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Il Ritratto del Castiglione di Raffaello

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Tra i ritratti eseguiti dal pittore rinascimentale Raffaello Sanzio (1483-1520) durante il suo soggiorno romano si distingue quello di Baldassarre Castiglione (1478-1529), un grande amico dell’artista, conosciuto a Urbino nel 1504. Castiglione, un letterato vissuto presso le corti più importanti dell’epoca (Milano, Mantova, Urbino, Roma), fu autore di rime in volgare e in latino. Il Ritratto del Castiglione di Raffaello.

Fu anche un accorto diplomatico e un tipico uomo di corte rinascimentale. Conquistò grande fama grazie al suo capolavoro letterario, Il Cortegiano, composto negli anni 1513-18 e pubblicato a Venezia nel 1528.

Raffaello, Ritratto di Baldassarre Castiglione, 1514-15. Olio su tela, 82 x 66 cm. Lens, Nuovo Musée du Louvre (Le Louvre-Lens).

Il ritratto di Castiglione

Nel Ritratto di Baldassarre Castiglione, l’uomo è raffigurato a mezza figura, di tre quarti verso sinistra ma con il viso rivolto lievemente verso destra (secondo il modello già consolidato della Gioconda) e con le mani raccolte in primo piano. Benché lo sguardo sia puntato verso di noi, l’impressione è che l’uomo stia osservando qualcosa che si trova in lontananza, in un punto indefinito. Castiglione appare come una persona equilibrata e amabile: sereno e sorridente, indossa vestiti eleganti con voluminosi inserti di pelliccia e un elaborato cappello, secondo la moda del tempo.

Il morbido fazzoletto bianco legato al collo esalta la lunga barba perfettamente curata. Lo sfondo, privo di dettagli e di elementi di arredo, è lasciato uniforme per esaltare la figura del letterato; è solo l’ombra leggera, proiettata da Baldassarre, a garantire la resa tridimensionale dello spazio. Lo sfumato è magnificamente applicato da Raffaello, che oramai padroneggiava la tecnica appresa da Leonardo: le stoffe e gli incarnati sono resi magistralmente, tenendo conto dell’incidenza della luce naturale, e anche la pelliccia è dipinta con eccezionale realismo, tanto da lasciarne percepire visivamente la soffice consistenza. L’età di Baldassarre, tuttavia, viene lasciata deliberatamente indefinita, in modo da idealizzare ad arte la sua immagine di intellettuale.

Raffaello, Ritratto di Baldassarre Castiglione, 1514-15. Particolare.

Un perfetto cortigiano

È chiaro, a un primo sguardo, che il Castiglione è stato reso superiore, eletto, dalla sua vivissima intelligenza, dalla sua grande cultura e dalla sua profonda educazione. E tuttavia, Baldassarre non ci guarda con aristocratico distacco: al contrario, sembra ricercare con noi una tacita intesa. I suoi limpidi occhi chiari sono il punto focale di un dipinto altrimenti orchestrato sulle sfumature del marrone, bilanciate dal nero e dal bianco.

In questo ritratto s’identifica l’immagine del perfetto cortigiano, ossia del perfetto gentiluomo, non attraverso elementi simbolici ma solo grazie all’abbigliamento, all’intensità dell’espressione, alla sua dignità tutta contenuta nella semplicità della posa e nell’essenzialità dell’atteggiamento. D’altro canto, lo stesso Castiglione raccomandava per un cortigiano l’uso di abiti dai colori sobri che esaltassero le sue virtù e non il suo aspetto. Ciò non significa che l’insieme non fosse attentamente studiato: le vesti del Castiglione sono infatti molto preziose, le stoffe sono ricche e varie, nonché arricchite dalla pelliccia, mentre il cappello è ornato da un distintivo d’argento.

Raffaello, Ritratto di Baldassarre Castiglione, 1514-15. Particolare.

La sprezzatura

Spiega infatti Castiglione nel suo Cortegiano che per essere un perfetto cortigiano non è necessario seguire regole e precetti ma «fuggir quanto si può […] la affettazione» e «usar in ogni cosa una certa sprezzatura». L’affettazione è quell’atteggiamento costruito che appare forzato e fasullo. Quel che Castiglione chiama invece «sprezzatura» (la quale va applicata al comportamento, al lavoro, alla scrittura, alla pratica delle arti) è la disinvoltura di chi non lascia trapelare l’impegno e la fatica spesi negli studi, nell’apprendimento, nell’educazione.

La sprezzatura è insomma l’arte di celare l’arte: la perfezione che ne deriva risulta da una sorta di noncuranza per la perfezione medesima. E la cortesia è la più amabile di tutte le virtù, così come la capacità di conversare piacevolmente, evitando ogni forma di scontro verbale.