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La Rotonda di Fattori
Un piccolo capolavoro macchiaiolo.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Realismo ed Impressionismo – Data: Luglio 14, 2020 0 commenti 4 minuti
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La piccola tavola con La rotonda di Palmieri, amabile capolavoro di Giovanni Fattori (1825-1908), è considerata una sorta di manifesto del movimento macchiaiolo. Si tratta di un quadretto, dipinto nel 1866 in un formato orizzontale allungato, probabilmente ricavato dal coperchio di una scatola di sigari.

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Giovanni Fattori, La rotonda di Palmieri, 1866. Olio su tavola, 12 x 35 cm. Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna.

La scena è ambientata in una terrazza circolare, posta in riva al mare nei Bagni Acquaviva, fatti costruire da Giuseppe Santi Palmieri nel 1840 (e per questo noti come Bagni Palmieri), sul lungomare di Livorno. In una giornata luminosissima, alcune donne borghesi, sedute al riparo di una grande tenda gialla, sono intente a conversare e a fare “bagni d’aria di mare” giacché, all’epoca, le “signore per bene” non potevano mettersi in costume da bagno. Sono infatti completamente vestite con lunghe gonne, mantelle e cappellini. Ogni donna è presentata con un diverso atteggiamento: una guarda verso l’osservatore, un’altra è voltata verso l’orizzonte, un’altra ancora è mostrata di profilo.

Giovanni Fattori, La rotonda di Palmieri, 1866. Particolare.

Di fronte al gruppo, si distende l’azzurro intenso del mare. Lo sfondo è dominato da basse colline; sugli scogli si frange la spuma sottile delle onde. Le figure femminili appaiono in contro luce, come silhouettes scure, stagliate contro lo sfondo chiarissimo del cielo abbagliato; le vesti, i cappelli, persino i volti delle donne sono resi con macchie nette di colore, risolte nel calibrato alternarsi dei toni chiari e scuri. Chi si avvicina al quadro si accorge, con sorpresa, che mancano i particolari essenziali, le donne non hanno occhi, naso e bocca: una scelta coerente dell’artista, consapevole che da lontano, e sotto la luce del sole estivo, i tratti somatici non si vedono affatto.

Una striscia di luce bianca segna il bordo estremo della rotonda, rimasto fuori dalla protezione della tenda ed esposto al sole; il tono verdognolo dell’ombra e l’azzurro del mare che gli sono accostati fanno risaltare il suo candore. L’incastro serrato delle “macchie”, quasi una tarsia di sagome colorate sul piano, è sufficiente a suggerire lo spazio, la cui impostazione è saldamente definita dai rapporti cromatici.

Giovanni Fattori, La rotonda di Palmieri nella sua cornice.

Ammirando quest’opera si percepisce come un senso di immediatezza, tipico del colpo d’occhio o dell’istantanea fotografica, e verrebbe da pensare che il quadro sia stato improvvisato davanti al gruppo, all’aria aperta. Non fu così. L’opera venne realizzata in studio e richiese al pittore osservazioni dal vivo, studi preparatori, abbozzi e ripensamenti. A dispetto della sua apparente semplicità, è il risultato di una ricerca complessa. In questo quadro, il colore che non è più l’aggettivo della forma, è diventato forma: una forma nuova, esaurientemente espressiva di un nuovo modo di sentire la pittura. Fattori adotta un netto contorno per le figure laddove la pittura francese di quegli anni lo aveva completamente rigettato.

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Come ha osservato lo storico dell’arte Corrado Maltese, «i contorni di Fattori non furono quelli dei neoclassici e nemmeno quelli dei romantici: furono i limiti delle macchie, anzi delle zone dei colori, stavolta quanto possibile chiari: di una zona chiara rispetto a un’altra più o meno analogamente chiara». Per Fattori, aggiunge un altro grande storico dell’arte, Giulio Carlo Argan, il disegno non è il primo ma l’ultimo atto della pittura: è «la sintesi che ordina e costruisce nella forma le sensazioni coloristiche e luminose».

I Bagni Acquaviva-Palmieri in un’antica cartolina. A destra, sul fondo, la Rotonda di Palmieri.
La Rotonda di Palmieri in una foto d’epoca.


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