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Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna e i suoi mosaici. Seconda parte
La decorazione bizantina con le Vergini e i Martiri.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in L’età altomedievale – Data: Aprile 10, 2024 0 commenti 7 minuti
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La Chiesa di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna venne costruita su iniziativa del re ostrogoto Teodorico nel 505 come basilica di culto ariano. Inizialmente, infatti, era stata dedicata a Domini Nostri Jesu Christi. Fu la chiesa palatina di Teodorico: il re e la sua corte vi assistevano alle celebrazioni eucaristiche. Quando la città venne conquistata da Giustiniano nel 540, la chiesa passò in proprietà alla Chiesa cattolica, come tutti i beni immobili già posseduti dagli ariani.

Fu riconsacrata a San Martino di Tours, difensore della fede cattolica e avversario di ogni eresia, e dedicata al culto cattolico. In quella occasione, furono distrutti alcuni dei suoi mosaici paleocristiani e sostituiti con nuovi cicli musivi, che quindi sono di età bizantina.

Le Vergini e i Martiri

Durante seconda metà del VI secolo, furono quasi interamente rifatti i due registri inferiori della decorazione musiva del cleristorio, gli stessi che contengono il Palazzo di Teodorico e il Porto di Classe (sopravvissuti alla distruzione). Presentano due lunghe Processioni di Vergini e di Martiri, che idealmente accompagnano il fedele dall’ingresso dell’edificio fino alla zona absidale.

Parete sinistra del cleristorio di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna. Decorazione musiva, VI secolo. Registro superiore con Storie di Cristo (500-525 ca.), registro mediano con Santi e Profeti (500-525 ca.), registro inferiore con (da sinistra) il Porto di Classe (500-525 ca.), la Processione delle Vergini (568 ca.), i re Magi e la Madonna con il Bambino in trono (561-68 ca.).
Parete sinistra del cleristorio di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna. Decorazione musiva, VI secolo. Registro superiore con Storie di Cristo (500-525 ca.), registro mediano con Santi e Profeti (500-525 ca.), registro inferiore con (da destra) il Palazzo di Teodorico (500-525 ca.), la Processione dei Martiri (568 ca.), Cristo in trono (561-68 ca.).

Vergini e Martiri non sembrano neppure muoversi: giusto la leggera inclinazione dei corpi o il lieve fluttuare dei mantelli testimoniano del loro camminare. Gli uomini, identificati dal loro nome scritto in alto, calzano sandali sui piedi nudi; le donne, anch’esse sovrastate dai propri nomi, indossano eleganti scarpette rosse.

I personaggi maschili presentano, negli orli delle vesti, dei segni liturgici simili a lettere greche, chiamati gammadiae (dalla lettera greca Gamma), occasionalmente presenti nell’arte paleocristiana e bizantina. Le gammadiae potrebbero avere significati simbolici, forse relativi alle qualità di Cristo. Tali significati, un tempo noti, sono stati dimenticati nei secoli successivi. Oggi, nonostante vari tentativi di interpretazione, restano ancora misteriosi.

Processione di Martiri, 561-68 ca. Particolare. Mosaico. Ravenna, navata maggiore della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

Vergini e Martiri offrono a Gesù e a Maria la propria corona, in genere tenendola attraverso il mantello (non si usava, a quei tempi, toccare gli oggetti sacri con le mani nude). Le piante che si trovano tra una figura e l’altra hanno una funzione puramente ornamentale, riempiono gli spazi altrimenti vuoti.

Processione di Vergini, 561-68 ca. Particolare. Mosaico. Ravenna, navata maggiore della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

Cristo e Maria

Il corteo di eletti (26 santi a destra, 22 sante a sinistra) sfila, con la cadenza di una litania, verso un Cristo in Maestà, a destra, e una Madonna col Bambino a sinistra. Alla Vergine si presentano anche i tre Magi, vestiti all’orientale con pantaloni, mantello e tipico berretto frigio, con la punta ripiegata in avanti. Cristo e Maria si fronteggiano, dunque, dalle due pareti del cleristorio, sono seduti sul trono e vengono affiancati, ciascuno, da quattro corpulenti angeli in piedi.

