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Silvestro Lega
Un delicato interprete del quieto vivere borghese.
By Giuseppe Nifosì Posted in Realismo ed Impressionismo on Settembre 11, 2019 0 Comments 4 min read
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Silvestro Lega (1826-1895) è stato uno dei più autorevoli esponenti del gruppo dei macchiaioli, in Toscana.  Romagnolo, si trasferì a Firenze a diciassette anni, per frequentare l’Accademia di Belle Arti, dove acquisì una solida preparazione classicistica. Le sue prime opere furono a soggetto storico-religioso. La frequentazione del Caffè Michelangelo e la conoscenza dei macchiaioli lo convinsero a convertirsi alla pittura del vero. Nel 1861, Lega si trasferì nella campagna di Piagentina, piccola località alle porte di Firenze, ospite di Spirito Batelli, un ricco borghese fiorentino. Le opere di quegli anni sono un tenero, malinconico omaggio alla tranquillità della vita quotidiana. L’artista vi esaltò poeticamente i valori coloristici, filtrò le impressioni della luce in una forma asciutta e definita, descrisse episodi di vita borghese, ponendo l’accento sulla tenerezza degli affetti familiari.

Silvestro Lega, Il canto dello stornello, 1867. Olio su tela, 158 x 98 cm. Firenze, Palazzo Pitti, Galleria d’Arte Moderna.
La trilogia degli affetti

A Piagentina, Lega produsse tre grandi capolavori, una sorta di “trilogia poetica” o trilogia degli affetti: Il canto dello stornello, La visita e Il pergolato. Il canto dello stornello, del 1867, ottenne subito un grande successo. La tela mostra tre sorelle, certamente tre ragazze di casa Batelli, intente a cantare insieme. Colei che suona il pianoforte è probabilmente Virginia, di cui Lega si era innamorato. La scena è ambientata in una stanza elegante, pulita e ordinata; le ragazze, di buona famiglia, ben vestite, si trovano di fronte a una finestra aperta, dalla quale entra la luce di una calda giornata estiva, e sembrano non accorgersi della presenza del pittore. L’immagine appare dunque rubata, come in una fotografia. È una splendida prova di intimismo domestico, così caro all’artista, che amava trasmettere con i suoi dipinti una sensazione di serenità e di pace.

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Silvestro Lega, Il canto dello stornello, 1867. Particolare.

L’atmosfera invernale della Visita, del 1868, è resa magistralmente dall’aria tersa e dagli alberi spogli. Davanti a una casa di campagna, due giovani sorelle (vestite allo stesso modo, secondo l’uso dell’epoca) salutano affettuosamente la padrona di casa, appena uscita per accoglierle. A destra, le raggiunge la madre, lievemente attardata. L’abbraccio fra le due donne conferisce un senso di intimità alla scena.

Silvestro Lega, La visita, 1868. Olio su tavola, 31 x 60 cm. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna.
Il pergolato

Capolavoro del 1868, Il pergolato, un tempo era noto con un altro titolo, Un dopo pranzo. La scena è certamente ispirata alla vita dei signori Batelli e ambientata nella loro casa di campagna, a Piagentina.

Silvestro Lega, Il pergolato, 1868. Olio su tela, 75 x 93,5 cm. Milano, Pinacoteca di Brera.

Alcune donne, sedute sotto il pergolato di una corte assolata, fanno conversazione mentre aspettano di prendere il caffè. È metà pomeriggio, come si deduce dalla lunghezza delle loro ombre sulla pavimentazione in pietra. La cameriera sta portando il vassoio con una elegante caffettiera d’argento, sotto lo sguardo vigile della signora con il ventaglio, forse la padrona di casa. Tazzine e zuccheriera sono già posate sulla panca.

Silvestro Lega, Il pergolato, 1868. Particolare.

Altre due donne sono intente ad ascoltare il racconto di una bambina, che sembra recitare una poesia. Questo semplice tema è certamente esaltato dalla studiatissima osservazione della natura. I lontani cipressi della campagna fiorentina, annebbiati dall’afa estiva, e le macchiette colorate dei fiori sul muretto testimoniano la serietà degli studi condotti da Lega sulla luce e sulla resa atmosferica. I raggi del sole, che filtrano tra le foglie del pergolato, creando suggestivi effetti d’ombra, si configurano come un vero e proprio saggio di virtuosismo.

Silvestro Lega, Il pergolato, 1868. Particolare.

Nonostante sia denso di riferimenti autobiografici, questo dipinto riesce a rivestirsi di un significato universale. La rappresentazione di un momento privato, infatti, offre all’artista l’occasione per celebrare i semplici piaceri della vita domestica. Non c’è forse dipinto che, meglio di questo, riesca a richiamare la serena atmosfera di una giornata borghese dell’Ottocento.


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