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Il Tondo Doni di Michelangelo
Un capolavoro assoluto della pittura rinascimentale.
By Giuseppe Nifosì Posted in Particolari on Aprile 3, 2019 0 Comments 5 min read
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La Sacra Famiglia (o anche Sacra Famiglia con san Giovannino), meglio conosciuta come Tondo Doni, è un dipinto a tempera su tavola, realizzato da Michelangelo Buonarroti (1475-1564) intorno al 1507 e oggi conservato agli Uffizi. Il quadro è chiamato Tondo Doni in quanto rotondo (diametro 1,20 metri), come tutti i dipinti destinati alle camere da letto, e perché commissionato da Agnolo Doni, ricco mercante e mecenate fiorentino, per celebrare la nascita di sua figlia. Si tratta dell’unica opera dipinta su tavola attribuibile con certezza a Michelangelo. Considerato un capolavoro assoluto della pittura rinascimentale, il Tondo Doni anticipa, per i suoi caratteri stilistici, formali e cromatici, gli esiti dell’arte michelangiolesca della Cappella Sistina. Secondo un aneddoto, alla consegna, Michelangelo richiese settanta ducati come pagamento. Il Doni, assai parsimonioso, ne offrì solo quaranta. L’artista si riprese allora il dipinto e acconsentì a recapitarlo solo a un prezzo maggiorato di centoquaranta ducati, il doppio.

Il Tondo Doni di Michelangelo nella nuova sala allestita agli Uffizi, Firenze.
Una scena complessa

La scena è dominata da un gruppo centrale formato da san Giuseppe che porge Gesù Bambino a Maria. La Vergine è scalza e seduta per terra, secondo l’iconografia medievale della Madonna dell’umiltà, e tiene in grembo un libro chiuso: in quanto madre di Cristo, Ella è infatti considerata come la “Sede della Sapienza”.

Michelangelo, Tondo Doni, 1507. Tempera su tavola, diametro 1,2 m. Firenze, Uffizi.

Dietro a un muretto compare san Giovannino che guarda Gesù con occhi illuminati di passione mistica, avendo riconosciuto in lui il Redentore. Sul fondo, appoggiati a un emiciclo di rocce spezzate, si dispiegano cinque uomini nudi, detti appunto “ignudi”. Uno di essi richiama la statua del Laocoonte, ritrovata a Roma nel 1506. Il paesaggio, appena percettibile, pare presente al solo scopo di far risaltare le figure umane: si intravedono un lago, un prato e alcune montagne in lontananza. Tutti i personaggi rappresentano, nel loro insieme, l’umanità in relazione alla venuta di Cristo sulla Terra. Gli ignudi simboleggiano il mondo pagano, Giuseppe, Maria e Giovanni gli ebrei, Gesù l’intera comunità dei cristiani.

Michelangelo, Tondo Doni, 1507. Particolare con san Giovannino.
Michelangelo, Tondo Doni, 1507. Particolare con gli ignudi.
Una composizione articolata

La scena è prospetticamente ottenuta adottando due punti di vista differenti: il gruppo centrale (costituito dalla Madonna, da san Giuseppe e dal Bambino) è mostrato dal basso, gli ignudi sono invece presentati frontalmente. Con questa scelta, Michelangelo volle marcare la differenza tra mondo pagano e mondo ebraico-cristiano. Gli antichi pagani sono lontani da noi, nel tempo ma soprattutto da un punto di vista etico e religioso. Il mondo cristiano è quello a cui apparteniamo, quindi lo percepiamo come assai vicino e anche più “alto”, in senso morale e spirituale.

Michelangelo, Tondo Doni, 1507. Particolare con un ignudo.

Il gruppo centrale è contenuto, idealmente, in una piramide. Le tre figure si saldano tra loro con un movimento a spirale, accentuato dalla difficile e forzata torsione del busto di Maria, che si conclude nell’abbraccio avviluppante dei personaggi. Questa ideale spirale genera un accentuato effetto dinamico, che si adatta perfettamente alla forma del tondo e proietta le figure anche al di fuori del piano della tavola, verso lo spettatore. Gli spigoli delle gambe e delle braccia di Maria, Gesù e Giuseppe sono infine concatenati in un ritmo serrato. Mirabile, in particolare, il braccio della Madonna, mostrato con uno scorcio tanto efficace che sembra quasi sfondare la superficie della tela.

Michelangelo, Tondo Doni, 1507. Particolare con il braccio della Madonna.
Una colta simbologia

I diversi piani di profondità presentano anche due impianti luminosi differenti: nello sfondo la luce risulta più offuscata e diffusa, in primo piano è invece più limpida e diretta. Non si tratta, con tutta evidenza, di luce naturale ma di una luce simbolica, di natura spirituale e intellettiva. Mondo pagano e mondo ebraico-cristiano appartengono, insomma, a due dimensioni etiche, spirituali e intellettuali diverse, e quindi ognuno è immaginato con una sua propria prospettiva e una sua luce.

Michelangelo, Tondo Doni, 1507. Particolare con il volto di Maria.
Michelangelo, Tondo Doni, 1507. Particolare con il volto di Gesù.

Tutte le figure del Tondo Doni presentano, infine, un contorno molto marcato. I colori sono freddi, chiarissimi, trasparenti e hanno una lucentezza innaturale; in molte parti sono cangianti e nei maggiori punti di luce trascolorano da una tinta all’altra: il giallo cambia in rosso, il rosa in bianco. Questa particolare tecnica chiaroscurale, distantissima dallo sfumato di Leonardo, è detta “cangiantismo”. Il colore michelangiolesco, a differenza di quello leonardesco, è un prodotto del pensiero. L’adesione alla filosofia neoplatonica portò infatti Michelangelo a non rappresentare la realtà così com’era: l’arte non doveva riprodurre la natura, che è mutevole e imperfetta, ma puntare direttamente alla rappresentazione delle idee, che sono perfette e immutabili.

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