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La Vetrata di Duccio
Un preziosissimo capolavoro del Gotico senese.
By Giuseppe Nifosì Posted in L’età gotica on Ottobre 23, 2019 0 Comments 5 min read
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Fra il 1287 e il 1288, Duccio di Buoninsegna (1255 ca.-1318 ca.), maestro indiscusso della Scuola senese e pittore eccelso del Gotico italiano, ricevette l’incarico di realizzare una grande Vetrata destinata a schermare il grande oculo dell’abside del Duomo di Siena. Si tratta della più antica vetrata istoriata di manifattura italiana tra quelle giunte fino a noi, e il suo valore, a prescindere dalle indubbie qualità artistiche, è ancora più grande considerando che gli Italiani, a differenza di Francesi, Inglesi e Tedeschi, non furono mai grandi vetrai. La Vetrata di Duccio

Duccio di Boninsegna, Vetrata absidale del Duomo, 1287-90. Vetri policromi. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.
La Vetrata di Duccio

Si trattava di un’impresa complessa (la finestra ha un diametro di 5,6 metri) e anche delicata, giacché Duccio non era un maestro vetraio e non si era mai impegnato in lavori di questo tipo. È assai probabile che abbia inizialmente realizzato il disegno, che poi si sia avvalso della collaborazione di botteghe specializzate e che sia nuovamente intervenuto alla fine per eseguire, personalmente, le rifiniture. La vicenda è abbastanza documentata, anche se, in verità, manca proprio l’atto di commissione a Duccio (sulla cui paternità, comunque, si hanno pochi dubbi) e non si è fatta del tutto chiarezza sulla data di consegna, che comunque non dovrebbe andare oltre il 1290. Il capolavoro duccesco si è straordinariamente conservato (caso raro, essendo le vetrate così fragili); è stato calcolato che solo il 4-6% del vetro venne sostituito nel corso dei secoli. Oggi, la vetrata si trova presso il Museo dell’Opera del Duomo (al suo posto è stata collocata una copia), e si può quindi osservare da vicino.

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Divisa in 9 settori da una griglia che crea la forma di una croce inscritta, raffigura la Morte della Vergine (in basso) la sua Assunzione (al centro) e la sua Incoronazione (in alto).

Duccio di Boninsegna, Morte della Vergine (Dormitio Virginis), 1287-90. Vetri policromi. Dalla Vetrata absidale del Duomo. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.
Duccio di Boninsegna, Assunzione della Vergine, 1287-90. Vetri policromi. Dalla Vetrata absidale del Duomo. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.
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Duccio di Boninsegna, Incoronazione della Vergine, 1287-90. Vetri policromi. Dalla Vetrata absidale del Duomo. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.

Nei due bracci orizzontali della croce sono ospitati i quattro santi protettori della città di Siena, cioè san Bartolomeo e sant’Ansano a sinistra e san Crescenzio e san Savino a destra. Si noti che Bartolomeo era ancora protettore di Siena nel XIII secolo; fu poi sostituito da san Vittore, che infatti ritroviamo nelle due successive Maestà del Duomo di Duccio (1308-11) e Maestà di Palazzo Pubblico di Simone Martini (1313-21).

Duccio di Boninsegna, San Bartolomeo e Sant’Ansano, 1287-90. Vetri policromi. Dalla Vetrata absidale del Duomo. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.
Duccio di Boninsegna, San Crescenzio e San Savino, 1287-90. Vetri policromi. Dalla Vetrata absidale del Duomo. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.

La vetrata si completa con le figure, nei triangoli, dei Quattro evangelisti seduti in trono con i loro simboli (in senso orario, da sinistra: l’aquila per san Giovanni, l’angelo per san Matteo, il leone per san Marco, il bue per san Luca).

Duccio di Boninsegna, San Giovanni, 1287-90. Vetri policromi. Dalla Vetrata absidale del Duomo. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.
Duccio di Boninsegna, San Matteo, 1287-90. Vetri policromi. Dalla Vetrata absidale del Duomo. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.
Duccio di Boninsegna, San Marco, 1287-90. Vetri policromi. Dalla Vetrata absidale del Duomo. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.

 

Duccio di Boninsegna, San Luca, 1287-90. Vetri policromi. Dalla Vetrata absidale del Duomo. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.

La tecnica della vetrata impedì a Duccio di sfruttare al meglio le sue grandi capacità e di eseguire quei minuti dettagli per cui era tanto apprezzato; tuttavia, le sue figure sono ugualmente dotate di grande grazia ed eleganza, le espressioni appaiono tenere e dolci, le pose nobili e pacate. Insomma, la mano del maestro non solo è facilmente riconoscibile ma conferisce a questa vetrata, nel complesso, una qualità artistica davvero straordinaria.

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Duomo di Siena, interno. Sul fondo, nell’abside, si trovava la Vetrata di Duccio (oggi sostituita con una copia).
La Vetrata di Duccio nella sua attuale collocazione. Siena, Museo dell’Opera del Duomo.
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