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Il simbolo è servito: una iconografia della natura morta
Una iconografia della natura morta
By Giuseppe Nifosì Posted in Il Seicento on Ottobre 18, 2018 0 Comments 3 min read
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Nel Seicento, e in tutta l’Europa, grandissima fortuna ebbe il genere della natura morta, e nello specifico la rappresentazione di tavole imbandite. Gli acquirenti di queste trionfali rappresentazioni di frutta, dolci, carni, formaggi furono normalmente borghesi, che amavano appenderle nelle proprie sale da pranzo. Il cibo che i pittori dipingevano costituiva la gioia della tavola dei ricchi; la rappresentazione delle posate, delle stoviglie e delle cristallerie celebrava il loro benessere.

Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che nelle nature morte è spesso possibile riscontrare un qualche significato simbolico. Un grappolo d’uva, ad esempio, allude al vino e di conseguenza al sangue di Cristo; il pane è il corpo di Cristo e come il vino è un simbolo eucaristico; la mela ricorda il peccato originale e rimanda alla figura della Madonna, che non ne fu macchiata; il limone è simbolo di salvezza; una noce aperta richiama il Cristo crocifisso (il mallo sarebbe la carne, il guscio la croce e il gheriglio alluderebbe alla natura divina di Gesù, fonte di vita), il formaggio, tipico cibo del digiuno, è associato alla Quaresima.

Un esempio emblematico è costituito da un celebre quadro del pittore tedesco Georg Flegel (1566-1638), dipinto nel 1635, che rappresenta una tavola semplicemente imbandita, con cibi e bevande della sua tradizione popolare.

Georg Flegel, Natura morta con pane e aringa, 1635. Olio su tela, 24 x 36 cm. Colonia, Wallraf-Richartz Museum.

Notiamo sulla parte destra un boccale di birra, al centro un grande pane e sul lato sinistro un bicchiere di vetro soffiato colmo di vino e un piatto di cipolle fresche. In primo piano, campeggiano un tagliere con un’aringa affumicata, alimento diffusissimo in tutta Europa, e un lungo coltello con il manico di corno. Sul tavolo, a testimonianza della scarsa igiene dell’epoca, passeggia indisturbato un insetto. Insomma, si tratta della rappresentazione di un pranzetto genuino e appetitoso e questo è infatti il significato letterale dell’opera.

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Ma se di ogni elemento consideriamo il relativo significato simbolico, ecco che tutto il dipinto ci appare sotto una nuova luce e si rivela come una coltissima allegoria della morte di Cristo che sconfigge il male e cancella il peccato. Il pane e il vino sono espliciti simboli eucaristici (il corpo e il sangue del Redentore). L’animale simile ad uno scarabeo è un cervo volante, insetto tradizionalmente associato al male a causa di un’antica tradizione che lo voleva capace di trasportare con le mandibole piccoli tizzoni ardenti causando incendi e seminando morte e distruzione. Siccome qui l’insetto minaccia il pesce, uno dei simboli più antichi di Gesù, esso vuole rappresentare Satana che si contrappone a Cristo. Anche la cipolla, per la sua proprietà di irritare gli occhi, simboleggia il dolore prodotto dal peccato. Il coltello ricorda la lancia che squarciò il costato del Redentore. La birra, invece, essendo una bevanda tipica dei paesi della Riforma, serve a marcare l’identità tedesca dell’autore: è un po’ come se fosse la sua firma.

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