangelisti, la cui sapienza aiuta il fedele a intuire l’esistenza di Dio, simboleggiano la Domus Dei interior (‘casa interiore’), mentre le storie evangeliche scolpite nelle lastre sono la visione della divinità incarnata in Cristo e dunque emblema del Paradiso, la Domus Dei superior (‘la casa superiore’). Nicola Pisano enfatizzò questi contenuti teologici con il suo linguaggio plastico potente e solenne, attraverso le sue figure equilibrate e composte, prive di quella sottile tensione drammatica che invece è presente nella scultura francese e germanica.

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La Natività e l’Adorazione dei Magi

La lastra con la Natività contiene sinteticamente altri episodi inerenti alla nascita di Cristo, ossia l’Annunciazione, l’Annuncio ai pastori e il Lavaggio del Bambino. La Vergine, vera protagonista, vi appare tre volte, seduta, in piedi e sdraiata.

Nicola Pisano, Natività. Particolare del Pulpito del Battistero di Pisa. Altezza 85 cm.

Nonostante il panneggio spezzato e angoloso, nonostante le proporzioni delle figure, differenziate secondo l’importanza della singola scena, o l’evidente mancanza di unità narrativa, la ricerca dell’artista si indirizza con grande sicurezza verso il recupero della tradizione antica. La Vergine richiama con evidenza alcuni modelli romani, che l’artista ben conosceva: è dunque consapevolmente “classica”, sia per la solidità della sua figura sia per la nobiltà dell’atteggiamento.

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Nell’Adorazione dei Magi, scolpita in un altro pannello del pulpito, la Vergine ricorda la figura mitologica di Fedra, presente in un sarcofago classico conservato nel Camposanto di Pisa. Maria qui appare persino più plastica, più solida, più nobile e vitale dei suoi modelli antichi. Si noti come sono ben costruiti i cavalli visti di scorcio.

Nicola Pisano, Adorazione dei Magi. Particolare del Pulpito del Battistero di Pisa. Altezza 85 cm.
Nicola Pisano, Adorazione dei Magi del Pulpito del Battistero di Pisa. Particolare.
Fedra, particolare del Sarcofago di Ippolito e Fedra, II sec. d.C. Pisa, Camposanto monumentale.
Nicola Pisano, Adorazione dei Magi del Pulpito del Battistero di Pisa. Particolare.

La Presentazione al Tempio

La Presentazione al Tempio è la scena del ciclo più colta e più ricca di citazioni: il Sommo Sacerdote sulla destra, sostenuto da un ragazzo, richiama palesemente la figura di Dioniso del cosiddetto Vaso del Talento, appartenente anch’esso alla collezione situata presso il Camposanto.

Nicola Pisano, Presentazione al tempio, 1257-60, particolare del Pùlpito del Battistero di Pisa. Altezza 85 cm.
Vaso del Talento, II-I sec. a.C., particolare. Marmo. Pisa, Camposanto monumentale.

Riprendono i tipi della statuaria antica sia il personaggio di Simeone, l’anziano israelita venuto al Tempio per adorare Gesù, qui rappresentato con il bimbo in braccio, sia il personaggio di Anna, la veggente che predisse a Maria la morte del figlio, qui posta alle spalle del vecchio.

Lo sfondo di edifici non ha vere pretese prospettiche; certo allude a uno spazio reale in cui i personaggi si muovono, e anche le minori proporzioni delle figure che si scorgono fra Maria e Simeone vogliono alludere a una maggiore distanza dall’osservatore.

I gesti nell’arte medievale

Il proto-classicismo di Nicola e il suo volersi ispirare alle fonti iconografiche antiche segnarono profondamente la creazione del Pulpito del Battistero di Pisa; tuttavia, le scene classicheggianti concepite dall’artista vennero sempre attualizzate, in chiave duecentesca, utilizzando il filtro della teologia medievale, con tutte le implicazioni dottrinali e liturgiche che questo comportava. Se la scultura di Nicola è sempre di tono elevato, se ogni lineamento di volto o corpo, ogni foggia o piega di vestito intendono ricercare la naturalezza perduta dei sarcofagi antichi, l’autore non dimentica mai di rendere con sottigliezza i sentimenti che animano i protagonisti della sua storia sacra.

