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La ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer
La sensuale bellezza della Gioconda olandese.
By Giuseppe Nifosì Posted in Il Seicento on Novembre 4, 2019 0 Comments 5 min read
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Jan Vermeer (1632-1675) è considerato il maggior esponente della pittura di genere del Seicento olandese. Si distinse dai suoi colleghi per la capacità innata di far vedere con occhi nuovi la tranquilla, rassicurante bellezza di un semplice gesto, di uno sguardo, della sospensione di un pensiero. I suoi quadri ricostruiscono vicende umane normali, frammenti di storia quotidiana spesso dominati dal silenzio e dalla concentrazione, nei quali tuttavia lo spettatore può totalmente identificarsi. ragazza con l’orecchino di perla

Un delicato capolavoro

La ragazza con l’orecchino di perla, noto anche con il titolo di Ragazza col turbante, è una delle opere sue più famose. Il quadro, privo di sfondo, ritrae una giovane donna, con il busto di profilo ma il volto ruotato verso l’osservatore, come se si fosse girata per rispondere al richiamo di una voce. L’opera è diventata così famosa e popolare da essere stata ribattezzata “la Gioconda olandese”.

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Jan Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla, 1665-66. Olio su tela, 44,5 x 39 cm. L’Aja, Mauritshuis.

Lo sguardo della modella è languido e ammaliante e anche le labbra, umide e socchiuse, caricano la sua figura di un innocente erotismo. La ragazza, che si trova con tutta evidenza davanti a una finestra, indossa un curioso copricapo variopinto, composto da un panno giallo avvolto a mo’ di turbante e tenuto fermo da una fascia di stoffa azzurra che le cinge la fronte, e porta all’orecchio un prezioso orecchino, con una grande perla a goccia che riflette la luce del sole. Il gioiello è dipinto utilizzando solo due pennellate, separate l’una dall’altra: è il nostro occhio a darci l’illusione di vedere la perla intera. ragazza con l’orecchino di perla

Jan Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla, 1665-66. Particolare.
Un misterioso personaggio

Non si conoscono né il nome della misteriosa ragazza né le circostanze della commissione o della realizzazione del quadro, elementi, questi, che ne hanno ovviamente aumentato il fascino. La giovane modella, per il comune abito giallo-verde (dipinto in modo sommario, sicché non è facile distinguerne il tessuto, che parrebbe essere lana), il curioso copricapo (che appare improvvisato), i tratti somatici, l’atteggiamento, sembrerebbe una ragazza del popolo. L’orecchino, però, è un gioiello molto prezioso, e non può che appartenere a una dama aristocratica o dell’alta borghesia. Nel XVII secolo, infatti, venivano usate soltanto perle naturali e quelle così grandi erano tanto rare che solo i più ricchi potevano permettersele.

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Jan Vermeer, La ragazza con l’orecchino di perla, 1665-66. Particolare.

È stato ipotizzato che questo dipinto sia, in realtà, un finto ritratto e che l’immagine sia di pura fantasia. L’opera sarebbe insomma una tronie, una sottocategoria della ritrattistica dell’Epoca d’Oro olandese. Le tronie raffiguravano, infatti, volti d’invenzione e non persone reali. È vero che talvolta gli artisti si servivano comunque di modelli e di modelle reali per i loro tronie, che, di fatto, diventavano ritratti di persone anonime. Il mistero non è quindi svelato. La ragazza con l’orecchino di perla raffigura una donna realmente esistita? E se così fosse, chi era quella ragazza?

Nel 1676, tre mesi dopo la morte del pittore, venne redatto l’inventario dei beni di Vermeer, secondo il quale in casa dell’artista si trovavano «due tronie dipinte con foggia turca». E’ ragionevole pensare che una di tali opere fosse proprio La ragazza con l’orecchino di perla, a causa del suo particolare turbante, tipico copricapo usato nell’Impero Ottomano. Ciò vorrebbe dire che Vermeer non si separò mai da questo amato dipinto.

Dal quadro, al libro, al film

Ce n’è’ abbastanza per lavorarci di fantasia. Nel 1999 la scrittrice statunitense Tracy Chevalier (1962) ha pubblicato un romanzo storico, La ragazza con l’orecchino di perla (edito in italiano nel 2000), nel quale ricostruisce in modo avvincente una storia (del tutto ipotetica) della ragazza e del quadro.

Tracy Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla, 2000. Romanzo.

Ella immagina che la fanciulla fosse sedicenne, che si chiamasse Griet e che fosse andata a lavorare a casa Vermeer come domestica. A Griet venne affidato il delicato compito di pulire l’atelier dell’artista, con l’ordine di riporre tutti oggetti esattamente dov’erano. Fu così che ebbe modo di incontrare frequentemente il pittore, instaurando con lui un rapporto di reciproca fiducia e di complicità. In tale contesto, Vermeer avrebbe deciso di ritrarre la fanciulla, dopo averle fatto indossare, segretamente, i preziosi orecchini della moglie. Il finale del romanzo è agrodolce.

Dal libro, nel 2003, è stato tratto l’omonimo film, diretto da Peter Webber e interpretato da una giovanissima Scarlett Johansson (all’epoca appena diciannovenne), nel ruolo di Griet, e da Colin Firth, nel ruolo di Vermeer.

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La ragazza con l’orecchino di perla di Peter Webber, 2003.

La somiglianza tra la misteriosa ragazza del quadro e la bella attrice americana è in effetti impressionante e si può ben dire che questo film (candidato a tre premi Oscar) sia riuscito a dare vita al capolavoro del grande maestro olandese.

Scarlett Johansson e Colin Firth in una scena del film La ragazza con l’orecchino di perla.
Scarlett Johansson, La ragazza con l’orecchino di perla.
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