Cristo in trono, 561-68 ca. Mosaico. Ravenna, navata maggiore della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.
I tre Magi, 561-68 ca. Mosaico. Ravenna, navata maggiore della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.
Madonna in trono con Bambino, 561-68 ca. Mosaico. Ravenna, navata maggiore della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

Il linguaggio artistico bizantino

Osservando le due file di uomini e donne in cammino verso l’altare, dalle teste minute, dai volti diafani, dalle figure allungate e bidimensionali, quasi non riusciamo a distinguere una Vergine dall’altra né un Martire dal suo compagno: i personaggi, fortemente stilizzati e schematizzati, sono ritratti nelle stesse pose, con le stesse vesti, con gli stessi visi, non hanno espressività né manifestano sentimenti, sembrano fluttuare nell’aria per mancanza di un vero e proprio piano d’appoggio.

È chiaro che all’artista che li concepì, nel disegno iniziale, non interessava marcare la loro individualità ma esaltarne il valore esemplare. Anche il fondo oro contro cui campeggiano le loro figure ha un significato simbolico: esso è l’espressione del mondo divino, della luce paradisiaca in cui gli eletti vivono immersi.

Cristo in trono, 561-68 ca. Particolare. Mosaico. Ravenna, navata maggiore della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

Una composizione ritmica lineare

I mosaici ravennati con le Vergini e i Martiri costituiscono un tipico esempio di composizione lineare, orizzontale, ritmica, uniforme. La composizione di un dipinto, di un affresco o di un mosaico o semplicemente di una decorazione è detta “lineare” quando si sviluppa lungo una direzione prevalente. Essa può avere un andamento orizzontale (da sinistra a destra o viceversa) oppure verticale (dal basso in alto o viceversa).

Una composizione lineare è anche “ritmica” quando presenta, al pari della musica e della poesia, una sorta di “ritmo visivo”, ottenuto dalla successione di figure, ad esempio personaggi di una scena, o semplicemente di forme geometriche o astratte. Tale schema compositivo è anche detto “paratattico”. Quando le figure o gli altri elementi sono posti ad intervalli regolari, come nel caso dei mosaici di Sant’Apollinare Nuovo, il ritmo è definito “uniforme” e suggerisce l’idea di un movimento costante.

Processione di Vergini, 561-68 ca. Particolare con 6 Vergini. Mosaico. Ravenna, navata maggiore della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.
Processione di Martiri, 561-68 ca. Particolare con 5 Martiri. Mosaico. Ravenna, navata maggiore della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

Un ritratto di Giustiniano?

Sulla parete della controfacciata, a destra del portale di accesso, è oggi appeso un frammento di mosaico con il ritratto di un personaggio maschile, coperto da un mantello chiuso da una fibula e ornato di una corona con pendilia: la stessache possiamo ammirare sul capo di Giustiniano nel celebre mosaico della Basilica di San Vitale. Tale personaggio ha il volto circondato da un’aureola e un’iscrizione (che tuttavia sembra essere posteriore e frutto di restauro) lo identifica come «Ivstinian».

Ritratto di Giustiniano, 561-68 ca. Mosaico. Ravenna, controfacciata della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

Non ci dovrebbero essere dubbi nel riconoscervi il ritratto dell’Imperatore di Bisanzio, secondo quanto riportano le fonti. Leggiamo, infatti, nel Liber Pontificalis del protostorico Andrea Agnello (prima metà del IX secolo): “Se guardate all’interno la fronte della chiesa, troverete l’effigie dell’imperatore Giustiniano e quella del vescovo Agnello ornata di tessere dorate”. Tuttavia, i tratti somatici di questo personaggio, anziano e in carne, appaiono molto differenti da quelli del Giustiniano di San Vitale.

Ritratto di Giustiniano, 561-68 ca. Mosaico. Ravenna, controfacciata della Basilica di Sant’Apollinare Nuovo.

Un’ipotesi è che in origine si trattasse di una immagine di Teodorico, poi ritoccata in età bizantina in modo da farla assomigliare, almeno in parte, al nuovo sovrano di Ravenna. In fondo, l’imperatore era figura più divina che umana e le sue reali sembianze non erano così importanti: contavano, soprattutto, gli attributi regali che simboleggiavano il suo status e il suo potere.

Alcuni studiosi, tuttavia, non escludono che si tratti di un ritratto fedele ma tardo di Giustiniano, invecchiato e ingrassato, che in alcune monete dello stesso periodo viene presentato, come in questo caso, con guance gonfie e palpebre pesanti. Se ciò fosse confermato da ulteriori studi, dovremmo dedurre che fu il Giustiniano di San Vitale, certamente più giovane, ad essere stato anche idealizzato.

Ritratto di Giustiniano, 540-47 ca. Mosaico. Particolare da Giustiniano e il suo seguito. Ravenna, Basilica di San Vitale, parete sinistra dell’abside.


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