Per raggiungere tale obiettivo, egli fece ricorso a un linguaggio gestuale ampiamente codificato e, all’epoca, perfettamente compreso. Ricordiamo che tantissime opere d’arte, e marcatamente quelle medievali, sono ricche di dettagli che a noi moderni possono sfuggire ma che al pubblico dei fedeli dell’epoca apparivano subito chiari e riconoscibili. Così vale per una serie di gesti e atteggiamenti, che chiarivano immediatamente quale fosse lo stato d’animo di questo o quel personaggio.

Scrive, a tale proposito, la studiosa novecentesca Chiara Frugoni, una delle più importanti storiche medieviste d’Europa: «se non conosciamo il significato di una lingua rimaniamo magari colpiti dalla sua musicalità, ma la nostra superficiale comprensione non permette un dialogo e un arricchimento. Le immagini medievali si esprimevano con una loro lingua fatta anche di gesti in codice, di convenzioni architettoniche, di dettagli allusivi, di metafore, di simboli: se non li conosciamo, quelle immagini non hanno voce».

Nicola Pisano, Crocifissione, 1257-60. Particolare del Pulpito del Battistero di Pisa. Altezza 85 cm.

La Crocifissione

Proviamo, a titolo di esempio, ad analizzare, osservandola con l’occhio allenato di un fedele medievale, uno dei più alti capolavori contenuti all’interno del Pulpito del Battistero di Pisa: la Crocifissione. Gesù è mostrato inchiodato a una croce di tronchi non piallati, il Lignum vitae o Albero della vita, così come suggeriva un opuscolo di meditazioni di Bonaventura da Bagnoregio, teologo nonché biografo di San Francesco, secondo cui l’antichissimo tema dell’albero della vita (che, secondo alcune tradizioni religiose, Dio pose nel Giardino dell’Eden assieme all’albero della conoscenza del bene e del male) si identifica con la croce di Cristo.

Il teatrale svenimento di Maria ai piedi della croce, un tema di assoluta novità (in quanto derivato da fonti letterarie francescane), è ritenuto necessario per coinvolgere i fedeli nella narrazione sacra, per suscitare in loro una commozione da cui trarre insegnamento morale. D’altro canto, tutta la casistica di atteggiamenti proposta dai personaggi è finalizzata a rendere teologicamente inappuntabile la raffigurazione della pagina evangelica.

Nicola Pisano, Crocifissione del Pulpito del Battistero di Pisa, 1257-60. Particolare con la Madonna svenuta e San Giovanni.

I soldati e i farisei

Si passa dal notevole pathos espresso da Giovanni, che compie il “gesto del dolore” portando la mano al petto, all’atto del soldato ebreo che alza al cielo un dito minaccioso (si riconosce per il talith, il tipico scialle ebraico che gli avvolge la testa, e per la grande spada), alla posa dubbiosa del fariseo più a destra che si tocca pensoso la barba. Non manca, tra gli ebrei, così come racconta l’evangelista Luca, chi torna a casa rendendosi conto che «veramente quest’uomo era giusto» (Lc 23, 37), come testimonia l’ultima figura a destra che, sbilanciata verso l’esterno (giacché sta andando via), si volta battendosi il petto per esprimere rimorso.

Nicola Pisano, Crocifissione del Pulpito del Battistero di Pisa, 1257-60. Particolare con i soldati e i farisei.

Nicola conferisce tanta importanza a questi dettagli da scegliere di relegare al secondo piano la personificazione dellEcclesia (la Religione cristiana) accolta da un angelo, in alto a sinistra, contrapposta a quella della Sinagoga (la Religione ebraica) scacciata, in alto a destra.


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