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La scalinata di Trinità dei Monti e la Fontana di Trevi
Gioielli settecenteschi a Roma.
Autore: Giuseppe Nifosì Pubblicato in Il Settecento – Data: Marzo 20, 2021 0 commenti 9 minuti
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Dopo la morte di Bernini, tra la fine del Seicento e i primi anni del Settecento, a Roma si consumò una sorta di declino economico. La città papale non perse il primato del prestigio artistico ma certamente non erano più tempi per portare a termine importanti realizzazioni. Perfino Carlo Fontana, già collaboratore del Bernini ed erede della sua prestigiosa bottega, si trovò ad operare in un periodo che non favoriva le imprese pubbliche grandiose e dovette adattarsi alle circostanze. La scalinata di Trinità dei Monti e la Fontana di Trevi.

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Nonostante tale contesto di ristrettezze, nel ventennio compreso fra il 1725 e il 1745, a Roma furono realizzate opere architettoniche di un certo pregio e si attuarono interventi urbanistici di entità ridotta ma di grande qualità; fra questi ultimi spiccano certamente la Scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna, progettata da Francesco De Sanctis, e la Fontana di Trevi di Nicola Salvi.

Alessandro Specchi e Francesco De Sanctis, Scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna, 1721-25. Roma. Veduta aerea.

La scalinata di Trinità dei Monti

Piazza di Spagna, sede delle ambasciate di Francia e Spagna, era il ritrovo preferito del bel mondo di tutta Europa; ornata dalla bella Fontana della barcaccia del Bernini, nelle sue vicinanze si trovavano alberghi, studi di artisti, botteghe di antiquari. Sin dalla fine del Cinquecento si era valutato di superare il forte dislivello fra la piazza stessa e la soprastante Chiesa della Trinità, eretta dall’architetto Giacomo Della Porta (1532-1602) e posta in asse al rettifilo di via Condotti. All’epoca, infatti, il collegamento fra la chiesa e la piazza era garantito soltanto da una coppia di scale alberate, molto ripide e scomode.

Giacomo Dalla Porta, facciata della Chiesa della Trinità dei Monti, 1502-85. Roma.

I primi progetti per una scalinata monumentale vennero però elaborati solo negli anni Sessanta del XVII secolo, su sollecitazione del Cardinale Mazzarino, e quasi certamente anche dalla bottega del Bernini arrivarono delle proposte. È assai probabile che già il grande architetto barocco avesse elaborato la soluzione poi adottata, quella dell’andamento concavo e convesso delle scalinate e delle rampe a tenaglia. Nel 1717, per iniziativa di papa Clemente XI, venne bandito un concorso cui parteciparono i maggiori architetti del tempo, tra cui Alessandro Specchi, Francesco De Sanctis, Alessandro Gaulli e Francesco Cipriani.

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I lavori iniziarono sotto papa Innocenzo XIII, che scelse il progetto del romano Francesco De Sanctis (1693-1740), e furono ultimati nel 1726 sotto Benedetto XIII. Bisogna dire che il progetto definitivo del De Sanctis tenne in gran conto i disegni dello Specchi, che a pieno titolo la critica oggi considera coautore dell’opera.

Alessandro Specchi, disegno di progetto la Scalinata di Trinità dei Monti a Roma, 1717 ca.
Francesco De Sanctis, disegno di progetto per la Scalinata di Trinità dei Monti, 1721 ca.

Con la nuova scalinata, la quale conta 135 gradini, il De Sanctis risolse brillantemente la difficile situazione planimetrica, garantendo che dal basso fosse facilmente visibile la sommità della scala. Inoltre, in omaggio al titolo della Chiesa della Trinità, giocò con la ricorrenza del numero tre nella suddivisione delle rampe.

Alessandro Specchi e Francesco De Sanctis, Scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna, 1721-25. Roma. Veduta aerea.
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Alessandro Specchi e Francesco De Sanctis, Scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna, 1721-25. Roma. Veduta da Piazza di Spagna con, in primo piano, la Fontana della barcaccia di Bernini.

La scala, attraverso la successione delle rampe aperte a ventaglio e le pause dei ripiani, asseconda e interpreta il sito e, prevedendo spazi di sosta e sedili lungo il percorso, riesce ad essere, a un tempo, bella, utile e comoda, secondo i princìpi dell’architettura settecentesca. Il risultato fu quello di trasformare l’intera area della piazza in un episodio urbanistico di altissimo livello, destinato alla circolazione ma anche alla sosta delle persone, di grande effetto scenografico, non a caso ancora oggi utilizzato per manifestazioni pubbliche e spettacoli.

Alessandro Specchi e Francesco De Sanctis, Scalinata di Trinità dei Monti a Piazza di Spagna, 1721-25. Roma. Veduta frontale con i turisti che si riposano.
Una sfilata di alta moda sulla Scalinata di Trinità dei Monti, Roma.

