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Ritratto di madre
Un dipinto e due poesie.
By Giuseppe Nifosì Posted in Opere, artisti e movimenti on Giugno 7, 2019 One Comment 3 min read
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Il grande pittore bolognese Guido Reni (1575-1642), noto per le sue pale d’altare, i suoi meravigliosi dipinti sacri, fu anche un ammirato ritrattista, benché non abbia atteso spesso a questo genere pittorico. Uno dei suoi ritratti più celebri, secondo la tradizione, raffigura Ginevra Pozzi, sua madre. Il dipinto, noto come Ritratto della madre fu realizzato dall’artista attorno al 1615. L’identificazione della donna con la madre dell’artista, non documentabile, è legata a un passo di Carlo Cesare Malvasia (1616-93), biografo di Reni, in cui si legge che il pittore, chiamato in Francia per eseguire il ritratto del re, rifiutò l’offerta. Guido avrebbe dichiarato, in tale occasione, di non essere pittore da ritratti, nonostante ne avesse eseguiti diversi, tra cui quello della madre. Il dipinto è considerato uno dei ritratti più intensi di tutto il Seicento, sia per la profondità psicologica con cui l’artista si approccia al soggetto raffigurato, sia per lo straordinario accordo tonale con cui seppe rendere le vesti e l’incarnato della donna. L’anziana signora, il cui volto, nonostante i segni dell’età, lascia intravedere i trascorsi di un’aristocratica bellezza, guarda verso l’osservatore con una espressione assorta che non nasconde un moto di apprensione. È una madre preoccupata, quella di Reni. Ma, nella sua preoccupazione, ella è tangibilmente, seppure silenziosamente, presente. Una madre terrena e iconica a un tempo, cui l’artista guarda con l’amorevole tenerezza di un figlio, pur restituendo una immagine di madre universale.

Guido Reni, Ritratto della madre, 1615 ca. olio su tela, 64 x 55 cm. Bologna, Pinacoteca nazionale.
GIUSEPPE UNGARETTI

A mia madre

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

PIER PAOLO PASOLINI

Supplica a Mia Madre

È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

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