Arte Svelata

Il senso dell’arte

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L’arte è nata praticamente assieme all’uomo. Quando l’uomo non era ancora uomo, perlomeno non come lo intendiamo noi oggi, quando non sapeva ancora parlare, figuriamoci scrivere, e non abitava nelle case, e non aveva ancora inventato la ruota, ebbene già l’arte c’era. E questo ci appare francamente incredibile ma ci fa anche comprendere che dall’arte non possiamo prescindere. Il senso dell’arte

Grazie all’arte, infatti, noi sappiamo che l’uomo è sempre stato accompagnato da una irresistibile attrazione per la bellezza, da un radicato bisogno di comunicare e da un profondo sentimento del sacro. Attraverso il linguaggio dell’arte, l’uomo ha potuto testimoniare la sua presenza e quindi affermare il proprio io in un contesto ambientale durissimo; ha potuto raccontare della propria vita e trasmettere informazioni, in assenza di scrittura; ha potuto dare volto e corpo a una realtà soprannaturale che percepiva ma che gli risultava misteriosa e oscura; ha potuto celebrare una bellezza che riconosceva in tutto quanto lo circondava. Questo accadde già durante la preistoria e si confermò quando l’uomo passò dallo stato di cacciatore a quello di contadino, costruì le prime case e poi i villaggi e poi le città e quindi inventò la scrittura. E divenne ancora più radicale quando nacquero le prime civiltà e ancora di più nei secoli a venire, dal mondo greco a quello romano, nel medioevo e nel Rinascimento, dal Barocco a oggi, nel nostro controverso e misterioso mondo contemporaneo. Il senso dell’arte

Un approccio all’arte, a qualunque livello (guardare delle immagini su internet, visitare un museo o una mostra, studiare le opere attraverso i libri), si risolve dunque in un incontro. Incontro con la bellezza, innanzi tutto, perché spesso (non sempre e non necessariamente) l’arte svela la bellezza o addirittura la crea. La bellezza in tutte le sue possibili forme.

La bellezza ci fa bene, è terapeutica, ci rinfranca, ci rassicura, alimenta la nostra speranza. Anche un solo momento di contemplazione della bellezza è salutare. Ma certo questo è un approccio minimalista con l’arte. Attraverso le opere noi, se lo vogliamo, possiamo infatti incontrare l’autore: un uomo (più raramente, una donna) che, tendiamo a dimenticarcelo, ha amato, sofferto, gioito, combattuto, si è ribellato al potere, oppure l’ha convintamente sostenuto, si è smarrito, è caduto e si è rialzato. Come noi. Il senso dell’arte

Conoscere la storia dell’arte è quindi il modo più efficace per attraversare la Storia, scoprirne le contraddizioni o i trionfi, o perfino le meschinità, le vanità, le futilità: tutto, perché non c’è aspetto dell’umano che l’arte non abbia saputo mostrare. Ma andando ben oltre al dato di testimonianza, pur validissimo, l’artista può affondare le mani nelle viscere della nostra identità, ed è questo a renderlo (quando è un grande artista) universale e immortale. La denuncia di un artista, lo sdegno di un artista, il coraggio di un artista possono arrivarci come un pugno nello stomaco e ci obbligano a riflettere. L’artista sa porre le domande che talvolta, per pigrizia o per ignavia, non sappiamo e non vogliamo porci. Può sbatterci in faccia la verità che non vogliamo vedere o accettare. E sa applicare questa sua capacità di giudizio anche quando si propone come protagonista della sua opera.

Un grande artista sa guardarsi con lucidità quasi cinica, perfino spietata. Avete presente gli autoritratti di Van Gogh? Quelli in cui rivolge lo sguardo non tanto a noi quanto al sé stesso che vede riflesso, e si chiede chi è, lui, veramente, cosa sta facendo di buono, se la sua vita ha un senso. Quante volte ci siamo guardati allo specchio incrociando il medesimo sguardo, che è il nostro, magari nei momenti più difficili o tormentati della nostra esistenza? E quali parole avremmo potuto scegliere per descrivere con altrettanta efficacia quella sospensione ansiosa, quella trepidazione angosciata? E dunque, contemplando un autoritratto di Van Gogh non vediamo forse noi stessi? L’arte non prevede superficialità: è per questo che in ogni caso, in ogni modo, essa ci aiuta a vivere.

Vincent Van Gogh, Autoritratto, 1889. Olio su tela, 65 x 54,5 cm.
Parigi, Musée d’Orsay.

 

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