La Fontana di Trevi

La Fontana di Trevi, capolavoro del romano Nicola Salvi (1697-1751), è il terminale dell’Acquedotto Vergine, un antico acquedotto romano risalente al 19 a.C. e attivo ininterrottamente da quell’epoca ai nostri giorni. Nei tempi antichi, e ancora nel Medioevo, tre vasche di raccolta si trovavano in corrispondenza dell’attuale Piazza dei Crociferi, affiancate fra loro e addossate ad un edificio.

Veduta aerea del centro di Roma, con Piazza di Trevi e la Fontana di Trevi.

Nel 1453, papa Niccolò V incaricò Leon Battista Alberti di restaurare la fonte; l’architetto si limitò a sostituire le tre vasche con un solo vascone, pur mantenendo le tre grosse bocche d’acqua. Fu in questo periodo che la fontana cominciò ad essere denominata “di Trejo” perché situata presso un “Trivio“, cioè l’incrocio di tre vie.

La parola, nel tempo, mutò fino a diventare Trevi. Nel 1640, Bernini, il più geniale inventore di fontane barocche, progettò, su incarico di papa Urbano VIII, una nuova fontana monumentale. Iniziò i lavori con un intervento di ristrutturazione urbana, che prevedeva la demolizione di alcune case e la creazione dell’attuale Piazza di Trevi. Il progetto, tuttavia, non andò mai in porto e della fontana immaginata dal Bernini rimase solo un semplice vascone.

Nicola Salvi, Fontana di Trevi, 1732-62. Roma. Veduta aerea.

Fu papa Clemente XII, nel 1732, a bandire un concorso al quale parteciparono i maggiori artisti dell’epoca e che fu vinto dal Salvi. La fontana, nelle sue forme attuali, venne quindi realizzata fra il 1732 e il 1762, inserendosi come un grandioso e suggestivo episodio scultoreo-architettonico in uno spazio urbano assai ridotto. Salvi, morto prematuramente, non riuscì ad ultimare l’opera, che fu portata a termine da Giuseppe Pannini (1720-1812).

Nicola Salvi, Fontana di Trevi, 1732-62. Roma. Prospetto. Veduta diurna.
Nicola Salvi, Fontana di Trevi, 1732-62. Roma. Prospetto. Veduta notturna.

Una monumentalità scenografica

Grazie alla sua scenografica monumentalità, di evidente ispirazione berniniana, Fontana di Trevi continua la tradizione creata dal Bernini. Addossata al lato minore di Palazzo Poli, nel cuore di Roma, si presenta come una fastosa quinta teatrale, larga 20 metri e alta 26, ornata da lesene e colonne corinzie giganti e coronata da un grandioso attico, ornato da quattro statue che simboleggiano le stagioni e sovrastato dallo stemma di Clemente XII. Da un ammasso di rocce in travertino sgorgano le acque della fontana (una soluzione già presente nella berniniana Fontana dei Fiumi di Piazza Navona), poi raccolte in una grande vasca che invade la piazza e simboleggia il mare.

Nicola Salvi, Fontana di Trevi, 1732-62. Roma. Particolare con Oceano e il suo carro.

Il grandioso prospetto palatino è aperto al centro da un nicchione con catino cassettonato, che ospita la personificazione di Oceano, opera dello scultore Pietro Bracci che lo eseguì nel 1762. Oceano è in piedi su un carro a forma di conchiglia, trainato da due cavalli marini, uno “Placido” e l’altro “Agitato” che simboleggiano i due aspetti del mare, a loro volta guidati da tritoni. Le due nicchie laterali ospitano le allegorie dell’Abbondanza (a sinistra) e della Salubrità (a destra).

Nicola Salvi, Fontana di Trevi, 1732-62. Roma. Particolare con Oceano.

La Fontana di Trevi e La dolce vita

La Fontana di Trevi è oggi forse la più conosciuta del mondo, ed è una delle mete turistiche più ricercate di Roma; è tradizione gettarvi una monetina rimanendo di spalle: un gesto portafortuna che garantirebbe un sicuro ritorno in città. La sua fama, tuttavia, non può essere giustificata solo con la pur evidente bellezza. Per quanto suggestiva e scenografica, da un punto di vista prettamente artistico essa non regge il confronto con le fontane di Bernini, insuperabili capolavori barocchi meno conosciuti di questo.

Il successo popolare e internazionale della Fontana di Trevi, diventata una vera e propria icona della città di Roma, è soprattutto legato a uno dei film più famosi di Federico Fellini (1920-1993), ossia La dolce vita, girato nel 1960 e vincitore della Palma d’oro a Cannes (oltre che di un Oscar per i costumi). La scena in cui la protagonista, Anita Ekberg, entra nell’acqua della fontana invitando Marcello Mastroianni a seguirla, è sicuramente una delle più celebri e citate di tutta la storia del cinema.

Anita Ekberg in un fotogramma del film La dolce vita di Federico Fellini, 1960.
Marcello Mastroianni e Anita Ekberg in un fotogramma del film La dolce vita di Federico Fellini, 1960.

Marcello Mastroianni e Anita Ekberg in un brano del film La dolce vita di Federico Fellini, 1960.


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