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L’Annunciazione di Simone Martini
Un prezioso capolavoro del Gotico italiano.
By Giuseppe Nifosì Posted in L’età gotica on Febbraio 25, 2019 0 Comments 4 min read
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Il senese Simone Martini (1284 circa-1344) è stato uno dei più ammirati e celebrati pittori dell’età gotica. La sua arte, così tesa all’esaltazione della bella apparenza, fu l’espressione di una società ricca, sfarzosa e aristocratica. Se Giotto aveva donato alla figura umana corpo e sostanza, Simone la rivestì di abiti preziosi e la proiettò in un mondo di fiaba. Nella sua pittura mai coglieremo il sentimento della realtà storica; i suoi eroi, i suoi personaggi sacri, i principi e i cavalieri non sono tali per le azioni che compirono ma in quanto eletti, per una loro naturale e innata superiorità o per grazia divina.

L’Annunciazione

Uno dei più celebri capolavori del maestro, e senza dubbio una delle sue prove migliori, è considerata l’Annunciazione, firmata e datata. Questa pala d’altare fu dipinta da Martini nel 1333 per l’altare di Sant’Ansano, nel Duomo di Siena, dove rimase fino al 1676. Spostata nella Chiesa di Sant’Ansano a Castelvecchio, l’opera vi restò fino al 1799, quando passò agli Uffizi di Firenze. Ancora oggi è conservata in questo museo e costituisce una delle sue principali attrattive.

Simone Martini, Annunciazione, 1333. Tempera su tavola, 2,65 x 3,05 m. Firenze, Uffizi.

Nella pala, una ricca cornice dorata, scandita da cinque archi a sesto acuto, accoglie (nella parte centrale) le figure della Vergine e dell’arcangelo Gabriele annunciante e (alle due estremità) le immagini dei santi Ansano e Massima. Quest’ultima è dipinta da Lippo Memmi, il più rappresentativo seguace di Simone Martini, nonché suo cognato e collaboratore.

Simone Martini, Annunciazione, 1333. Particolare.

Il giovane arcangelo, inginocchiato alla maniera di un nobile cavaliere, porge alla Vergine un ramo di ulivo, simbolo della pace e della concordia universale che il nascituro avrebbe diffuso sulla terra. Indossa un elegante abito damascato (il cui colore dorato riflette l’appellativo di Gabriele, detto “messaggero della luce”) e un vivace mantello quadrettato.

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Simone Martini, Annunciazione, 1333. Particolare.

I suoi capelli, ornati da un diadema, le sue ali dalle penne di pavone e persino la sua veste sono dipinti con polvere d’oro.

Simone Martini, Annunciazione, 1333. Particolare.

Maria, sorpresa da Gabriele mentre legge un libro, si ritrae spaventata, con un gesto pudico e insieme scontroso, quasi a voler scansare le parole dell’inaspettato visitatore, che si materializzano in una scritta.

Simone Martini, Annunciazione, 1333. Particolare.

Al centro della scena, nello spazio che separa i due personaggi, volteggia in alto la colomba, simbolo dello Spirito Santo, circondata da serafini, mentre in basso sul pavimento è posto un vaso di gigli, simboli della purezza virginale di Maria.

Simone Martini, Annunciazione, 1333. Particolare.
Un elegantissimo linguaggio pittorico

In questa magnifica tavola, il fondo dorato elimina ogni senso di profondità spaziale; tutta la calibratissima composizione si basa sull’eleganza aristocratica e irreale dei gesti, sulla preziosità dei colori, sull’uso ricercato della linea curva e sinuosa, con la quale Martini ricava il profilo delle ali variopinte dell’angelo, il vortice del suo mantello svolazzante e la sagoma flessuosa del corpo della Vergine.

Simone Martini, Annunciazione, 1333. Particolare.

Il manto blu della Madonna contrasta fortemente con il fondo; ma la Vergine, a differenza dell’angelo, che è creatura celeste, non emana luce, ne è solo avvolta. Come ha scritto lo storico dell’arte Giulio Carlo Argan «il senso poetico del quadro è quello schivo ritrarsi del colore terreno davanti alla luce che d’ogni parte l’investe». Un’opera come questa non aveva precedenti in Italia; la sua eleganza, la sua preziosità spingono piuttosto a confrontarla con i manoscritti miniati francesi (da cui Simone ricavò la posa della Madonna) o con i dipinti gotici realizzati in Germania e in Inghilterra.

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Simone Martini, Annunciazione, 1333. Particolare.

Lo stile marcatamente “europeo” della sua pittura garantì a Simone un successo internazionale (che, per esempio, Giotto non ebbe mai): non a caso, fra il 1335 e il 1336, l’artista senese fu chiamato presso la corte papale di Avignone, dove condusse felicemente il resto della sua vita.

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